
Dal lavoro condotto dalla pedagogista, educatrice e medica Maria Montessori, ecco i "segreti" di uno dei metodi educativi e pedagogici più diffusi...
Piangono, strillano, si impuntano e diventano irritabili; cosa succede nella testa (e nel cuore) dei bambini che li porta a fare i capricci? Scopriamo il vocabolario di questo particolare linguaggio, come decifrarlo e come resistere senza peggiorare le cose.
Che si tratti dell’acquisto di un giocattolo, del non voler mettere in ordine la propria camera, del non spegnere la TV o del non voler andare a dormire (tanto per fare alcuni esempi), la gestione dei capricci dei bambini di tutte le età può rivelarsi molto difficile e superiore alle possibilità dei genitori.
Vogliamo quindi comprendere cosa si nasconde dietro a questi capricci in modo da aiutare i genitori e i loro bambini, prevenendo tensioni e comportamenti che potrebbero radicarsi e creare problemi molto più gravi. Parlare di capricci nei bambini, inoltre, significa contrapporre scuole educative differenti: quella per cui andrebbero corretti e quella che, invece, vorrebbe ascoltarli. È quindi una differente prospettiva che spesso può far scontrare genitori e nonni che potrebbero lamentare che i bambini vengono viziati se non rimproverati quando fanno i capricci.
Cerchiamo quindi di capire cosa sono questi comportamenti anomali da parte dei bambini e come gestirli in maniera sana e positiva per tutta la famiglia.
Cos’è un capriccio? Un contributo utile alla comprensione di questa realtà può avvenire dalla definizione della parola. Per capriccio si intende una “voglia improvvisa e bizzarra, spesso ostinata”. Possiamo quindi individuare nella stravaganza e nell’apparente assurdità la caratteristica principale dei capricci dei bambini. ma questa stravaganza è negli occhi dei bambini o dei genitori?
Non vogliamo certo dire che il capriccio è un’invenzione dei genitori, ma che per capirne il senso e la ragione può essere utile cambiare prospettiva. I bambini, specialmente quelli piccoli, non hanno vizi e quei comportamenti che consideriamo capricci sono spesso il risultato di un’incapacità di comunicare ed esprimere i propri bisogni. Questa è frutto anche del continuo sviluppo neurologico del cervello e delle sue funzioni, non solamente del carattere e delle inclinazioni di ciascun bambino.
Così come il neonato piange quando nel sonno perde il ciuccio così il bambino più grande ha una reazione apparentemente esagerata a qualcosa che per lui, invece, è fondamentale. I capricci iniziano a svilupparsi non da subito, ma indicativamente verso i due anni (a volte anche prima) ovvero quando i bambini iniziano a sviluppare una propria identità. Aumenta non solo la comprensione degli stimoli di ciò che li circonda, ma anche della propria personalità e identità. I bambini iniziano quindi a comunicare il loro desiderio di indipendenza e di fare ciò che gli piace e ciò che reputa indispensabile. Il tutto contestualizzato in una capacità espressiva e di comprensione di molte dinamiche ancora imperfetta.
Per esempio, i bambini piccoli non hanno chiaro il concetto delle sequenze temporali (prima e dopo); rassicurarlo che quel gioco, quel dolce, quell’attività lo ritroveranno “dopo” significa una sola cosa: toglierglielo nell’unico momento che conta: adesso.
È chiaro quindi che il bambino reagisce come sa fare, non riuscendo ancora a modulare i comportamenti in base alle priorità e alle cose importanti della vita (quanti adulti, tanto per dirne una, sono in grado di farlo?). La privazione o il torto percepito portano il bambino a piangere, diventare irrequieto, impuntarsi, dire solamente “no” e non avere una forma di comunicazione costruttiva.
Possiamo dire che i capricci non sono una colpa dei bambini, ma neanche dei genitori. Se abbiamo assolto i più piccoli perché incapaci di comunicare, va altrettanto riconosciuta la difficoltà dei genitori di capire come crescono i bambini, quale fase della crescita stanno passando e cosa vogliono comunicare con i loro comportamenti che, oltretutto, mutano repentinamente. Questo vale sia per i genitori che riescono a essere più presenti che quelli che, specialmente per lavoro, passano tutta la giornata fuori casa e lontano dai propri figli.
Anche questa non è una colpa, ma è una delle spiegazioni per cui si fa più fatica a capirsi con i bambini, a conoscerli e ad avere reazioni sane ed educative.
Nel film Perfetti sconosciuti vi è un’affermazione che negli anni è diventata celebre e che ben si adatta a introdurre i consigli utili per i genitori per gestire i capricci dei loro bambini. la frase è quella che dice che nelle coppie è importante saper disinnescare, ovvero “non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia”. I genitori non devono comandare, così come non devono subire i capricci dei bambini; i genitori hanno il compito di educare e farlo significa comunicare, anche facendo quello che può risultare un passo indietro e che in realtà si rivela un passo in avanti.
È normale che i bambini piccoli facciano i capricci perché è la conseguenza della loro curiosità e voglia di relazionarsi con l’ambiente circostante. In meno di un anno i neonati imparano a camminare, afferrare oggetti, pronunciare le prime parole e fare tante cose che li rende sempre più autonomi. Perché dovrebbero rinunciarvi? Così come è normale e doveroso che i genitori guidino e insegnino ai propri figli cosa fare e cosa no, quando farla e quando rimandare.
Gli insegnamenti non sono mai immediati; vanno ripetuti, spiegati e soprattutto dimostrati. Quante volte i genitori danno un’indicazione e poi magari sono i primi a non metterla in pratica? L’autorevolezza (meglio, la credibilità) non è un diritto automatico, ma va conquistata e mantenuta. Imporsi non aiuta mai ed è sempre propedeutico a scatenare tensioni che sicuramente esasperano il capriccio e creano tensioni che potrebbero radicarsi e minare la serenità dello sviluppo psicologico, emotivo, affettivo e sociale dei neonati.
La discussione, quindi, simile al litigio, non è utile a nessuno. Meglio spiegare le ragioni delle scelte anche laddove il neonato sembri non capire o dare segnali di assenso. Parallelamente può essere utile distogliere l’attenzione verso qualcos’altro. Non è uno spostare il problema, ma rendere tutta la giornata del bambino qualcosa di divertente e per lui piacevole. È chiaro che i genitori hanno delle esigenze incompatibili con quelle dei bambini, ma è altrettanto chiaro che non si può pretendere che i bambini si adeguino immediatamente a esse. Nell’educazione ci vuole tempo e i capricci vanno risolti e curati, non evitati o soffocati.
In questo senso è fondamentale non minacciare punizioni (che creerebbero un clima di tensioni insostenibile e che può solo peggiorare) e fare lo sforzo di rimanere calmi. Probabilmente questo è l’elemento più complicato che ogni genitore (sia singolarmente che congiuntamente con il proprio partner) deve imparare. La frustrazione, la stanchezza, lo stress e tutte le anche legittime preoccupazioni dei genitori non devono ricadere sui figli e, anche qui, disinnescarle prima di lanciargliele contro è una forma di prevenzione, attenzione e amore formidabile.
L’ultimo consiglio è quello di costruire una routine che sia il più possibile a misura di bambino. Specialmente per tutto il primo anno non si può pretendere che il bambino stia seduto al ristorante o cammini mano nella mano silenzioso con il genitore quando egli va al supermercato. Sì, i genitori devono fare la spesa e hanno il diritto di vivere la propria vita sociale (anche senza l’occupazione dei figli), ma anche in questo caso non si può pretendere dai bambini piccoli qualcosa che non sono in grado di dare. L’organizzazione, quindi, è decisiva e si può andare al ristorante e al supermercato anche con i bambini, purché si trovino strutture, metodi e soluzioni che consentano al bambino di vivere serenamente la propria crescita e non iniziare da subito a considerarla un problema o un motivo di stress.
Con i bambini più grandi, indicativamente dopo il primo anno di vita, tutto diventa più difficile, ma anche più facile. Se i capricci aumentano crescono anche le possibilità di dialogo e il bambino inizia a sviluppare un carattere tale che si può capire come assecondarlo, soddisfarlo e guidarlo. A partire da questo periodo, inoltre, può radicarsi il vizio, ovvero la tendenza a cercare qualcosa di sbagliato. Il capriccio non è propedeutico al vizio, semmai lo è la cattiva gestione del capriccio del bambino.
Con i bambini più grandi è ancora più importante che i genitori mantengano una dolce fermezza. Non devono cedere perché stanchi delle assillanti richieste dei bambini, ma nemmeno essere rigidi esecutori di ordini. Anche qui è necessario imparare a comunicare, mantenendo un tono di voce deciso, ma allo stesso tempo non aggressivo.
I bambini vanno capiti per essere educati e non aiuta sgridarli, punirli o creare per ogni capriccio una tensione snervante; non serve a nulla ed è controproducente. È quindi necessario che siano i genitori ad adeguarsi ai bambini, ma non per soddisfare tutte le loro richieste, ma per accompagnarli a fare ciò di cui hanno bisogno. Se un bambino fa fatica a prepararsi in orario per andare al nido o a scuola, meglio modificare gli orari della giornata in modo che possa svegliarsi per tempo, invece che iniziare la giornata tra urla e stress.
Molti capricci nascono poi dalla stanchezza ed è quindi utilissimo regolare la giornata con ritmi a misura di bambino. Può risultare complicato incastrare tutto, ma è l’unico modo possibile per aiutare i bambini a crescere serenamente. Sono famosi i capricci prima di andare a dormire, ma se si riesce a costruire una routine di gioco e divertimento dove in ogni momento della giornata vi sia qualcosa di piacevole, anche il momento della buonanotte può diventare meno difficile.
Tanto per i neonati quanto per i bambini più grandi un buon motivo per gestire correttamente i capricci è quello di coccolarli e stare loro vicino. È importante che non si sentano soli con i loro disagi e che non gli manchi mai l’affetto dei genitori, manifestato anche e soprattutto attraverso il tempo da dedicargli. Tutto è estremamente difficile nella routine quotidiana, ma è l’unica strada percorribile per non ritrovarsi con figli aggressivi, chiusi e poco sereni e sostenerli nella crescita. Gli errori dei genitori sono da mettere in conto e da non ascrivere a demeriti o inadeguatezze. Non è la perfezione ciò di cui i bambini hanno bisogno, ma di esempi e figure di riferimento; anche e soprattutto nella delicata fase dei capricci.
Dal lavoro condotto dalla pedagogista, educatrice e medica Maria Montessori, ecco i "segreti" di uno dei metodi educativi e pedagogici più diffusi...
Genitori guscio d'uovo: questo termine è diventato virale su TikTok ma cosa significa? E come capire se lo siamo - e cambiare?
Siamo sicuri che la crescita veloce sia un bene per il bambino? Parliamo di genitorializzazione precoce individuando cause, esempi e strategie prev...
Time-in e time-out sono due approcci diversi per dissuadere i bambini dai comportamenti indesiderati. Vediamo cosa cambia e perché.
Un modo di esser genitori in maniera più fluida e tranquilla e meno rigida; ecco perchè è una scelta vantaggiosa.
Perchè i bambini diventano assillanti nel chiedere questo o quel prodotto? Parliamo del Nag Factor, quella strategia messa in atto dai bambini per...
Lasciar giocare i bambini rimanendo seduti a fare altro; questo l'obiettivo del sittervising, una strategia educativa particolarmente vantaggiosa (...
È sano far fare ai bambini le cose da grandi caricandoli di responsabilità e impegni? Scopriamo limiti e rischi di questo approccio educativo.
Sulla prescolarizzazione, l'apprendimento di alcune abilità da parte dei bambini, ci sono opinioni contrastanti. C'è chi dice sia utile, chi peri...
Una serata al ristorante con bambini piccoli può diventare molto, molto complicata. E spingere i genitori a evitare luoghi pubblici con i figli pe...