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Il corpo umano non è perfettamente simmetrico e il 90% della popolazione ha le gambe di diversa lunghezza. Scopriamo cos'è l'eterometria e quando questa è un problema.
Posta in questi termini l’eterometria può, comprensibilmente, spaventare, immaginando quali conseguenze una differenza significativa nella lunghezza degli arti inferiori possa comportare. Va innanzitutto precisato che parliamo di un’anomalia molto frequente, ma che può avere un’ampia variabilità. La differenza di lunghezza (spesso chiamata anche non proprio correttamente dismetria) può essere infatti lieve, non sintomatica e tale da non costituire un problema per la crescita regolare del bambino e per lo svolgimento delle attività quotidiane, ma anche più grave e che necessiti di un intervento chirurgico.
Per inquadrare correttamente il fenomeno dell’eterometria è necessario comprendere il fenomeno della cosiddetta asimmetria fisiologica. Ovvero del fatto che il corpo umano non è perfettamente simmetrico e questo riguarda tutte le parti del corpo (spesso a questo riguardo escono notizie e approfondimenti su come apparirebbero i volti dei personaggi noti se fossero perfettamente simmetrici). Al di là di questi aspetti curiosi la differenza di lunghezza delle gambe è una condizione che riguarda il 90% della popolazione.
Gli studi condotti da Gary A. Knutson (Disuguaglianza anatomica e funzionale della lunghezza delle gambe: una revisione e una raccomandazione per il processo decisionale clinico) mostrano come solo il 10% della popolazione mondiale abbia le gambe della stessa lunghezza e che mediamente la differenza di lunghezza risulta essere di 5.2mm. Knutson suggerisce che in età infantile una differenza inferiore ai 15mm non debba costituire preoccupazione e non richiedere, anche per l’assenza di sintomi, un trattamento.
Le cause che possono provocare un’eterometria sono sostanzialmente classificabili in tre categorie: congenite, evolutive o acquisite. Queste anomalie della conformazione e della struttura meccanica degli arti inferiori possono assumere forme funzionali o strutturali. Le forme funzionali sono quelle provocate da contratture alle articolazioni che modificano la lunghezza o una modificazione dell’asse meccanico delle gambe. Le forme strutturali, invece, sono provocate da anomalie delle ossa che possono colpire sia gli arti inferiori che il bacino. Tra le cause congenite troviamo anche quelle evolutive che si manifestano durante l’accrescimento del bambino e sono solitamente associate a patologie genetiche sottostanti.
Le cause congenite sono quelle legate a malattie che si manifestano già alla nascita. Per le eterometrie congenite possono esserci anche forme idiopatiche delle quali non si rileva una causa evidente. Solitamente nelle forme congenite è semplice prevedere, anche grazie agli strumenti digitali, quale sarà, al termine dell’accrescimento, la differenza di lunghezza degli arti e questo consente una maggiore e migliore programmazione del trattamento.
Ci sono poi le cause acquisite, quelle che si manifestano in seguito a fratture e altri eventi traumatici, ma anche infezioni e patologie che possono modificare la lunghezza di una o entrambe le gambe. Tra le cause troviamo anche le malattie neurologiche, quelle vascolari e quelle neoplastiche. A differenza delle cause congenite in questi casi l’eterometria è molto variabile e la differenza di lunghezza dipende sia dalla gravità della patologia o del trauma che dall’età in cui si è manifestata.
Una condizione di questo tipo, specialmente nei casi più marcati, ha nei bambini conseguenze molto serie che vanno dalla maggiore possibilità di caduta ai dolori degli arti inferiori. Se ignorata o non trattata regolarmente l’eterometria può provocare altre gravi conseguenze come la scoliosi funzionale, dolori lombari, artrosi, lombalgia e problemi diffusi all’apparato muscolare e scheletrico.
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Trattandosi di un fenomeno entro certi valori fisiologico, è l’organismo stesso che per correggere questa differenza di lunghezza mette in atto una serie di fenomeni di compenso (come la cosiddetta deambulazione sulla punta del piede) che consente di bilanciare lo squilibrio.
Questi meccanismi si attivano se l’eterometria è superiore al 3% della lunghezza degli arti; per differenze minori spesso non è necessario alcun tipo di correzione. Per differenze superiori al 5,5% della lunghezza degli arti, invece, l’organismo non è in grado di supplire a questa disparità ed è quindi necessario ricorrere all’intervento.
Per confermare il sospetto di eterometria, laddove questa risultasse evidente alla vista o il bambino manifestasse difficoltà nel deambulare o lamentasse dei dolori agli arti inferiori, si deve ricorrere a una visita ortopedica. Successivamente può essere necessario eseguire un esame radiografico che va svolto solamente su indicazione medica.
Il trattamento è necessario nei casi in cui vi è un mancato sviluppo scheletrico degli arti inferiori e va eseguito il più precocemente possibile. In caso di cause idiopatiche, invece, si procede innanzitutto con un’attenta osservazione dell’evoluzione dell’eterometria e si opta per l’intervento solo nelle forme più serie e comunque prima del termine dello sviluppo puberale. Differenze minori al centimetro non sono considerate clinicamente rilevabili e vengono monitorate per controllare che non peggiorino; se rimangono tali non è necessario intervenire.
In altri casi si procede con l’utilizzo di plantari e specifiche calzature (eterometrie tra 1 e 2 cm), mentre in quelle superiori ai 2 centimetri si valuta o l’arresto temporaneo della crescita delle ossa o l’allungamento delle parti coinvolte nell’eterometria. In entrambi i casi parliamo di trattamenti figli di evolute tecniche chirurgiche che consentono di correggere le differenze di lunghezza degli arti inferiori che hanno un’ottima prognosi e sono ben tollerate dai pazienti.
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