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L'aumento della temperatura rappresenta un insieme di rischi per la gravidanza (e lo sviluppo del feto); ecco cosa c'è da sapere e come prevenire le situazioni di pericolo.
Il caldo in gravidanza ha, come vedremo, diversi effetti e conseguenze e l’attenzione va posta non solo sul prevenirne l’esposizione, ma anche sull’adozione di accorgimenti sani per ridurne l’impatto. Le scelte comunemente adottate, infatti, non sempre sono percorribili durante i vari trimestri di gravidanza.
Va posta altresì attenzione anche all’epoca della gestazione in cui ci si trova; l’impatto che il caldo e le alte temperature hanno sui primi mesi è diverso da quello che potrebbero avere nel secondo e nel terzo trimestre.
Facciamo quindi chiarezza fornendo una serie di consigli utili per affrontare le principali criticità legate al caldo durante il periodo della gravidanza.
Per comprendere i rischi e gli effetti dell’aumento della temperatura sulla gravidanza e sulla donna in gravidanza è doveroso partire, come precisato dall’National Health Service (NHS) britannico, dall’aumento della percezione del caldo. Questa è dovuta sia ai cambiamenti ormonali che all’aumento dell’afflusso di sangue alla pelle tanto che è probabile sudare di più.
Questo insieme di condizioni può provocare un maggior affaticamento, il rischio di disidratazione e la manifestazione di un colpo di calore (condizione che provoca la disfunzione di molti organi e può portare anche alla morte). Sono poi da considerare anche i disagi legati al gonfiore alle gambe e al rischio di scottature della pelle a seguito dell’esposizione al sole.
Inoltre, così come riportato in uno studio pubblicato sull’International Journal of Epidemiology pubblicato dall’Oxford University Press, vi è il rischio che le temperature elevate possano compromettere la crescita del feto. Lo studio mostra come in presenza di temperature ambientali più elevate si associa una riduzione della crescita fetale. I parametri ecografici più coinvolti sono quelli legati al diametro biparietale (BPD) e alla circonferenza cranica (HC).
Va precisato come nello studio le variazioni sono emerse a seguito di un’esposizione cumulativa superiore a 5°C nella prima parte della gestazione, ma questo dato deve anche far riflettere nella prospettiva dei cambiamenti climatici che da anni stiamo vivendo con stagioni estive sempre più calde e, quindi, maggiormente a rischio per le gravidanze.
Vi è infine anche un rischio legato al parto pretermine. Nell’opuscolo del Ministero della Salute su “Come vincere il caldo in gravidanza” realizzato all’interno del progetto CCM “Sistema Operativo Nazionale per la Prevenzione degli Effetti del Caldo sulla Salute” viene evidenziato come il caldo può aumentare il livello di quegli ormoni che inducono le contrazioni e il parto.
Il rischio è maggiore per le donne che soffrono di diabete o di pressione alta così come per quelle che vivono nelle grandi città dove i livelli di inquinamento dell’aria è estremamente elevato.
Fondamentale in ogni periodo dell’anno si rivela assolutamente imprescindibile durante la stagione estiva e soprattutto in gravidanza: bere tanto e frequentemente. Introducendo liquidi (soprattutto acqua) nell’organismo non solo si evita il rischio di disidratazione, ma si riduce anche la nausea e l’iperemesi gravidica tipica del primo trimestre.
Come riferito dalla Fondazione Umberto Veronesi, inoltre, l’idratazione è utile anche per contrastare la stipsi. L’indicazione è quella di bere acqua, almeno due-tre litri al giorno (non di più con il rischio di andare incontro a un effetto controproducente), evitando le bevande gassate, quelle zuccherate e l’eccesso di caffè. Sono da evitare anche le bevande molto fredde così come quelle alcoliche (ma queste non solo per una questione di temperatura).
Parallelamente all’idratazione bisogna concentrare l’attenzione sull’alimentazione. Frutta e verdure fresche, specialmente se di stagione, si rivelano utili per l’organismo e anche gradevoli da mangiare. Meglio orientarsi verso pasti leggeri facendo attenzione alla corretta conservazione e preparazione dei cibi.
Un contributo importante riguarda anche l’abbigliamento. Sono da preferire indumenti leggeri e comodi avendo sempre cura di indossare un cappello per proteggere la testa dall’esposizione diretta del sole.
Un aspetto fondamentale riguarda il miglioramento del microclima della propria casa. Oltre all’utilizzo del climatizzatore (da impostare a una temperatura non inferiore ai 24-26°C) è importante chiudere e oscurare le finestre sulle quali batte il sole utilizzando tende, persiane o altri sistemi.
È importante anche concedersi dei momenti per rinfrescarsi facendo una doccia o un bagno (la temperatura dell’acqua non deve essere superiore ai 32°C) ma anche detergendo frequentemente il viso e le braccia con dell’acqua fresca. Una valida soluzione può essere anche quella di andare in una piscina e nuotare ottenendo sia il beneficio termico che quello atletico e psicologico di un’attività estremamente preziosa.
Il caldo non lo si può evitare del tutto, ma si possono adottare accorgimenti tali per organizzare la propria giornata in modo tale da ridurne l’impatto. È noto che bisogna evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e cercare di rimanere il più possibile in ambienti freschi e non esposti all’inquinamento. Quando si esce (e quando si è al mare) va sempre prevista la crema solare con un alto fattore protettivo. Nel viaggiare (per lavoro o per riposo) è fondamentale sempre verificare le previsioni metereologiche per evitare di andare incontro a improvvise ondate di calore.
Nel prevenire i rischi del caldo in gravidanza è estremamente importante anche evitare di fare sforzi, stare troppo tempo in piedi o fermi (meglio nelle ore fresche della giornata uscire e fare una passeggiata) non sottovalutando il problema, ma prendendo consapevolezza di un fenomeno serio con il quale, inevitabilmente, bisogna convivere.
Infine un errore da non fare è quello di non sottovalutare il nascituro. Se il parto avviene in estate, infatti, è fondamentale considerare come la termoregolazione sia estremamente diversa rispetto a quella di un adulto. Oltre a evitare nella maniera più assoluta l’esposizione diretta ai raggi del sole, bisogna prevedere un abbigliamento fresco e leggero avendo cura che beva regolarmente (ricordando che nei primi mesi di vita è sufficiente il latte, materno o artificiale) e non è necessario dargli l’acqua.
Quanto detto per la donna in gravidanza, quindi, vale in maniera ancora più importante nei confronti del neonato.
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