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Cosa significa il termine 'anecogeno' all'interno di un referto ecografico? Ecco cosa c'è da sapere e quando è necessario intervenire.
Approfondiamo meglio di cosa si tratta con un’attenzione particolare alla cosiddetta formazione anecogena nell’ovaio.
Il portale WebMD spiega come l’ecografia si basa sull’invio di onde sonore che vengono inviate per ricevere delle immagini e dei segnali mediante i quali ottenere dati morfologici e funzionali di una determinata parte del corpo. L’ecografia, infatti, viene utilizzata per esaminare diversi organi e componenti del corpo umano come il cervello, il cuore, i vasi sanguigni e l’utero.
Le onde sonore che dopo essere state inviate dalla macchina “rimbalzano”, creando l’immagine visibile sullo schermo dell’ecografo, vengono chiamate echi. Con il termine anecoico si indica un’area che restituisce un’eco bassa o completamente assente.
La formazione anecogena è quindi un’area di vuoto acustico che nel referto ecografico appare come una zona più scura di colore grigio o nero.
Solitamente queste aree indicano masse piene di liquido. La presenza di un’area anecogena non è necessariamente il segno di una malattia, in quanto possono essere associate anche a condizioni fisiologiche. È l’interpretazione del medico a orientare la diagnosi in una direzione o nell’altra.
La formazione anecogena nell’ovaio è quindi una cisti ovarica piena di liquido che durante l’ecografia non restituisce echi apparendo più scura rispetto ai tessuti circostanti. Può avere diverse cause: dall’ovulazione ai disturbi ormonali passando per l’endometriosi.
L’International Journal of Oncology indica tra le possibili cause della formazione anecogena nell’ovaio:
Le cisti follicolari sono formazioni solitamente benigne che si risolvono spontaneamente nell’arco di 6 settimane. Le pseudocisti peritoneali, il cui contenuto è generalmente anecogeno, sono raccolte di liquido peritoneale presente in alcune aderenze solitamente causate da interventi chirurgici pelvici, malattia infiammatoria pelvica o endometriosi. L’idrosalpinge, invece, la patologia infiammatoria delle tube di Falloppio, si presenta nell’ecografia come un contenuto anecoico.
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Anche l’iperstimolazione ovarica controllata può essere responsabile della formazione di zone cistiche anecoiche nella cavità uterina. Come riferito in questo studio, è riconosciuto come tali formazioni anecoiche cistiche all’interno della cavità uterina possano avere un impatto sugli esiti della gravidanza, in quanto sembrerebbero associate a lesioni uterine responsabili di cambiamenti nell’endometrio e accumulo di liquidi nella cavità uterina.
Inoltre, la formazione anecogena rilevata durante l’iperstimolazione ovarica controllata può influenzare significativamente il tasso di aborto spontaneo in una gravidanza clinica.
Può capitare che la formazione anecogena compaia durante le ecografie svolte in gravidanza e che interessano il feto. Anche in questo caso possono esserci diverse cause. La più comune, con un’incidenza di circa 1 caso su 2600 gravidanze, è la cisti ovarica fetale. Come riportato in questo studio, le cisti ovariche fetali sono le cisti intra-addominali più frequentemente diagnosticate e si trovano generalmente localizzate sulla vescica.
I fattori di rischio materni comprendono il diabete mellito, l’isoimmunizzazione Rh e la preeclampsia e la complicanza più grave delle cisti ovariche fetali è la torsione ovarica, seguita dalla necrosi ovarica e dalla formazione di aderenze.
Inoltre GeNotes, la risorsa del Genomic Education Program dell’Health Education England, indica come le cisti ovariche fetali siano spesso isolate e sporadiche ma che possono anche essere associate a diverse anomalie come l’agenesia renale, i reni policistici, l’atresia esofagea, l’atresia duodenale, l’ano imperforato e la sindrome di McKusick-Kaufman.
In questo studio, invece, si documenta la presenza di una cisti anecoiche nella linea mediana del cervello nel feto che può essere indicativa della malformazione aneurismatica della vena di Galeno, una rara malformazione vascolare cerebrale.
La presenza di una formazione anecogena può avere, come abbiamo visto, diverse cause e, quindi, una differente prognosi. Nella maggior parte dei casi si tratta di condizioni benigne che non richiedono alcun tipo di trattamento.
Molto dipende da eventuali sintomi e disturbi associati e anche per quel che riguarda le formazioni anecogene rilevate nel feto è consigliato di aumentare la frequenza dei controlli per monitorare il caso specifico e valutare il trattamento più adeguato.
Non sempre è necessario intervenire, in quanto molte cisti sono benigne e si risolvono spontaneamente. Per i casi più gravi o associati a particolari patologie è invece necessario approfondire le cause per capire come procedere.
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