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Cosa significa avere dei gemelli e quali sono gli equilibri che si creano nell'educazione di due figli molto simili ma tutt'altro che uguali? Lo abbiamo chiesto alla blogger Laura Renieri.
Gli abiti coordinati, gli stessi giochi, le esperienze condivise al secondo, o quasi. Eppure la somiglianza non si traduce mai in una perfetta corrispondenza. Perché per quanto i gemelli si assomiglino, sono tutt’altro che uguali. Parola di Laura Renieri, mamma di Gaia e Giada, di due anni e mezzo, e direttrice del magazine The Old Now.
Io e mio marito Alessandro avevamo già in mente di avere due figli – ci spiega Laura – poi abbiamo scoperto che ne avremmo avuti due nello stesso momento: è stata una vera sorpresa, ma per nulla semplice. La gravidanza gemellare ha più complicanze, io poi, cresciuta come figlia unica, sentivo di partire da una posizione di svantaggio. Allora abbiamo iniziato a confrontarci e a studiare per capire come comportarci.
“Riuscite a distinguerle?“: questa, conferma, è la domanda che si sente rivolgere più spesso:
Per noi è del tutto ‘normale’ non confonderle. Sorridono in maniera diversa, muovono le mani in maniera diversa. Certo, se le vestissi nello stesso modo sembrerebbero identiche, ma non lo sono. Appena nata le distinguevamo per i diversi colori del braccialetto dell’ospedale. Poi a Gaia è spuntato un piccolo neo, così abbiamo iniziato a distinguerle da quel tratto. Poco dopo lo stesso neo è uscito anche a Giada, ma si muovevano già in modo diverso, quindi da quel momento è stato facile distinguerle. Capita spesso, però, che le persone ci dicano sorprese ‘ma sono uguali!’: invece no, sono diverse.
Gemellitudine. Magia. Complicità. Vita #gaiagiada #lauraelacombo #theoldnow
Un post condiviso da Laura Renieri (@laurarenieri) in data:
Una diversità che, se non si manifesta al primo sguardo, diventa chiara nel momento in cui si ha a che fare con loro: “Devono essere libere di esprimere le proprie preferenze. Certo, ci siamo anche trovati a gestire litigi fenomenali per uno stesso gioco regalato in due diversi colori, un caos“. La diplomazia impone di scegliere giochi uguali, almeno per il momento. Ma l’intento rimane quello di aiutarle a trovare ciascuna la propria autonomia:
Per i vestiti ad esempio cerchiamo di cambiare i colori, proponiamo lo stesso abito ma in due diverse versioni. Facciamo scegliere a loro e funziona, mostrano già di avere gusti diversi. L’individualità non è un fatto estetico, è una questione ben più profonda. Gaia, ad esempio, è molto espansiva, Giada è l’esatto opposto. La prima ‘chiede’, la seconda va ‘interpretata’, anche se i loro desideri in questa fase sono gli stessi li esprimono in modo molto diverso.
Stare sempre insieme, continua Laura, non è sinonimo di simbiosi:
“Condividono moltissime cose, ma il fatto di essere sempre insieme a volte non permette a chi ha un carattere più introverso di riuscire a esternalizzare. Spesso per noi è difficile ‘arginare’ Gaia, che con la sua esuberanza tende a predominare, senza però farla sentire in punizione e facendo in modo allo stesso tempo che Giada abbia il proprio spazio per esprimersi“.
La soluzione? “Un continuo equilibrio di modi e tempi: con i fratelli solitamente si può spiegare il contesto, qui invece il contesto è lo stesso e lavorare sui loro bisogni senza farle soffrire è molto complicato”. A tutto questo, poi, spiega Laura
Si aggiunge la naturale rivalità che nasce tra loro, i litigi e le gelosie. Noi cerchiamo di fare in modo che ciascuna si senta ‘unica’ e abbia i propri momenti anche con noi: Alessandro esce con una bimba, io con l’altra e via dicendo. In casa facciamo attività diverse e anche al nido giocano in due distinti gruppi: certo, si cercano, controllano che tutto sia ok, ma poi tornano ciascuna nel proprio gruppo.
E poi c’è il lavoro, un aspetto certo non secondario:
Quando sono rimasta incinta lavoravo come dipendente e avevo la mia attività di freelance. Dopo il congedo di maternità ho dovuto fare una scelta, perché quando sono rientrata al lavoro il mio ruolo di fatto non esisteva più. Avrei voluto continuare entrambe le attività ma non è stato possibile: mi sono trovata nel solito cliché del ‘puoi tornare ma niente part-time, no all’ufficio di prima, però una soluzione la troviamo’. Insomma, avevo un piano B, il magazine che già gestivo, che poi è diventato il mio piano A e si è allargato anche al tema della maternità, di cui non mi ero mai occupata prima di restare incinta”.
Dal sito web ai social, Instagram in testa, dove Laura Renieri ha più di 100mila follower, non manca lo spazio per il confronto con le neomamme:
Tante donne mi chiedono consigli sull’organizzazione dei figli, chi ha un figlio solo mi dice: ‘ma come fai’. Io e mio marito in realtà siamo molto organizzati, abbiamo stabilito molte regole per noi e per le bambine e le abbiamo sempre portate avanti. Dal momento che siamo entrambi freelance possiamo imporci delle tabelle di orari e organizzare la giornata per riuscire a fare tutto.
Con due neonate da subito si è resa chiara la necessità che entrambi i genitori contribuissero equamente, continua Laura: “Alessandro è intercambiabile con me. È fondamentale che il papà faccia il papà, anche perché con due bambini una persona da sola fa davvero molta fatica“.
Anche la routine di una mamma, conclude Laura, è diversa quando i bambini sono due:
Non ho potuto fare l’allattamento a richiesta, ad esempio, perché altrimenti non ci sarebbero stati momenti di riposo. Le bimbe poi non hanno mai dormito con noi, hanno sempre avuto la loro cameretta. All’inizio è stato faticoso ma sul lungo periodo ci ha aiutato molto. Penso che avere un solo figlio in alcuni casi ritardi alcuni meccanismi, se ad esempio lo lasci dormire con te poi è più difficile abituarlo ad andare nel suo letto. Per noi non è stato così.
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