
Se non hai allattato, per scelta o tuo malgrado, avrai ricevuto occhiate, commenti non richiesti e giudizi negativi. Come capitava a me quando atta...
La madre che volevo essere è molto diversa da quella che sono. Meno perfetta, più fallibile, ma anche più vera, più normale e probabilmente più felice.
La mamma che volevo essere era una mamma molto diversa da quella che sono diventata. Era la versione di madre che nella mia testa “avrei dovuto essere“. Quella giusta, quella adeguata, quella che agisce in nome di un progetto educativo solido e indiscutibile.
Non è stato facile rinunciare a lei, lasciarla andare in favore della madre che ero e che sono, della sola che in realtà sarei mai potuta diventare. Se potessi, alla mamma che volevo essere e che non immaginava tutte le prime volte che avrebbe dovuto affrontare, oggi direi un sacco di cose.
È la prima cosa che direi oggi alla mamma che volevo essere, nonché la più importante, è che non tutto dipende da quello che una madre fa e dice (o non fa o non dice). Adesso che ho due figli, tirati su con lo stesso amore e gli stessi crismi, ma per certi versi tanto diversi tra loro, so che le scelte educative sono molto importanti, ma non determinano ogni aspetto della personalità di un bambino.
Se un figlio è più o meno sensibile, se è timido e insicuro, se è “tranquillo” o molto vivace dipende soprattutto dalla sua personale natura. E se un neonato dorme da subito tutta la notte, semplicemente, si tratta di fortuna.
Se c’è una cosa di cui mi sentivo certa prima di diventare madre è che i miei figli non avrebbero mai dormito nel lettone. Che sarebbero stati in braccio il meno possibile, che sarebbero stati allattati per i canonici sei mesi, che sarebbero stati abituati fin da subito a stare nella sdraietta o sul tappeto.
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In realtà le cose sono andate molto diversamente, perché Davide e Flavia hanno mostrato da sempre una grande necessità di contatto pelle a pelle e calore fisico. Io ho deciso di assecondare questo loro bisogno, ma prima di “concedere” a loro e a me questa possibilità ho dovuto combattere una fortissima resistenza interna. Ero convinta che tenerli in braccio o in fascia, addormentarli al seno, dividere il letto con loro sarebbe significato viziarli. Adesso so bene che non è così. Che sono altre le concessioni – quelle che indulgono al consumismo, in primis – dannose e deleterie dal punto di vista educativo.
Questo devo dirlo, in realtà, anche alla madre che sono oggi. L’insicurezza e la convinzione di essere inadeguata al ruolo di genitore mi porta spesso a dubitare del fatto che, man mano che crescono, i miei figli possano continuare a volermi bene. Prima che nascessero, ero davvero allarmata dalla prospettiva di perdere il loro amore a causa delle mie mancanze e dei miei sbagli.
Adesso so bene che i figli sentono l’amore che ti anima. Perdonano gli errori in buona fede, ti accettano coi limiti inevitabili della tua umanità. Non serve essere perfetta per essere una buona madre.
Fatte salve certe questioni specialistiche – mediche, in primis, oppure didattiche una volta che subentra la scuola – impara a fidarti del tuo istinto. Lo direi a voce ben alta, alla madre che volevo essere. Perché i libri, i manuali, le persone “più navigate” sono utili, ma ogni famiglia è un universo irripetibile, e il cuore spesso conosce la strada migliore.
La madre che volevo essere è cresciuta negli anni ’80, quando l’educazione era un processo a senso unico, impartito dall’alto con più autorità che autorevolezza. E io, oggi, vorrei dirle che educare un figlio è invece un processo condiviso, in cui si impara insieme, in cui insieme si sbaglia e si aggiusta il tiro, sempre nel rispetto dei ruoli e delle regole fondamentali.
Urlare, punire, sbraitare e minacciare non rende un genitore più autorevole agli occhi del figlio. Semmai, anzi, lo trasforma in una figura meno credibile e affidabile.
Non dare consigli non richiesti, non paragonarti a loro, non discutere le loro scelte. Nessuno conosce la situazione reale di una famiglia, il suo vissuto, la sua condizione culturale, economica, affettiva. Nessuno può sindacare (fatta ovviamente eccezione per le situazioni di abuso) le decisioni di un altro genitore, e anche un consiglio dato in buona fede può mandare in crisi una mamma, può ferirla, può mortificarla.
Ma a volte, purtroppo, invece di supportarsi a vicenda, le madri finiscono con l’essere nemiche tra loro. Allora lo ignoravo, adesso l’ho imparato sulla mia stessa pelle.
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