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La manovra di Kristeller viene utilizzata come "aiutino" durante il parto per far uscire il bambino più velocemente, ma non è raccomandata: ecco quali sono i rischi e come comportarsi.
Parliamo della manovra di Kristeller, dal nome del ginecologo tedesco Samuel Kristeller che per primo la descrisse un secolo e mezzo fa. Si tratta di una pratica controversa e da molti medici ritenuta obsoleta, che può avere esiti pericolosi per la madre e per il bambino.
Nonostante sia ritenuto un intervento medico potenzialmente dannoso rimane una pratica ginecologica molto diffusa, ma ancora poco conosciuta per i rischi che la mamma e il bambino possono correre. Nella pratica la manovra di Kristeller consiste in una forte pressione sulla parte alta della pancia della partoriente, all’altezza dello stomaco, per spingere il neonato fuori, attraverso il canale del parto, più velocemente.
Si può eseguire con le mani, ma molto più spesso vengono utilizzati l’avambraccio e i gomiti. Poche donne sanno che andrebbe effettuata solo in situazioni di necessità e non di routine.
Nonostante sia largamente utilizzata, non ci sono studi in grado di documentare i benefici della manovra di Kristeller: anzi, un recente studio ha evidenziato come questa non sia servita ad accorciare il tempo del travaglio.
Ma ancora più allarmanti sono i rischi che si corrono: frattura delle costole, lacerazioni della vagina, emorragie interne, fino a conseguenze ancora più gravi come la rottura dell’utero e il distacco della placenta. I rischi per il bambino sono inquantificabili perché potrebbe nascere con danni cerebrali.
Proprio per i suoi elevati rischi, la manovra di Kristeller dovrebbe essere circoscritta a pochi casi in cui si rende necessaria.
Oggi la manovra è considerata largamente obsoleta da medici e ostetriche: in Inghilterra e in Spagna è stata addirittura vietata. In Italia continua ad essere praticata nonostante l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’abbia definita come fortemente non raccomandata.
Di contro, è stato raccomandato di lavorare a un aggiornamento professionale del personale sanitario affinché non si debba arrivare al punto di utilizzarla: i danni che potrebbe causare, se non eseguita con la giusta pressione e nella maniera più adeguata, sono infinitamente maggiori rispetto ai benefici che darebbe nel velocizzare la fuoriuscita del bambino.
Le linee guida sull’assistenza appropriata, insomma, dicono chiaramente che pratiche come la manovra di Kristeller sono procedure da evitare o da eseguire in poche situazioni eccezionali, per esempio quando non sia possibile effettuare un cesareo in alternativa, o come in Paesi dove non siano disponibili una sala operatoria e strumenti ostetrici.
La manovra di Kristeller, quando eseguita, dovrebbe essere affidata a personale con grande esperienza. In ogni caso, la madre andrebbe informata sulle conseguenze che questa pratica può avere per lei e il bambino. Ma spesso la realtà delle sale parto è diversa, e la manovra viene effettuata senza che ci sia necessità clinica e senza il consenso della partoriente.
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Molto spesso le donne che partoriscono non sanno neppure dell’esistenza di questa manovra, proprio perché non è previsto un consenso informato per procedere alla pratica.
La Federconsumatori ha stilato una serie di raccomandazioni alle mamme che si preparano a partorire: tra queste la più importante è di chiedere sempre informazioni sull’eventuale ricorso alla manovra nella struttura dove si andrà a partorire e sui possibili rischi.
Si consiglia poi di chiedere se sia previsto uno specifico consenso informato nel caso in cui la manovra venga praticata, di chiedere se ci sono telecamere in sala parto o la possibilità da parte di un familiare di registrare quello che accade durante il parto, perché la manovra non viene quasi mai segnalata nella cartella clinica.
Questo dato preoccupante rende tutto ancora più problematico: in mancanza di dati sull’effettivo utilizzo della manovra di Kristeller non si possono avere stime accurate né sulla percentuale delle donne a cui viene praticata, né sulle correlazioni tra questa e i danni subìti.
La manovra viene proposta come aiuto nonostante sia una pratica molto dolorosa, e spesso le donne finiscono per avvertirla come un segno della loro inadeguatezza a spingere naturalmente il bimbo per darlo alla luce.
Nel parto attivo è la gestante a scegliere come muoversi e in che posizione mettersi in assoluta naturalezza per dare alla luce il suo bambino.
Può essere un’esperienza traumatica a livello psicologico, oltre che fisiologico. La pressione che viene applicata sul ventre rimane infatti fortemente impressa perché è molto dolorosa. Ecco perché non è una pratica raccomandata, e non andrebbe eseguita se non in casi eccezionali.
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