
Un video documentario racconta, attraverso le storie di 6 neomamme, il percorso di scoperta e accettazione di un corpo "nuovo" dopo la gravidanza.
Il racconto di Gaia, diventata mamma a 18 anni: ogni anno in Italia sono circa 6mila le ragazze giovanissime che mettono al mondo un figlio.
Senti parlare di mamme giovanissime, le immagini con il pancione sui banchi e ti viene subito in mente quella canzone di Venditti. O forse pensi a uno qualsiasi dei reality dedicati ai gruppi di adolescenti incinte. Perché, se si alza costantemente l’età media a cui le donne hanno il primo figlio (nel 2017 a 31,9 anni, nel 2016 era a 31,8) secondo i dati Istat le gravidanze sotto i 19 anni sono l’1,28% del totale, circa 6mila all’anno.
Ci sono i numeri, ci sono le storie: come quella di Gaia, 19 anni e un figlio di 9 mesi, Jamal. Gaia ci ha raccontato la sua esperienza per andare oltre lo stereotipo della “baby mamma” che rinuncia a sé, alla scuola e al lavoro per accudire un figlio arrivato molto presto.
“Sono rimasta incinta a 17 anni. È stata una sorpresa. Quando ho fatto il test di gravidanza avevo già deciso di tenere il bambino anche se ero molto spaventata. A giorni avrei iniziato la quinta superiore, avevo molte preoccupazioni. Ma non ho mai pensato di abortire o di darlo in adozione. Il mio compagno, più grande di me, è stato da subito molto felice”.
Per una ragazza così giovane l’arrivo di un figlio significa anche confrontarsi con la propria famiglia: “Mia mamma inizialmente era spaventata, mi diceva che sarebbe stato un impegno molto grande. Però non ha mai cercato di spingermi altrove, mi ha sempre appoggiata. Anche il suo compagno era molto contento all’idea di diventare nonno ancora giovane, per non parlare del mio fratellino che ha 9 anni: ha subito iniziato a dire a tutti che sarebbe diventato zio, era molto felice“.
C’è la famiglia, ma per una ragazza giovane c’è anche la scuola: “Frequentavo il liceo umanistico, eravamo in gran parte femmine. La notizia non ha creato particolare scompiglio a scuola, essendo così tante donne capita almeno una volta all’anno che qualcuna sia incinta. I professori erano sereni, mi sono venuti incontro. Le mie compagne di classe erano felici, mi sono state vicine. Qualche difficoltà l’ho avuta invece con gli estranei: vivevo con i miei in una località di montagna, i nostri vicini giudicavano molto. Quando passeggiavo con il pancione mi guardavano male, ma lasciavo che i loro sguardi mi cadessero addosso. Avevo l’appoggio delle persone a cui tengo, ed era abbastanza“.
Gaia spiega aver trovato, nella gravidanza, una nuova motivazione: “In quarta superiore non volevo quasi più andare a scuola. Jamal mi ha dato la spinta per impegnarmi al massimo. Ho saltato pochissimi giorni di lezione, studiavo più di prima e ho frequentato fino a poco prima del parto, ad aprile: avevo 18 anni. Per le altre mamme è diverso, quando nasce il bambino possono vivere la maternità rimanendo a casa, per me invece è stato diverso perché avevo la maturità. Ho iniziato subito a studiare, dei primi mesi di Jamal ho pochi ricordi perché stava molto con il papà. Io ero china sulla scrivania immersa nei libri perché ci tenevo, non volevo essere lo stereotipo della ragazza che rimane incinta, molla la scuola e pesa sui genitori. Volevo e voglio realizzare qualcosa di mio, finire la scuola è stato anche un modo per ribadire che Jamal per me non era stato un errore, anzi“.
Dopo la scuola il lavoro estivo (“A luglio stavo già aiutando la mia famiglia, che gestisce una ludoteca. Tutti i bimbi erano innamorati di Jamal, è stato bello”) e dopo il lavoro la ricerca di un percorso professionale: “Non voglio pesare su nessuno, voglio essere autonoma. Sto studiando per la patente, voglio costruirmi un futuro di indipendenza“.
“Prima di avere Jamal – racconta Gaia – avevo problemi di peso, ero molto magra. Non mi volevo bene, non mi piacevo. Con lui ho fatto un enorme passo avanti, ho amato il mio corpo quando ero incinta e sono riuscita ad accettarmi, prima per proteggere il mio bambino e adesso per nutrirlo. Mi sento bene e accetto le mie curve. E il mio corpo ha reagito bene: durante la gravidanza non ho sofferto di disturbi, ho mantenuto elasticità e anche il fatto che facessi yoga mi è stato d’aiuto. Il parto è stato invece particolarmente lungo e doloroso, anche perché sono magra ma Jamal era piuttosto grande. Tutti mi dicevano che mi sarei dimenticata del dolore ma non è vero: dopo 9 mesi me lo ricordo ancora benissimo. Però lo rifarei ancora, senza dubbio. Anche la ripresa del post-partum è stata rapida, e ho recuperato la forma senza fatica”.
Un video documentario racconta, attraverso le storie di 6 neomamme, il percorso di scoperta e accettazione di un corpo "nuovo" dopo la gravidanza.
Essere una mamma giovane significa anche affrontare la maternità in modo diverso, per Gaia: “Ho una leggerezza che forse una mamma più grande non riesce ad avere, le mamme che conosco hanno più timori e cercano un maggiore controllo, io mi sento più libera da questo punto di vista, ho un approccio che mi permette di vivere una maternità serena, complice e senza l’apprensività tipica di molte mamme. Ho molte energie, svegliarmi di notte non mi pesa così tanto, forse perché trovo più semplice adattarmi a nuovi ritmi.
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Anche le dinamiche della coppia sono cambiate, spiega la giovane mamma: “Siamo migliorati molto perché abbiamo una maturità diversa. Prima si litigava per le feste o gli amici, sono pensieri completamente cancellati dalla nostra testa. Andiamo più d’accordo anche se rimangono degli alti e bassi nella relazione perché la convivenza è più difficile del vivere in case diverse, come prima. Ma con Jamal ci divertiamo molto“.
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