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Essere mamme significa dover sostenere una pressione immensa ed essere sottoposte a costanti giudizi sommari e commenti inopportuni: la lista è lunga, ma ecco 5 cose su cui le mamme sono sempre giudicate.
Gli esami non finiscono mai, soprattutto per le mamme. Essere madri (e padri, anche se forse in misura minore) equivale a essere sottoposti a una pressione sociale enorme e a un costante giudizio sul proprio operato, sulle proprie scelte e ovviamente sui propri figli.
Come se tutto quello che un bambino fa o non fa dipenda dalle azioni e omissioni della sua genitrice. L’elenco sarebbe potenzialmente senza fine, ma ecco una emblematica lista delle 5 cose su cui noi mamme veniamo sempre giudicate.
“Se sei madre, ti tirano le pietre”, potrei dire parafrasando la vecchia canzone. Si comincia con i chili e le forme del proprio corpo da mamma: se torni magrissima subito dopo il parto, le persone ti giudicano (“pensa a fare la dieta invece di occuparsi di suo figlio!”), se resti un po’ più morbida fanno altrettanto (“ha preso troppi chili e ora si sta lasciando andare”).
In sostanza, alcune persone troveranno in ogni caso un motivo per criticarti e per dirti che il tuo corpo non va bene. E anche a distanza di tempo è probabile che tu venga bollata come “frivola” o “sciatta” a seconda di come gli altri giudicano il tuo aspetto.
Peccato che l’unica cosa che conta, ovviamente, è che tu ti senta bene dopo la gravidanza e il parto, e che riesca a recuperare al meglio il tuo benessere fisico e psicologico.
Niente scatena i consigli non richiesti e i giudizi sommari sulle neomamme come l’alimentazione del neonato. “Lo allatti tu?” è la domanda che probabilmente ogni donna fresca di parto si è sentita fare più spesso, come se fosse normale, opportuno o sensato informarsi sulle abitudini alimentari di un altro individuo, fosse anche un bambino di poche settimane.
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Poco importa se quella di non allattare sia stata una scelta consapevole e ben ponderata (e quindi da rispettare senza se e senza ma) o magari una situazione vissuta con frustrazione e rimpianto (e quindi da accogliere con altrettanta empatia e delicatezza): molte persone trovano irresistibile fare commenti inopportuni e giudicanti sull’allattamento.
La cosa più grottesca e paradossale è che nel giro di qualche mese la domanda invadente si trasforma in un antitetico “Ma come, lo allatti ancora?”, lasciando intendere che una madre che allatta al seno per più dei canonici sei o dodici mesi sia tanto degenere quanto quella che non lo ha proprio fatto.
Il posto in cui dorme il bambino è un’altra questione che solletica in modo irresistibile la voglia di giudicare degli sconosciuti (e non solo la loro, purtroppo).
Se dormi col bambino, lo stai viziando in maniera irredimibile e ti stai condannando a tenerlo nel lettone almeno fino alla maggiore età; se lo metti subito in cameretta, sei un mostro senza cuore che si ritroverà a finanziare le sedute di psicoanalisi di suo figlio.
Se lo addormenti cullandolo o allattandolo stai contribuendo a fare del tuo bambino uno smidollato dipendente e debole. Se lasci che prenda sonno da solo nella sua culla, sei meritevole di una segnalazione ai servizi sociali. In pratica non esiste un’opzione che ti consenta di evitare l’accusa di non essere una mamma “perfetta” in fatto di nanna e dintorni.
La cosa più indigesta, per quanto mi riguarda, è che spesso a giudicare le mamme su quanto e come lavorano sono proprio le altre donne, magari a loro volta madri alle prese con la conciliazione tra professione e famiglia.
Non esiste, anche in questo caso, una categoria esente da critiche distruttive e giudizi lapidari: se non lavori sei “una mantenuta”, un esempio poco edificante per i tuoi figli, una che ha costantemente tempo da perdere.
Se invece hai un lavoro a tempo pieno, evidentemente sei una cattiva madre, che trascura i suoi figli in nome della carriera e che non ha davvero a cuore la famiglia.
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Se invece, come la sottoscritta, ti ritrovi nel limbo della libera professione (o magari hai un lavoro part time), finirai con l’attirarti addosso qualche invidia, nonché il marchio di “privilegiata” che non ha il diritto di dichiararsi stanca né di lamentarsi della difficoltà di far quadrare tutto ogni santo giorno.
Che sia “trascurata” o “troppo in ordine”, che sia gestita in totale autonomia o con l’aiuto di personale a pagamento, la casa è un’altra delle cose su cui le mamme vengono sempre giudicate e tacciate di essere rispettivamente sciatte o “perfettine”, lavative o paranoiche.
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