
La tiroxina (T4) è l’ormone prodotto fisiologicamente dalla tiroide. Il dosaggio tramite prelievo venoso della sua forma libera (FT4) e del TSH ...
Durante la gravidanza possono emergere diversi problemi alla tiroide. Una ghiandola fondamentale per numerose funzioni che se non funziona correttamente può danneggiare sia il feto che la donna.
Si tratta dunque di una ghiandola molto importante, che diventa ancora più cruciale in gravidanza per almeno due ragioni.
Da una parte, spiega la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, gli ormoni tiroidei svolgono un ruolo cruciale sia per la fertilità che per portare a termine una gravidanza normale, ma dall’altra perché le patologie della tiroide sono, dopo il diabete, la problematica endocrinologica più comune in gravidanza.
Tra le principali funzioni della tiroide, spiega l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), c’è la regolazione della respirazione, della temperatura corporea, del battito cardiaco, della crescita corporea e dello sviluppo del sistema nervoso centrale.
Gli ormoni tiroidei, la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3), stimolano quasi tutti i tessuti a produrre proteine andando così a incidere sul metabolismo.
La tiroxina (T4) è l’ormone prodotto fisiologicamente dalla tiroide. Il dosaggio tramite prelievo venoso della sua forma libera (FT4) e del TSH ...
Il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Disease mostra quale ruolo svolgono gli ormoni tiroidei durante la gravidanza. Questi ormoni sono essenziali per il normale sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e durante il primo trimestre il nascituro riceve l’ormone tiroideo attraverso la placenta.
Solo verso la dodicesima settimana di gestazione, infatti, si forma la tiroide del feto, ma solamente intorno alla diciottesima-ventesima settimana riesce a produrre la quantità adeguata di ormone tiroideo.
Le dimensioni della ghiandola tiroidea, riferisce questo studio, in gravidanza aumentano mediamente del 10%, ma possono crescere anche del 20-40% in quei Paesi in cui si ha una carenza di iodio. Questo provoca un aumento di circa il 50% della produzione di ormone tiroideo proprio per soddisfare le necessità del feto.
Oltre a causare problemi di fertilità, i disturbi alla tiroide possono condizionare l’esito della gravidanza. I disturbi tiroidei possono presentarsi prima o durante la gestazione. La gravidanza non modifica i sintomi di questi disturbi ma gli effetti sul feto cambiano a seconda del disturbo (e dei farmaci utilizzati per trattarlo).
I problemi alla tiroide in gravidanza possono essere due:
L’ipertiroidismo è causato prevalentemente dalla malattia di Graves, una patologia autoimmune per la quale degli anticorpi anomali stimolano la produzione dell’ormone tiroideo. Questi anticorpi possono attraversare la placenta andando a stimolare anche la tiroide del feto. Altre cause, ma meno comuni, sono il gozzo multinodulare tossico, l’adenoma tossico e la tiroidite.
Tra le cause di ipertiroidismo in gravidanza ci sono anche i livelli elevati di hCG nella prima parte della gestazione. Questi possono portare a tireotossicosi gestazionale transitoria, una condizione che colpisce dall’1% al 3% delle gestazioni.
L’ipotiroidismo, invece, è causato generalmente dalla tiroidite autoimmune cronica (tiroidite di Hashimoto), una patologia del sistema immunitario per cui si ha una produzione di ormoni tiroidei inferiore a quanto necessario. Altre condizioni che possono causare ipotiroidismo in gravidanza, aggiunge la Società Italiana di Endrocrinologia (SIE), sono un precedente trattamento per ipertiroidismo e la tiroidectomia (come conseguenza di un tumore tiroideo).
L’ipertiroidismo in gravidanza si manifesta con:
L’ipotiroidismo, spiega il Johns Hopkins Medicine, dà:
L’ipertiroidismo può portare a scarsa crescita del feto, preeclampsia, morte in utero, iperemesi gravidica e parto pretermine e un improvviso e grave peggioramento dei sintomi.
Inoltre il trattamento dell’ipertiroidismo può portare a difetti alla nascita, tra cui aplasia cutanea e atresia esofagea. La tiroide iperattiva in un neonato, invece, può portare a scarso aumento di peso, chiusura precoce della fontanella anteriore, battito cardiaco accelerato (che può portare a insufficienza cardiaca) e irritabilità.
Le principali preoccupazioni sull’ipotiroidismo in gravidanza sono per i rischi di un deficit dello sviluppo intellettivo, aborto spontaneo, travaglio pretermine e distacco della placenta.
Uno studio dell’American Family Physician aggiunge anche il rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e aumento della morbilità e mortalità perinatale. Tra le possibili conseguenze anche il ridotto quoziente intellettivo del bambino e il rischio di emorragia post-partum.
Va poi posta attenzione anche alle patologie della tiroide dopo il parto. La tiroidite postpartum è una condizione che interessa circa 1 donna su 20 nel primo anno dopo la nascita del bambino.
Questi disturbi sono più comuni nelle donne con diabete di tipo 1, gozzo, tiroidite di Hashimoto e familiarità con malattie della tiroide provocate da una reazione autoimmune. In questi casi si può andare incontro a irritabilità, difficoltà a dormire, battito cardiaco accelerato, stanchezza e difficoltà a gestire il caldo.
Se si presentano i sintomi sono generalmente lievi tanto che il più delle volte non è necessario ricorrere a un trattamento.
L’allattamento al seno durante il trattamento delle patologie della tiroide postpartum resta comunque sicuro e raccomandato.
Il trattamento dell’ipotiroidismo si basa sulla sostituzione dell’ormone tiroideo. L’obiettivo è quello di mantenere i livelli adeguati in quanto è stato ampiamente dimostrato che un ipotiroidismo non trattato ha gravi conseguenze sulla salute materna e fetale.
Nel caso dell’ipertiroidismo l’obiettivo è quello di mantenere un lieve ipertiroidismo materno, evitando l’ipotiroidismo fetale. Per farlo si ricorre, a seconda della causa sottostante, ai farmaci antitiroidei o ai betabloccanti. Solo raramente si ricorrere alla tiroidectomia, l’intervento di rimozione totale o parziale della tiroide che viene eseguito solitamente nel secondo trimestre di gravidanza.
L’attenzione sulla funzionalità della tiroide va posta già da prima di iniziare una gravidanza. In presenza di una familiarità di problemi alla tiroide o altre malattie autoimmuni, o se si sperimentano sintomi riconducibili all’ipotiroidismo o all’ipertiroidismo, è doveroso informare tempestivamente il proprio ginecologo per gli approfondimenti diagnostici del caso.
A oggi il dosaggio degli ormoni tiroidei non è tra quelli previsti di routine negli esami per la gravidanza e vi si ricorre solamente se si sospetta di avere un disturbo della tiroide.
In caso di problemi alla tiroide in gravidanza, è fondamentale effettuare i relativi controlli e seguire la terapia indicata dal medico. Tramite l’apposita terapia farmacologica, è possibile portare a termine la gravidanza senza rischi o ripercussioni sia per il feto che per la gestante.
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