
La nostra intervista alla scrittrice Daniela Farnese sulla maternità e l'educazione dei figli, che non può prescindere, spiega Daniela, dal confr...
Forse è questo il momento storico in cui è diventato più necessario che mai parlare di valori con i nostri figli, e soprattutto mostrare loro un esempio credibile e coerente.
Siamo in qualche modo dei pionieri, noi genitori di oggi. I primi a crescere dei figli in un contesto per la prima volta molto diverso, dal punto di vista del sistema di valori e principi socialmente condividisi, rispetto a quello in cui sono cresciute numerose generazioni precedenti, inclusa la nostra.
Per questo ci tocca uno sforzo collettivo di creatività e responsabilità, per riportare sulla cresta dell’onda temi e istanze che sono finiti forse un po’ in secondo piano negli ultimi lustri. Per tornare a parlare con i nostri figli, ma soprattutto mostrare loro un esempio credibile e coerente in tema di valori è cruciale non solo per il futuro personale di ciascuno di loro, ma per l’avvenire di una intera generazione (e di quelle che verranno).
Personalmente, trovo che educare all’empatia sia il primo passo per crescere individui che sapranno, da adulti, stare in società.
Piuttosto che inculcare solo competizione e culto della “performance”, che rischiano secondo me di generare frustrazione, insicurezza e invidia (altra cosa è invece il valore dell’ambizione e della consapevolezza dei propri mezzi), credo che paghi molto di più abituare i bambini a immedesimarsi nell’altro, a riconoscere e avversare le ingiustizie anche quando non sono loro a patirle in prima persona, a essere solidali e attenti anche ai bisogni altrui.
La diversità rappresenta una forma di ricchezza inestimabile, per i bambini e non solo. Farne esperienza permette di vivere con maggiore intensità, di imparare senza sforzi, di ampliare i propri orizzonti mentali ed emotivi.
Non occorre fare sforzi straordinari per educare i più piccoli al valore della diversità: i bambini non posseggono sovrastrutture psicologiche e culturali e, se non diversamente condizionati, si approcciano alla diversità in maniera del tutto spontanea e positiva, senza remore né diffidenze. Basta, come (quasi) sempre, il buon esempio nel quotidiano.
La nostra intervista alla scrittrice Daniela Farnese sulla maternità e l'educazione dei figli, che non può prescindere, spiega Daniela, dal confr...
È uno dei rischi del benessere e delle opportunità di cui, per fortuna, dispongono mediamente i nostri figli: perdere di vista l’essenziale, finire annegati nei falsi bisogni, credere che la felicità e la soddisfazione passino necessariamente attraverso le cose materiali. Oppure convincersi che solo attraverso esperienze insolite e “sensazionali” ci si possa davvero emozionare: il viaggio più esotico, l’avventura più adrenalinica, la festa più cool.
Rischi che conosce bene anche la nostra generazione, e dai quali ci possiamo forse difendere meglio recuperando il più possibile il contatto con la natura e cercando in tutti i modi di passare tempo di qualità insieme alla nostra famiglia, come insegna la filosofia nordica dell’hygge.
Mai come in questo momento storico, il valore dell’autenticità e della verità mi sembra minacciato dalle testimonianze parziali e patinate che tutti, chi più chi meno, lasciamo sui nostri profili social. Mostrare i propri limiti, le fragilità, le debolezze umane e le “crepe” che sono fisiologicamente presenti in qualsiasi esistenza è diventato sconveniente, impopolare, quasi fastidioso.
Sembra d’obbligo mostrarsi sempre felici, alla moda (o forse “omologati” a un determinato standard), smaglianti e popolari. Ma questo, gettata la maschera, finisce col farci sentire tutti più inadeguati, più soli, più insoddisfatti. Meglio, allora, provare a insegnare ai bambini il bello di essere se stessi e di non vergognarsene. Di non sentirsi smarriti di fronte ai momenti negativi, alle emozioni cupe, alle proprie paure e agli inevitabili fallimenti.
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È forse la questione più importante, quando si parla di educare i bambini ai valori. Mostrare loro la centralità del rispetto. Rispetto dei più deboli, rispetto di chi la pensa diversamente da loro, rispetto della dignità altrui e degli altrui diritti (a cominciare da quelli delle donne!), rispetto dell’ambiente e degli animali. Una generazione di esseri umani più empatici e rispettosi non potrà che rendere il mondo migliore di quello che abbiamo ereditato noi.
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