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Quando sono nati i miei figli ho scelto istintivamente di essere una "mamma social", per lavoro ma non solo. Però lo faccio a modo io.
Non sono geek, non sono nerd, ma sono una mamma abbastanza social, lo sono stata fin da subito. Il web è parte integrante della mia vita da moltissimi anni. Lavoro online, guardo la tv online, online organizzo in autonomia i miei viaggi on the road. Anche gli acquisti, per me che non amo i centri commerciali, sono stati rivoluzionati in meglio dallo shopping online.
È stato naturale, insomma, vivere anche la mia maternità con questo spirito, condividendo esperienze, dubbi, aneddoti e paure sui social (e naturalmente sul mio blog). Sono una mamma social, si può dire. E la mia è una scelta ben ponderata, riconsiderata nel tempo, frutto di una riflessione attenta e sincera.
Sono una mamma social, ma lo sono a modo mio. Nel senso che cerco comunque di tutelare la privacy dei miei figli, non solo per una questione di sicurezza, ma anche e soprattutto per rispetto delle loro persone, delle loro peculiari identità.
Posto le foto di Davide e Flavia, per esempio. Ma cerco di fare sempre molta attenzione a ritrarli non solo vestiti o comunque “coperti” (sulle foto in costume, per esempio, sono particolarmente scrupolosa), ma anche a scegliere solo scatti che siano a mio parere rispettosi della loro identità.
No a foto sul vasino, in situazioni particolarmente intime, o catturate in momenti di disagio, di capriccio incontenibile o di difficoltà. E neanche quelle in cui sono venuti male. Cerco, insomma, di mettermi nei loro panni, e di non diffondere immagini che darebbero fastidio a me, se fossi io il soggetto ritratto.
Questo non mi tiene al sicuro, ovviamente, da eventuali rimostranze filiali: so bene che quando i miei bambini saranno cresciuti potrebbero rinfacciarmi la mia scelta o arrabbiarsi per aver condiviso le loro fotografie senza permesso. Ma è un rischio che ho scelto di accettare, e del resto potrebbero rimanere feriti anche dall’assenza di loro foto nei miei profili social e sul mio sito.
La sicurezza concreta, naturalmente, è un aspetto a cui cerco di prestare la massima attenzione: per questo, per esempio, evito tassativamente di geolocalizzare i luoghi che i miei figli frequentano abitualmente e, in generale, cerco sempre di evitare di postare contenuti “in tempo reale”. Anche se condivido volentieri aggiornamenti live dei miei viaggi in famiglia!
Al di là della prudenza, credo di essere una mamma social che si fa comunque tante domande sulla privacy dei suoi figli e sul loro diritto alla riservatezza. Scrivo quotidianamente della mia vita con Davide e Flavia, racconto di loro e, di quello che sono e di quello che fanno, ma cerco sempre di non trascendere, di non esagerare in dettagli privati o “morbosi”, di non raccontare troppo di quello che i miei figli pensano e sentono.
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Cerco, in qualche modo, di offrire quello che è il mio punto di vista, la mia personale esperienza della maternità e quello che i miei bambini suscitano in me. Di parlare di me, più che di loro. Sperando di non offenderli, di non violarli mai.
Chiudo con una considerazione semiseria sul fatto che essere una mamma social non mi impedisce di avere pietà per il prossimo. Non imporrei mai ai miei amici o conoscenti, ma nemmeno alle mie lettrici, racconti impietosi sulle evacuazioni intestinali dei miei figli, sui loro mirabolanti progressi, sulle loro “straordinarie” peculiarità.
Cerco sempre di immedesimarmi in chi mi legge o mi scruta online, e dubito che qualcuno abbia il desiderio o la necessità di essere informato su cose di questo tipo. Mamma social, sì, ma con un po’ di buon senso.
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