
Quando aspetti un bambino ti dicono tante cose, a volte anche inutili o controproducenti. Eppure, ci sono almeno 6 cose che avrei voluto sapere pri...
Anche le mamme meno ansiose covano più o meno segretamente qualche paura, legata per esempio alla salute dei figli, al loro avvenire o al rapporto stesso con i genitori. Ecco le mie, confessabili, paure di mamma.
Non molto ansiosa sulle questioni pratiche, ma dotata di un clamoroso eccesso di empatia. È così che mi considero, come madre e come individuo. Ed è per questo che, se da una parte non mi preoccupo affatto per cose come l’igiene, i pasti da tre portate e la canottiera, dall’altra riesco letteralmente a tormentarmi con una serie di paure con le quali mi confronto di continuo da quando sono nati i miei figli.
Di norma, come ho detto, non sono una madre paranoica per quanto riguarda la salute dei miei figli. Non ho l’abitudine di scandagliare Mr Google per interpretare i sintomi, non dipingo nella mia testa scenari catastrofici al primo mal di testa. Non vesto troppo i miei figli, non chiedo loro di aspettare per fare il bagno dopo mangiato. Non ho neanche fatto gli esami diagnostici su base probabilistica quando ero incinta.
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Ma ho sviluppato negli anni una certa ossessione per la polmonite. Non so bene da cosa dipenda, forse c’entra in qualche modo la corsa in pronto soccorso con Flavia neonata in deficit di ossigeno per un principio di bronchiolite. Oppure i ricoveri di figli di amici e conoscenti. O forse qualche precedente relativo a una mia vita passata, chissà. Ma la polmonite, tapina me, è decisamente il mio principale spauracchio in fatto di salute, e mi richiede una dose molto generosa di autocontrollo per non andare nel pallone al primo colpo di tosse.
Come gestisco la paura? Facendo cose di dubbio rilievo medico e di relativa razionalità, come contare le respirazioni di Davide e Flavia e verificare che la pelle del loro torace non affondi tra le costole. E scappo a farli auscultare dal pediatra quando l’istinto fa attivare forte il mio allarme interiore.
L’idea che i miei figli possano essere oggetto di bullismo è davvero intollerabile, ma lo è ancora di più il pensiero che siano loro a poter infierire su dei coetanei più vulnerabili. Il difficile sta nel non diventare una di quelle mamme iperprotettive, nel fare in modo che loro siano cauti ma non diffidenti.
E naturalmente nel riuscire a mia volta a fidarmi di loro senza essere cieca o troppo parziale. Provo a esorcizzare la paura del male con l’esempio. A testimoniare loro l’inclusione, il rispetto, la tolleranza. E, dall’altro lato, a insegnare loro a ridere di sé, e a disinnescare le offese e le ferite degli altri con l’autoironia e la resilienza. Solo il tempo mi dirà se avrò avuto ragione, speriamo bene.
Se penso al futuro dei miei figli, non riesco sinceramente ad avere delle aspettative su di loro. Non li immagino affermati sul lavoro, di successo, abbienti. Non li immagino sportivi, viaggiatori, artisti. Non desidero per loro alcun tipo di carriera o di avvenire particolare. Non li immagino neanche genitori. So di essere del tutto onesta quando dico che davvero non mi aspetto da loro nulla di particolare, non ho proiezioni né ambizioni di sorta.
Ma il pensiero che possano diventare degli adulti infelici mi tormenta. L’idea di non riuscire a dare loro gli strumenti per crescere come individui risolti e realizzati. L’idea di non essere capace di insegnare ai miei figli a perseguire la propria felicità mi spaventa come poche altre cose nella vita. Mi consolo dicendomi che, in coscienza, faccio ogni giorno del mio meglio perché Davide e Flavia si sentano amati, accettati per ciò che sono, incoraggiati all’empatia e alla consapevolezza. Speriamo che basti, speriamo sempre.
Questa è forse la paura più grande che provo nel pensare ai miei figli, e in particolare al mio rapporto con loro. Il timore che possano, a un certo punto del nostro cammino comune, decidere che non merito più il loro amore. Non sono mai stata convinta che il legame di sangue costituisca in automatico una ragione sufficiente per amare qualcuno. Che “la mamma è sempre la mamma”, oltre tutto e nonostante tutto. Io credo invece di dovermelo meritare ogni giorno, l’amore dei miei figli. E di dovermi meritare la loro stima.
E se adesso che sono piccoli questo è così facile, se loro sono talmente innocenti da perdonarmi ogni sbaglio e da non vedere i miei limiti, da accettarmi anche se imperfetta, so bene che le cose non andranno così per sempre. Che verrà il giorno in cui i miei difetti e le mie mancanze saranno l’unica cosa evidente ai loro occhi, e quello in cui loro avranno coscienza della portata e delle conseguenze degli inevitabili sbagli che avrò commesso come madre.
Anche in questo caso, la certezza della mia totale buona fede è il solo antidoto possibile alla paura. Se c’è una cosa di cui sono mai stata sicura in vita mia, questa è l’amore per i miei figli, e l’impegno con cui li sto crescendo.
Se sarà abbastanza per avere il loro eterno amore, adesso non posso saperlo. Ma me lo auguro con tutto il mio cuore.
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