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La fase del no dei bambini, che si manifesta attorno ai 2 anni, può essere difficile da comprendere e particolarmente estenuante per i genitori: ecco i consigli per superarla.
Una delle fasi meno simpatiche che i genitori hanno attraversato nella crescita dei propri bambini è la fase oppositiva del no.
Chi ha figli piccoli sa di cosa stiamo parlando, la fase del no non risparmia nessun bambino ed esaspera i genitori che, afflitti, non sanno più come gestire il bimbo nel migliore dei modi. Ma pochi riconoscono l’importanza della fase oppositiva e quando questa sia importante nello sviluppo del bimbo.
Scopriamo perché subentra tale fase nel piccolo e come i caregiver possono rapportarsi ad esso utilizzando gli strumenti più idonei.
Uno dei momenti in cui il genitore entra davvero in crisi è rappresentato dalla fase del no del proprio bambino. Intorno ai 2-3 anni di vita, il bimbo inizia a manifestare alcuni comportamenti oppositivi, contraddicendo ogni richiesta di mamma o papà con un perentorio “no” e momenti di pianto e rabbia spesso incontrollata. È l’inizio della fase del no, nota anche come “terrible two“.
La genitorialità, in questa fase, subisce un vero e proprio shock che porta il genitore a domandarsi “dov’è che ha sbagliato”. Ma tutto diventerebbe un po’ più semplice e comprensivo se il genitore capisse che, in realtà, la fase oppositiva rappresenta una tappa fondamentale nello sviluppo del bimbo, permette, infatti a quest’ultimo di accrescere la propria autonomia.
Spesso accade che i genitori, anche a causa delle scarse possibilità di confronto con altri bimbi, pensano che il problema riguardi solo i propri figli capricciosi e non sanno che, invece, questa fase è del tutto normale nello sviluppo infantile. Inoltre, ha anche una valenza positiva poiché in psicologia viene associata alla comparsa della consapevolezza di essere individui in grado di esercitare la propria volontà.
La fase del no solitamente si presenta intorno ai 18 mesi di vita del piccolo e perdura, più o meno, sino al compimento dei 3 anni. In questo lasso di tempo il bambino tenderà di opporsi a qualsiasi cosa, anche piacevole, che gli viene proposta. E tale comportamento è del tutto fisiologico che accada in maniera maggiore proprio con le figure di riferimento più vicine – mamma e papà – piuttosto che con terze persone. Questo perché, essendo una fase in cui il bambino sperimenta la sua autonomia, i genitori sono il primo punto da cui distaccarsi.
Ecco spiegato perché è facile che in casa il bimbo assuma dei comportamenti più “capricciosi” piuttosto che a scuola o in compagnia di zii, nonne o amici. Ma come comportarsi in questa fase? Alcuni consigli che i genitori possono adottare affinché in famiglia regni la serenità.
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