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Per second opinion si intende un ulteriore parere per confermare o correggere una diagnosi medica. Vediamo quali sono i vantaggi in ambito prenatale e in gravidanza, nel caso di una malattia oncologica.
Vediamo quali sono i vantaggi per quanto riguarda l’ambito pediatrico e quello oncologico in gravidanza.
Quando si è di fronte a una diagnosi o al sospetto di una patologia si può ricorrere alla second opinion, che serve ad accertarla attraverso un ulteriore parere. Si tratta di un’abitudine molto diffusa nel mondo anglosassone, che sta prendendo piede anche in Italia e viene sempre più spesso richiesta dai medici quando si sospetta o diagnostica una patologia.
Per comparare un’indicazione terapeutica e assicurare al paziente che questa sia corretta, solitamente si ricorre a uno specialista, un ospedale, una clinica o un ente di ricerca. La second opinion si può richiedere per qualsiasi problema medico, ma diventa importante soprattutto quando ci si trova davanti a malattie gravi o particolarmente invalidanti.
Ma quali sono concretamente i vantaggi? Capita spesso, anche nel caso di disturbi e malattie lievi, di voler “sentire un’altra campana“; semplicemente perché si hanno dubbi o indecisioni su quale percorso di cura sia il migliore da seguire. Il vantaggio maggiore è quello di restringere il campo per mirare a una corretta diagnosi e, di conseguenza, a una cura più efficace.
Spesso, anche solo con un raffreddore o una tosse capita di avere mille incertezze e chiedersi se sia opportuno prendere farmaci o meno, e quali. Quindi, è ancora più comprensibile voler ricorrere alla second opinion in situazioni più serie; affidarsi all’esperienza di medici esperti per chiarirsi le idee; avere un ventaglio maggiore di opzioni valutabili per decidere tra più alternative.
La seconda opinione può rivelarsi fondamentale nei controlli in gravidanza per controllare lo stato di salute del bambino; basti pensare che addirittura 1 donna su 4 riceve una diagnosi sospetta di qualche patologia del feto, fortunatamente nella maggior parte dei casi successivamente smentita.
Di fatto, però, moltissime donne si trovano a dover fronteggiare una grande sofferenza psicologica dovuta al prospettarsi di possibili complicazioni; è quindi comprensibile quanto sia importante poter contare sul secondo parere e trovare conforto quando si ripete un’indagine andata male la prima volta.
Spesso è difficile riuscire a ottenere il secondo parere, soprattutto per quanto riguarda la diagnosi prenatale. In questi casi è consigliabile rivolgersi a centri specializzati. Tra le strutture che offrono questo tipo di consulenza, il centro Altamedica è specializzato nella diagnosi prenatale e punta a chiarire i sospetti riscontrati nella prima osservazione; l’obiettivo è quello di valutare il primo parere per perfezionarlo, confermarla o, come spesso accade, escluderlo.
Per quanto riguarda l’ambito post-natale, invece, l’ambulatorio di neuro-oncologia dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù si rivolge ai bambini con tumori del sistema nervoso; l’ospedale accoglie le richieste di second opinion e garantisce le visite. Entrambi i servizi si possono richiedere chiamando l’ambulatorio o mandando una mail. Il vantaggio è quello di non avere liste d’attesa perché viene data la precedenza a questo tipo di pazienti.
La Fondazione Policlinico Universitario Gemelli offre la possibilità di ottenere un parere scritto da parte di uno specialista senza dover essere per forza visitati. Il servizio è attivato dai pazienti che lo desiderano in accordo col proprio medico.
Avere una patologia oncologica in gravidanza è emotivamente molto impattante. In particolare, i trattamenti anti-tumorali durante la gravidanza sollevano problemi etici, nella misura in cui la terapia salva-vita per la madre potrebbe avere effetti negativi sulla salute del bambino.
Per questo, il secondo parere assume una rilevanza ancora più decisiva: la gestione della donna incinta con un tumore deve partire da una corretta valutazione multidisciplinare.
Diverse associazioni oncologiche raccomandano alcune linee guida per la tutela della mamma e del bambino e recenti studi sembrerebbero evidenziare che iniziare la chemioterapia alla quattordicesima settimana sia sicuro per il bambino.
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