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Gli organi maggiormente trapiantati in età pediatrica sono il rene e il fegato. La donazione degli organi e i trapianti sui bambini minori di 6 anni non si è arrestata: i numeri e le percentuali di successo grazie alla donazione in vita.
L’11 Aprile è la Giornata nazionale della donazione di organi e tessuti e l’iniziativa, giunta alla sua 24esima edizione, riguarda anche i bambini, soggetti delicati e forti allo stesso tempo. Scopriamo i numeri riguardante la donazione in vita, i trapianti e come si sta progredendo in Italia a riguardo.
Come si legge dal sito del Ministero della Salute, e in riferimento ai dati riportati dal Programma nazionale pediatrico, i numeri dei bambini in attesa di trapianto d’organo sono attualmente 222.
Nei primi sei mesi dello scorso 2020, i bambini che hanno ricevuto un trapianto sono stati 60. Gli organi maggiormente trapiantati nei bambini sono stati:
L’età dei bambini che hanno ricevuto le donazioni si aggirano, in media:
Mentre, il 42% dei trapiantati aveva più di 11 anni. Dal punto di vista delle donazioni, invece, i minori deceduti in rianimazione le cui famiglie hanno acconsentito al prelievo dei loro organi sono stati 17: di cui, quasi la metà erano bambini con meno di 6 anni.
Nei primi sei mesi del 2020 il numero di pazienti pediatrici trapiantati rispetto a quelli iscritti a inizio anno è stato del 27,5%: più alto per i bambini che aspettano un fegato (42%), più basso per i trapianti di cuore (15%).
Purtroppo, ad oggi, sono ancora troppi i bambini che sono in attesa di essere curati, e per questo è sempre fondamentale ricordare l’importanza della donazione in vita.
Quando si parla di donazione di organi la mente corre subito alla donazione post mortem. Ebbene, si può donare un organo anche da donatore vivente. Questa sarebbe un’ulteriore chance per tutti quei bambini in età pediatrica che si trovano a lottare e ad aspettare il proprio turno in interminabili liste d’attesa.
Come si legge sul sito dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù,
La scelta del donatore vivente, nei casi in cui è possibile, amplia il ventaglio delle opzioni oggi disponibili per salvare la vita ai piccoli pazienti.
Ricorrendo a tale tecnica si potrà:
In genere i primi donatori viventi sono i genitori, i quali hanno la possibilità di offrire un rene (Legge 26 giugno 1967 n. 458) o una parte del proprio fegato al figlio (Legge 16 dicembre 1999 n. 483). Per la donazione del fegato, si seziona il fegato del donatore adulto e se ne utilizza una piccola parte per il paziente pediatrico. Al donatore vivente viene prelevato solo il 25% del fegato totale, e impiantato sul bambino. La porzione di organo trapiantata crescerà col piccolo paziente fino a raggiungere una massa normale nell’età adulta.
La maggior parte dei centri autorizzati al trapianto di rene da vivente eseguono il prelievo dell’organo con tecniche mini-invasive come la laparoscopia.
La percentuale di sopravvivenza dei piccoli pazienti e degli organi trapiantati supera il 90%.
Ovviamente, come specifica il Ministero della Salute:
La donazione in vita, al pari di quella dopo la morte, è strettamente regolamentata nel nostro Paese da leggi e protocolli che ne definiscono, tra l’altro, procedure operative, eventuali controindicazioni cliniche per il donatore e modalità di adesione.
La donazione vivente è considerata dai medici come una valida opzione terapeutica che presenta risultati migliori rispetto al trapianto di organo ricevuto da donatore deceduto. Ed è proprio per tale motivo che risulta di vitale importanza aumentarne la conoscenza tra i familiari e la popolazione in generale.
La donazione di sangue da cordone ombelicale è una tecnica non invasiva e sicura, sia per la mamma sia per il bambino, che racchiude in sé una ricchezza senza limiti.
Non incide in nessun modo con il parto e viene effettuata con un prelievo di pochi minuti, subito dopo la nascita del bambino. Ogni nuova mamma in salute può, potenzialmente essere una donatrice.
Le cellule staminali emopoietiche presenti nel cordone ombelicale sono delle cellule, non ancora completamente differenziate, da cui prendono vita globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Si dice che del cordone non si butta via niente, e questo è vero, perché può salvare la vita del bambino ma anche quella dei genitori.
Si è osservato che il sangue placentare contiene cellule staminali emopoietiche che hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa a scopo di trapianto.
Le cellule staminali cordonali sono perfettamente in grado di ricostituire un midollo osseo dopo la sua distruzione in seguito, per esempio, a un trattamento radio-chemioterapico.
Il sangue cordonale raccolto subito dopo il parto contiene cellule staminali con immaturità immunologia, il cui utilizzo spesso consente di effettuare il trapianto anche tra persone non perfettamente compatibili, come invece è necessario per le staminali emopoietiche da adulto.
Quindi, donare il sangue del cordone ombelicale rappresenta una valida alternativa per curare il bambino gravemente malato o un suo consanguineo come una sorella o un fratello.
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