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Una terapeuta ha spiegato su Instagram come mai non sia una buona idea costringere i figli a chiedere scusa: "In questo modo non li farete sentire in colpa per davvero, ecco cosa dovete fare".
Deena Margolin, terapeuta familiare e specialista dell’infanzia, ha spiegato in un video Instagram come mai non sia una buona idea obbligare i nostri figli a chiedere scusa quando sbagliano.
“La sensazione quando vedi tua figlia far male a sua sorella dal nulla, è come quando nei film il tempo rallenta e il protagonista urla: ‘NOOO’”, ha esordito la donna nel video postato sull’account di Big Little Feelings, la comunità per genitori fondata da Margolin e dalla collega Kristin Gallant, coach per genitori.
“Poi torna tutto normale e tu sei lì che pensi: ‘Ma mia figlia è psicopatica? Non le importa aver fatto male a una persona? Deve imparare ad aver cura degli altri. Dobbiamo risolvere questa cosa’”, continua la terapeuta. “E poi diciamo ‘DEVI andare a chiedere scusa’“. Ma questa, in realtà, può non essere una buona idea come pensiamo:
Cosa vogliamo fare? Vogliamo che nostro figlio ragioni su quanto ha fatto. Che sia empatico con la persona che ha colpito. Quando si forza un figlio a chiedere scusa, quella scusa avrà una motivazione ESTERNA, per rendere TE felice, o solo per farti smettere di parlare. Non imparerà nessuna lezione, non ci sarà nessuna crescita a lungo termine.
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Qual è, quindi, la strada alternativa che possiamo prendere? Deena Margolin invita a far ragionare i bambini sui sentimenti provati dalle persone colpite dal loro comportamento.”Si pone l’attenzione sul fatto che anche l’altro bambino abbia delle emozioni”.
Fai vedere loro che le emozioni possono cambiare, e che quando qualcuno non si sta sentendo bene, possiamo farlo sentire meglio con la cura e l’amore. I bambini amano essere inclusi, non che si impartiscano loro ordini. Il modo migliore per insegnare loro le cose, è includerli. Insegnando questo tipo di interazione, insegneremo loro ad essere empatici.
“Questi step costruiscono una motivazione INTERNA, e molto presto sentirete vostro figlio che dice al parchetto: ‘Mi dispiace, va tutto bene?’. Vi gonfierete d’orgoglio”, ha concluso Margolin.