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Sono tante le domande che chi vuole stare accanto a una donna che ha appena perso una gravidanza si pone. A questo ha cercato di dare una risposta un’ostetrica americana con oltre 10 anni di esperienza, che spesso si è imbattuta nello strazio di chi stava affrontando un aborto.
Come si fa a stare vicino a chi ha appena avuto un aborto spontaneo? Cosa è giusto dire e cosa no a chi sta vivendo questo dolore? Sono tante le domande che chi vuole stare accanto a una donna che ha appena perso una gravidanza si pone. A questo ha cercato di dare una risposta Marea Goodman, un’ostetrica americana con oltre 10 anni di esperienza, che spesso si è imbattuta nello strazio di chi stava affrontando un aborto.
“Alcune cose che sento più e più volte dalle persone sono: ‘Perché nessuno ne parla?’, oppure: ‘Tutti dicono che è così comune, ma io mi sento così sola’”, spiega Goodman su Motherly, sottolineando che è il senso di solitudine l’emozione più ricorrente dopo un aborto spontaneo. Un motivo in più per cercare di capire come supportare le persone che stanno vivendo quest’esperienza dato che, come precisa l’ostetrica, sono abilità che si possono imparare. Ecco quindi ecco cinque consigli per rapportarsi e supportare chi sta soffrendo per un aborto, ricordandosi sempre che ogni persona affronta il dolore in maniera diversa.
Avere un aborto spontaneo è un’esperienza umana molto comune, quindi il primo consiglio per sostenere qualcuno che sta soffrendo per questo è di esaminare prima se stessi: “Hai mai avuto un aborto spontaneo? Come ti sei sentito? Hai ricevuto supporto?”. Indipendentemente da questo, e quindi che abbiate sperimentato o meno un aborto, provate a interrogarvi su quali sono i messaggi che la società manda su questo tema e chiedetevi se siano veri. È utile anche comprendere qual è il vostro rapporto con il dolore, i bambini e la perdita di una gravidanza.
È essenziale che le persone abbiano l’opportunità di elaborare il proprio dolore e non sentirsi affrettate a superarlo. Dire: “Oh, rimarrai incinta di nuovo”, può dare l’idea che diminuisca l’importanza di questa gravidanza e la sua perdita, mentre è giusto affrontare il dolore e viverlo per superarlo.
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Il dono della presenza è fondamentale, ma non tutti elaboriamo le emozioni nello stesso mondo e mentre per alcuni una spalla su cui piangere è indispensabile, altri potrebbero preferire avere più spazio e tempo da soli. La cosa importante è offrire la propria presenza ma rispettare tempi e modi di chi sta soffrendo.
Tantissime donne si incolpano, ma dal punto di vista medico sappiamo che circa il 20-30% di tutte le gravidanze termina con un aborto spontaneo e che la stragrande maggioranza di queste è causata da anomalie cromosomiche nel feto in crescita. Nonostante questa conoscenza, è estremamente comune che le persone si sentano in colpa pensando di aver fatto qualcosa per causare la perdita della gravidanza. “Come ostetrica – spiega Goodman – assicuro sempre alle persone che non hanno fatto nulla per causare il loro aborto spontaneo”.
Molte persone hanno bisogno di un sostegno materiale e pratico in questo periodo ma spesso non sanno come chiederlo. Chiedere se serve qualcosa, come fare la spesa, portare fuori il cane, preparare un pasto, o fare le faccende domestiche potrebbe essere di grande aiuto.
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