
Tutte le informazioni sulla procedura per richiedere la Social card per i bambini minori di 3 anni e le ultime notizie del Ministero dell'Economia ...
Chi Magazine ha fotografato Kate Middleton insieme ai suoi bambini Charlotte e George di Cambridge in una cartoleria, mentre i royal babie pagavano con i loro soldi il materiale acquistato. Uno spunto interessante per parlare di soldi, paghetta e bambini: quando si comincia a responsabilizzarli col denaro?
In un’esclusiva mondiale che ha fatto tornare sulle scene dopo diverse settimane Kate Middleton, si vede la Duchessa di Cambridge con i suoi due bambini più grandi, George e Charlotte, in una cartoleria di Londra. Il giornalista che ha raccontato la scena colta dalla macchina fotografica dei paparazzi, ha svelato che i piccoli hanno pagato di tasca propria il materiale acquistato sotto gli occhi della mamma. Una scena che ha confermato che soldi e bambini è un binomio caldo anche nella corte più ricca e glamour d’Europa.
Mentre si susseguono le voci di una nuova gravidanza (la quarta) per Kate Middleton – sebbene sia un gossip che ricorre annualmente spesso senza fondamento – la moglie del principe William è impegnata nel ritorno al lavoro dopo le vacanze estive e lo stop degli eventi legati alla diffusione del Covid. Le immagini esclusive con i suoi due bambini in cartoleria la inquadrano in un momento di vita normalissima: le cronache reali dicono che sia il principe William che sua moglie puntano a far vivere una vita semplice e senza scossoni ai tre figli (negli scatti manca Louis di Cambridge, 3 anni) e questo include zero titoli nobiliari da usare a scuola e anche una piccola paghetta da dare ai bambini affinché possano capire il valore del denaro e usarlo al meglio.
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Se anche una Duchessa dal budget illimitato che sta crescendo un futuro re (il piccolo George, che succederà a suo padre William a suo tempo) ci tiene a insegnare ai suoi figli il valore dei soldi, un motivo ci sarà. Ecco una piccola guida per iniziare ad approcciare il tema con i piccoli a partire dai 4 anni ed eventualmente a impostare dei giochi e delle attività per contestualizzare e imparare a quantificare una piccola paghetta nella vita quotidiana.
A partire dai 4 anni i bambini cominciano a percepire lo scambio di denaro tra adulti come una cosa normale e necessaria per acquistare prodotti, alimenti e altri oggetti indispensabili. Cominciano inoltre a fare domande sul lavoro dei genitori e in generale degli adulti che stanno loro intorno, ed è proprio in questa fase che è già possibile introdurre il tema dello stipendio e del corrispettivo che ogni persona che lavora ha diritto di ottenere per le sue prestazioni.
Ecco qualche consiglio per approcciare l’argomento tra i 4 e i 6 anni e individuare una piccola somma da dare ai piccoli per le loro piccole spese mensili.
Intorno ai 3 anni i piccoli cominciano “a fare finta”, replicando spesso ciò che vedono fare agli adulti. Questo integra anche l’emulazione di alcune professioni, in particolar modo quello della maestra. Partire da mestieri che i bimbi conoscono è un buon modo per introdurre il tema del denaro, collegando a un certo tipo di lavoro il concetto di retribuzione.
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Ideale, prima di concedere una piccola paghetta ai bimbi, è giocare allo scambio di soldini finti ad esempio mentre si fa finta di gestire un supermercato, un ristorante o un negozio. Associare al baratto di oggetti (“Io ti do un finto muffin, tu mi dai un soldino“) con il denaro aiuta a rendere più consapevoli i bambini sul valore dei soldi, almeno in una fase preliminare.
Intorno ai 5 anni i bambini cominciano a percepire le differenze e le gerarchie tra numeri. Andare al supermercato per fare la spesa, chiedendo loro di scegliere i prodotti dal prezzo più basso, è un ottimo allenamento da fare anche in vista dell’ingresso alla scuola primaria.
Fondamentale è anche che i bimbi non percepiscano il denaro come un bene sempre accessibile e che anche il Bancomat, spesso collegato all’immediata disponibilità di soldi in contanti, venga contestualizzato e raccontato in modo semplice ma univoco. Associare la paghetta e il suo suo (soprattutto con bambini dai 6 anni in su) a momenti speciali del mese o della settimana è importante per collegare al denaro un valore, gettando le basi per un rapporto futuro sano ed equilibrato. Importante è non associare mai un comportamento educato a una ricompensa il denaro: il bambino deve imparare a seguire le regole a prescindere e non perché si aspetta un premio.
Se i bambini pongono domande dirette sul denaro, è necessario rispondere in modo semplice e lineare, senza tabù o stereotipi. Farsi aiutare da libri adatti alla loro età può essere un valido aiuto ma anche sfruttare la morale di favole e fiabe, ad esempio, è un ottimo modo per spiegare il valore dei soldi. Basti pensare alla storia “La cicala e la formica”, utilissima per imparare il concetto di parsimonia e spreco.
Quando sono così piccoli, anche un centesimo conta. Quindi non è importante il quanto si decide di dare ai bimbi, ma come si diceva sopra soprattutto il quando (a cadenza ciclica ma non troppo serrata) e spiegare prima cosa si può acquistare con quei soldini senza chiederne altri a mamma e papà. Se in edicola il bambino sceglie ad esempio un pop it che ne costa 3, è importante spiegare che quel giocattolo non è ancora alla sua portata e invitarlo ad attendere di guadagnare, secondo le regole di mamma e papà, ciò che manca all’importo; oppure rinunciare e scegliere un gioco che invece può permettersi.
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