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Anche se le mie gravidanze sono state pianificate e cercate, ci sono alcune cose che avrei voluto fare prima di avere dei figli. E che invece sono ancora lì, chiuse in un cassetto. E le vostre quali sono?
Sono diventata madre per scelta e dopo i 30 anni (anche i 31, per la verità!). È stata una decisione abbastanza consapevole, preceduta da una serie di cose che tenevo a fare “prima di avere bambini” (tra questi: adottare un gatto, ristrutturare il box auto, fare un viaggio in Scozia e andare a vedere una partita di NBA a New York).
Restano comunque, alcune cose che avrei voluto fare prima di diventare mamma eppure, per una ragione o per un’altra, sono rimaste lì ad aspettare. E voi? Cosa avete lasciato in sospeso e contate di recuperare al più presto?
Viaggiare è la mia passione più grande, e avere dei figli non mi ha certo impedito di continuare ad andarmene in giro (anzi: se possibile, la mia voglia di scoprire il mondo è anche aumentata da quando sono madre). Però mi rendo conto che alcune esperienze sono decisamente più complicate da vivere in quattro, soprattutto per l’impegno economico che comportano.
E così, temo che per il momento dovrò mettere in un cassetto il desiderio di un viaggio in Oceania. Temporaneamente, intendiamoci, perché nella vita “mai dire mai”.
Me l’ero ripromesso solennemente prima che venisse al mondo il primo dei miei figli. Una specie di addio al nubilato versione maternità: il congedo dalle notti ininterrotte e dai risvegli tardi e dolci. Poi, complice una certa insonnia durante la gestazione, non sono riuscita a tenere fede al mio proposito.
In compenso, posso testimoniare che la storia che “il sonno non torna mai più quello di un tempo” non è sempre così vera, evidentemente. Perché la sottoscritta, da quando i suoi figli hanno smesso di svegliarsi regolarmente, ha ricominciato a crollare pesantissimamente tra le braccia di Morfeo.
Ora mi svegliano solo le proverbiali cannonate, proprio come quando avevo vent’anni. Fortuna che il papà, almeno, ha il sonno leggero.
Imparare ad immergermi è un desiderio che cullo da anni, per non dire da qualche decennio. Per ragioni diverse (prima la disponibilità economica, poi di tempo etc) mi sono sempre trovata a rimandare, fino ad arrivare al fatidico lustro passato tra gravidanze, postumi dei due cesarei e lunghi allattamenti.
Adesso sono di nuovo nella condizione fisica in cui mi sarebbe possibile fare il tanto agognato corso di subacquea, e probabilmente non sarebbe così difficile riuscire a trovare le risorse e il tempo necessari.
Ma qualche remora mi ferma: la maternità mi ha reso, se non proprio ansiosa, più consapevole di certe criticità e dei potenziali rischi di determinate situazioni. Attualmente mi dico che aspetterò ancora qualche anno, per potermi poi immergere, se lo vorranno, insieme ai miei figli. Ma non è escluso che il richiamo degli abissi si faccia sentire con prepotenza anche prima di allora!
Da ragazzina non avevo voglia di litigare con i miei genitori, da studentessa universitaria fuori sede (e poi da stagista) non avevo soldi da investire, da trentenne mi sembrava una scelta troppo “mainstream”, e da mamma in attesa o in allattamento non potevo farmelo fare.
E così, per una ragione o per un’altra, sono arrivata alla mia seconda maternità (e a quasi 40 anni di vita) con la pelle ancora completamente immacolata. Rughe, cicatrici e smagliature a parte, ovviamente! Ma credo che da questo punto di vista recupererò al più presto, perché sento che i tempi sono maturi per il mio primo tatuaggio.
Convivo con i miei occhiali da miope fin da quando andavo in quinta elementare. Si può dire che io non abbia memoria della mia vita senza le lenti (eventualmente anche a contatto), ma a un certo punto della mia vita, prima di avere Davide e Flavia, avevo pensato di sottopormi all’intervento per correggere definitivamente la mia miopia.
Poi non ho fatto in tempo, perché sono rimasta incinta e successivamente ho passato quattro anni tra gravidanze e allattamenti. Ma è stato un bene, col senno di poi: mi sono resa conto che mi sento più a mio agio con il mio piccolo “scudo” di vetro e celluloide sempre sul naso.
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