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Partorire in acqua, secondo un nuovo studio condotto dall'Università Statale dell'Oregon (USA), non aumenterebbe il rischio di morti neonatali e traumi post partum.
Un team di ricercatori dell’Università Statale dell’Oregon ha condotto uno degli studi più grandi mai svolto prima sul parto in acqua scoprendo che le nascite in acqua non aumenterebbero il rischio di morte e traumi post partum.
I risultati ottenuti su un campione di 35.060 gravidanze evidenziano un rischio minore di esiti materni e neonatali avversi.
Lo studio, pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynecology, si è concentrato su gravidanze sane e senza complicanze che avrebbero richiesto un intervento ospedaliero, quali:
Il parto in acqua non sempre è disponibile negli ospedali e il team di ricerca per ottenere un campione abbastanza ampio per lo studio, si sono rivolti alle nascite in comunità: ovvero le nascite che avvengono a casa o in un centro di nascita.
Negli USA, solo l’1,5% delle donne incinte partorisce al di fuori di un ospedale e circa la metà di loro sceglie il parto in acqua.
I ricercatori dell’Oregon Health & Science University hanno, dunque, confrontato circa 35.060 gravidanze appartenenti ai 50 stati americani. Dalla totalità:
L’analisi ha anche abbinato all’interno dei gruppi di gravidanza 80 variabili come età, livello di istruzione e caratteristiche della gravidanza. Il metodo a punteggio utilizzato ha permesso un confronto diretto tra i due gruppi di parto.
La Dott.ssa Melissa Cheyney, co-autrice dello studio e Prof.ssa di antropologia presso il College of Liberal Arts dell’OSU, ha specificato:
Per metterlo in prospettiva, l’unico altro studio che ha provato a farlo ha trovato solo quattro covariabili. Dal momento che abbiamo abbinato più di 80, siamo fiduciosi che i due gruppi che stiamo confrontando siano molto simili, tranne per il luogo in cui hanno partorito: sulla terra o nell’acqua.
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Gli studiosi hanno evidenziato che le nascite in acqua presentavano un rischio minore di esiti materni e neonatali avversi, tra cui ospedalizzazione e/o emorragia post partum e, cosa più importante, nessun aumento di morte neonatale.
La Dott.ssa Marit Bovbjerg, autrice senior dello studio nonché Prof.ssa di epidemiologia presso il College of Public Health and Human Sciences dell’Università Statale dell’Oregon (OSU), ha specificato:
Alle persone piace lavorare in acqua perché aiuta con la gestione del dolore. Il problema ora è che alcuni ospedali offrono l’immersione in acqua per il travaglio, ma poi una volta che inizi a spingere per far nascere il bambino, devi uscire dalla vasca. Questo studio cerca di capire se la donna deve davvero uscire fuori dalla vasca nella fase finale del travaglio o se il neonato può nascere sott’acqua.
La Dott.ssa Melissa Cheyney, ha ribadito:
La maggior parte delle persone desidera davvero il continuo sollievo dal dolore che l’immersione in acqua calda può offrire durante la fase di spinta. E poche donne in quel momento apprezzano di dover uscire dalla vasca. L’alternativa per la gestione del dolore è l’anestesia epidurale, e questo non è privo di rischi.
Quello che abbiamo scoperto qui è che il parto in acqua può essere totalmente sicuro in questi ambienti domestici e centri di nascita. Quindi sicuramente puoi anche farlo in un ospedale, dove sono disponibili molte più risorse.
Dai risultati inerenti la corrispondenza dell’analisi, l’unico esito materno considerato un po’ più rischioso riscontrato dalle nascite in acqua era la possibilità di infezione uterina post partum.
Inoltre, rispetto ai parti non in acqua, ogni 10 mila parti in acqua svengono associati altre 6 infezioni uterine post partum ma, tuttavia, non esiste alcun aumento del rischio di essere ricoverati in ospedale a causa di un’infezione.
Inoltre, i parti in acqua erano associati a rischi inferiori per molte altre complicanze, tra cui:
La Dott.ssa Bovbjerg ha concluso affermando:
Il parto in acqua non è per tutti ma, per alcune persone, questa potrebbe essere un’opzione assolutamente praticabile.
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