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Per una mamma, lavorare da casa presenta un grande vantaggio in termini di conciliazione tra famiglia e lavoro, ma non mancano anche gli aspetti negativi di cui tener conto.
Lavoro da casa dal 2010, prima come giornalista freelance in campo ambientale, poi anche come blogger e social media manager. Non era una cosa che avevo preventivato: avevo deciso di lasciare Roma, dove vivevo e lavoravo da circa tre anni, per rientrare in provincia di Napoli e raggiungere quello che sarebbe diventato il padre dei miei figli, e l’unica opzione che mi si prospettò fu una collaborazione a distanza con una testata online.
Pensavo che lavorare da casa sarebbe stata una condizione temporanea e invece, a distanza di quasi un decennio, mi ritrovo ancora a esercitare la mia professione dal microscopico disimpegno di casa mia (lo chiamo “l’antro”) trasformato in una postazione computer. A questo punto, conosco abbastanza bene questa particolare situazione professionale da poterne descrivere i pro e i contro.
È innegabile: lavorare da casa presenta molti lati positivi, specie se hai dei figli piccoli di cui occuparti. Un orario di lavoro più o meno flessibile, tanto per cominciare. Che ti consente di modulare la giornata lavorativa anche intorno alle esigenze della famiglia e, soprattutto, di far fronte a eventuali emergenze – malattie, chiusure scolastiche, vaccinazioni etc – senza impazzire.
Anche le vacanze e le festività diventano di solito più sostenibili, o comunque affrontabili “in qualche modo”, dal momento che si è fisicamente presenti in casa per badare ai bambini. Un altro aspetto positivo rappresenta nella riduzione di alcune voci di costo: niente spese di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro, niente caffè al bar o pranzi fuori casa.
È anche possibile ridurre il budget per abbigliamento e cosmetici, dal momento che lavorando da casa si ha più libertà da questo punto di vista. I tempi morti, inoltre, si riducono drasticamente: lavorare da casa, in teoria, permette infatti di trovarsi operativi alla propria postazione cinque minuti dopo aver lasciato il proprio letto.
Come in tutte le cose, però, non mancano gli aspetti negativi, anche per quanto riguarda il lavoro da casa. Intanto, va detto che la flessibilità è un’arma a doppio taglio: se il lavoro viene trascurato o rimandato, anche a causa di imprevisti familiari, andrà poi recuperato in qualche modo, eventualmente a tarda ora o nel weekend.
Specie quando i figli sono molto piccoli, inoltre, può essere davvero difficile riuscire a concentrarsi, per cui il rischio concreto è di finire a lavorare solo mentre dormono, dovendo poi recuperare di sera. In generale, “staccare” diventa molto difficile, non avendo un orario fisso e un luogo di lavoro distinto dalla propria abitazione. Occorre una buona autodisciplina, in un senso e nell’altro: organizzarsi in modo da non ritrovarsi sommersi dalle scadenze, ma imporsi anche un limite per evitare il sovraccarico.
Lavorare da casa significa, il più delle volte, trascorrere da soli l’intera giornata di lavoro. I contatti con colleghi, clienti e collaboratori non mancano, ma di norma avvengono in chat, via mail, al telefono o al massimo in videoconferenza. Questo vuol dire che le relazioni sociali sono in qualche modo limitate, perlomeno per quanto attiene alla sfera professionale. Per qualcuno può essere un valore aggiunto, ma per altri può arrivare a diventare un peso insostenibile.
Io ho fatto fatica ad abituarmici, dopo diversi anni di lavoro in ufficio. Abbiamo adottato il nostro gatto anche perché io sentivo il bisogno di una “compagnia” nelle lunghe giornate solitarie al computer. Adesso mi trovo bene, e farei fatica a rinunciare alla mia autonomia, però non è detto che sia così per tutti.
Dal punto di vista della percezione altrui, inoltre, può accadere che chi lavora da casa non venga preso sul serio, ma considerato alla stregua di un “lavoratore di serie B“. Per non parlare delle variabili economiche: lavorare da casa, di solito, significa lavorare in autonomia, con o senza partita IVA. Con tutte le conseguenze del caso: incertezza e irregolarità degli introiti, pagamenti tardivi, tasse da versare tutte insieme, etc.
Lavorare da casa non è la panacea di tutti i mali da conciliazione tra lavoro e famiglia. Può diventare una soluzione molto soddisfacente o un autentico vicolo cieco: ciascun lavoratore deve fare le sue valutazioni personali. E, se ne ha la possibilità, provare concretamente per vedere se la cosa funziona.
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