
Il caso dei bambini che non mangiano abbastanza, almeno secondo il parere dei genitori, analizzato dal punto di vista del pediatra.
Anche la mamma meno ansiosa vive spesso con una o più preoccupazioni inutili e del tutto irrazionali. Ecco le più diffuse.
Il mito della mamma chioccia, preda dell’ansia, delle preoccupazioni continue e dell’apprensione immotivata, sta per fortuna vacillando sempre più grazie alle nuove generazioni di genitrici, che a torto o a ragione si considerano più “smart”, più disinvolte e “leggere” di chi le ha precedute.
Nonostante questo, però, rimangono delle circostanze in cui la maggior parte delle madri – specie, mi sembra di poter dire, quelle italiane – deve fronteggiare una preoccupazione istintiva e incontenibile. E spesso, questo è il punto, del tutto inutile. Non ci credete? Ecco un elenco, non esaustivo, delle preoccupazioni inutili a cui ogni tanto noi mamme non sappiamo resistere.
Dev’essere un gene latente che si attiva con la maternità. O forse è il trauma che ci inculcano all’inizio le varie parenti e vicine di casa sempre pronte a insinuare che il latte “non sia sufficiente” per il neonato. L’idea che nostro figlio patisca la fame alligna da qualche parte dentro il nostro subconscio, anche se è una probabilità, per nostra fortuna, quanto mai lontana nell’Italia del 2018. E dire che dovremmo, piuttosto, preoccuparci che i nostri figli non finiscano col mangiare troppo.
Il caso dei bambini che non mangiano abbastanza, almeno secondo il parere dei genitori, analizzato dal punto di vista del pediatra.
Questa per me è più difficile da spiegare. Non so perché, tra le madri (specie quelle italiche) persista la convinzione che il vento possa far ammalare i bambini. E via di cappelli, paraorecchie, sciarpe e scaldacolli, anche se fuori ci sono 27 gradi e impazza lo scirocco. Perché “c’è vento, ti puoi ammalare”.
Possono farti leggere quindici trattati medici e centodiciotto articoli scientifici. Possono portarti a testimonianza la sopravvivenza di milioni di bambini stranieri, che non sono mai stati obbligati ad aspettare per fare il bagno dopo mangiato, eppure scoppiano tutti di salute. Ma se tu sei una mamma cresciuta negli anni ’80 continuerai ad avere paura, pensando che il bagno dopo pranzo – anche se nell’acqua calda, anche se il pasto era solo uno spuntino leggero – sia pericoloso al pari di un duello con Voldemort.
Da qualche parte, nella nostra formazione inconsapevole alla genitorialità, deve esserci scritto che un neonato, al termine della poppata, deve necessariamente fare il ruttino. Punto. Ho visto genitori alternarsi a passeggiare per due ore di fila con la creatura in braccio, fino illudersi di aver sentito finalmente la magica eruttazione. Il fatto è che alcuni bambini non hanno questa esigenza digestiva, per così dire, ma crescono belli e sani lo stesso. Pure senza ruttino.
Conosco mamme (e nonne) che girano con un vero e proprio arsenale chimico dentro la borsa. Unico obiettivo: pulire, disinfettare, sterilizzare. Igienizzare tutto quello che viene a contatto con il pupo, i posti dove si siede, dove gioca, dove cammina. E il pupo stesso, naturalmente. Non c’è una ragione sensata, per questa idiosincrasia nei confronti della sporcizia. È un fatto generico, irrazionale, privo di reali fondamenti concreti: non si sa bene quali misteriose patologie potrebbero venire al pargolo a causa “della sporcizia”, ma questo fantasma resta uno dei più duri a morire.
Last but not least, la regina delle preoccupazioni a cui noi mamme non sappiamo resistere. Il non plus ultra dell’apprensione mammesca evitabile ma irresistibile: la canottiera, declinata nella versione “body” finché i figli sono piccolissimi. Assorbe il sudore, protegge dagli sbalzi termici, previene i malanni e libera dal male. Viene da pensare che Giovanna d’Arco, invece della sua cotta di maglia, avrebbe fatto meglio a indossare una canottiera in caldo cotone. Magari si sarebbe salvata finanche dal rogo.
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