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La malattia di Tay Sachs è tra le condizioni genetiche più rare e ha purtroppo esiti fatali: scopriamo come si diagnostica e i sintomi.
È una condizione per la quale non vi è cura e solo recentemente sono state sperimentate delle terapie geniche che al momento consentono un lieve miglioramento dei pazienti e aprono diverse prospettive sulle possibilità future.
Il National Institute of Neurological Disorders and Strole spiega che la malattia di Tay Sachs è una malattia metabolica che il bambino eredita da entrambi i genitori e che provoca il progressivo danneggiamento delle cellule, in modo particolare quelle delle cervello.
Questa condizione rientra tra le gangliosidosi GM2 in quanto la malattia di Tay Sachs si manifesta per l’assenza di un enzima deputato alla scomposizione delle sostanze grasse (gangliosidi) che si accumulano, come precisato dal Mayo Clinic, nel cervello e nel midollo spinale influenzando negativamente la funzione delle cellule nervose.
Si tratta di una condizione progressiva che peggiora con il passare del tempo e che interessa, come riportato dal Cleveland Clinic, 1 neonato su 3600 e si stima che circa 1 persona su 30 sia portatrice della variante del gene.
Esistono diverse forme della malattia di Tay Sachs: quella infantile (la più comune e la più grave), quella giovanile (molto rara i cui sintomi si manifestano tra i 2 e i 5 anni) quella cronica (i sintomi si sviluppano prima dei 10 anni) e quella a esordio tardivo (i sintomi si manifestano durante l’adolescenza o all’inizio dell’età adulta ed è la forma con la prognosi migliore).
La malattia di Tay Sachs è simile alla malattia di Sandhoff, ma in quest’ultima condizione vi è il coinvolgimento non solo dell’esosaminidasi A, ma anche dell’enzima esosaminidasi B.
La malattia di Tay Sachs è causata, come anticipato, dall’assenza di un enzima vitale, chiamato, come riportato dal National Human Genome Research Institute, hexosaminidase-A (Hex-A). Senza di esso i lipidi e le sostanze grasse si accumulano in modo anomalo e tossico nelle cellule, specialmente in quelle del cervello, provocandone un danno progressivo tale da portare alla morte del bambino.
Il processo distruttivo delle cellule inizia nel feto all’inizio della gravidanza; tuttavia il neonato affetto da questa malattia ha uno sviluppo normale fino a 5-6 mesi e solo dopo questo periodo il suo sviluppo rallenta.
Nella forma infantile della malattia di Tay Sachs i primi sintomi si manifestano a partire dal terzo mese e includono debolezza muscolare, basso tono muscolare e improvvise contrazioni (spasmi mioclonici). Successivamente va incontro a una diminuzione del movimento degli occhi, perde la capacità si svolgere attività (come lo stare seduti), non raggiunge i traguardi motori tipici dell’età e può comparire una macchia rossa negli occhi.
Tra gli 8 e i 10 mesi vi è una riduzione dei movimenti e una perdita della vista; a 18 mesi la testa aumenta di dimensioni e intorno ai 2 anni il bambino inizia ad avere difficoltà a deglutire e a non rispondere agli stimoli esterni anche per effetto della sordità. Tra i 2 e i 4 anni, infatti, generalmente sopraggiunge la morte come effetto della polmonite.
Nella forma giovanile i principali sintomi sono le frequenti infezioni respiratorie, la perdita graduale delle abilità motorie, problemi di comportamento, convulsioni e la riduzione della reattività e delle funzioni mentali. Nella forma a insorgenza tardiva, invece, si hanno disturbi psichiatrici, problemi a deglutire e a parlare, spasmi muscolari, perdita della capacità di camminare, perdita della coordinazione e debolezza muscolare.
La diagnosi, precisa il Manuale MSD, può avvenire sia durante la gravidanza che dopo la nascita. Durante la gestazione la conferma diagnostica si ha tramite screening prenatali come l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali (villocentesi), mentre dopo la nascita si effettua un esame del sangue tramite il quale analizzare il DNA o i livelli dell’enzima mancante.
Prima del concepimento i genitori possono, tramite il test del portatore, scoprire se uno o entrambi i genitori è portatore del gene anomalo. La malattia di Tay Sachs, infatti, si sviluppa solamente quando entrambi i genitori hanno una copia alterata del gene e se sono portatori non manifestano né i sintomi né altri segni; solamente la consulenza genetica può offrire indicazioni chiare su questo tipo di malattie.
Di per sé non esiste una cura per la malattia di Tay Sachs e per il momento nessun trattamento è in grado di rallentare la progressione della malattia. Le cure previste sono orientate a offrire sostegno al paziente riducendo il più possibile l’impatto negativo dei sintomi. La terapia di supporto prevede l’assunzione di farmaci antiepilettici, quelli per gestire le convulsioni e quelli antibiotici per il trattamento delle infezioni.
Altre cure riguardano la rimozione del muco accumulato nei polmoni che causa problemi respiratori così come l’attenzione a una corretta e costante alimentazione e idratazione. Infine la fisioterapia, la logopedia e la terapia occupazionale si rivelano utili per il sostegno dei pazienti in base alla loro età e alle necessita di ciascuno.
In un articolo pubblicato ad aprile 2022 sul Portale delle Malattie Rare è stato riportato come il Dipartimento di Pediatria della UMass Chan Medical School (Worcester, MA, USA) ha iniziato una sperimentazione per la correzione del difetto genetico. La terapia prevede l’introduzione di grandi quantità di geni Hex-A funzionanti sperando che possano essere incorporati adeguatamente dal DNA del paziente.
I risultati sono stati pubblicati su Nature Medicine e, seppur ancora preliminari, riferiscono un miglioramento in uno dei due pazienti confermando come la terapia genica possa rivelarsi utile per il trattamento della malattia di Tay Sachs.
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