
I bambini apprendono più dai gesti che dalle parole e per questo cercano di imitare genitori e adulti, per fare esattamente ciò che fanno loro co...
Le scelte che i bambini fanno non sono mai casuali. Lo studio condotto da un team di ricercatori della Johns Hopkins University svela come i bambini dai 10 ai 20 mesi scelgano i giochi in base alle proprie preferenze. Il pregiudizio è, quindi, innato?
Le scelte apparentemente casuali dei bambini in fatto di giochi sono, in realtà, le loro preferenze. Questa è la conclusione a cui un team di psicologi della Johns Hopkins University sono arrivati dopo aver posto dei bambini davanti a delle scelte su quali giocattoli preferivano rispetto ad altri.
Lo studio ha riferito come, bambini molto piccoli – parliamo della fascia d’età che va dai 10 ai 20 mesi – abbia risposto in modo non casuale a tale scelta. Un lavoro sulla psiche e sulla sviluppo infantile che ha portato i medici e gli psicologi a chiedersi se esista, infondo, una differenza tra un bimbo piccolo e un adulto quando entrambi sono messi difronte all’atto di scegliere un qualcosa per se stessi.
Come avviene tale scelta nei bambini? È davvero casuale oppure, vi è un pregiudizio alla base?
Scopriamo le conclusioni a cui il team è arrivato e come si è sviluppato l’intero iter della ricerca sulla sviluppo dei bambini in rapporto agli adulti.
Dalla recente ricerca effettuata dal team di psicologi infantili della Johns Hopkins University i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Science, è chiaro come i bambini dai 10 ai 20 mesi di età, compiano le loro scelte non in modo casuale come si potrebbe pensare, bensì, mossi da una sorta di “pregiudizio” innato, diciamo, una sorta di preferenza verso un determinato oggetto di proprio interesse.
Un po’ come avviene per gli adulti, i quali sono spinti, nello scegliere tra due oggetti o anche due azioni quotidiane, quella a favore dei propri interessi. Cosa c’è di strano?
La cosa particolare qui, è scoprire come un bimbo piccolissimo con poche – ovviamente – esperienze possa avere in sé già questa spiccata predisposizione a scegliere il giocattolo che più gli interessa non casualmente.
Il coautore dello studio, Alex Silver, ha dichiarato:
L’atto di fare una scelta cambia il modo in cui ci sentiamo riguardo alle nostre opzioni… Anche i bambini che sono davvero solo all’inizio delle scelte per sé stessi hanno questo pregiudizio così come gli adulti.
Le persone presumono di scegliere le cose che gli piacciono. Ma tale ricerca suggerisce che a volte è proprio l’esatto opposto.
Lisa Feigenson, coautrice dello studio e scienziata cognitiva della Johns Hopkins University specializzata nello sviluppo dei bambini, ha spiegato che gli adulti giungono alla conclusione, quando scelgono un oggetto o una determinata cosa, sulla base di cosa piace loro o non piace.
Il pensiero della persona dopo la sua scelta sarà: “Ho scelto questo, quindi mi deve piacere. Non ho scelto quest’altra cosa, quindi non deve essere la scelta giusta per me.”
Gli adulti, dunque, fanno queste supposizioni inconsciamente, giustificando la loro scelta dopo il fatto compiuto. Questo ha senso per gli adulti che vivono in una cultura orientata al consumo e che devono fare scelte arbitrarie ogni giorno, per qualsiasi cosa, dalla scelta del dentifricio più adatto alle proprie esigenze, al ristorante migliore sino a a scelte più importanti.
La domanda, per i due coautori dello studio, Feigenson e Silver, era:
Quando esattamente le persone iniziano a farlo? Da quale età si inizia a scegliere non casualmente un oggetto?
Per dare una spiegazione a tale quesito, gli studiosi hanno preso in esame i bambini che, di per sé, non hanno molte scelte. Come sostiene Feigenson
I bambini sono una finestra perfetta sull’origine di questa tendenza.
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Lo studio si è basato su un campione di bambini di età compresa tra 10 e 20 mesi ai quali, i ricercatori hanno offerto loro una scelta di oggetti con cui giocare: due blocchi morbidi luminosi e colorati.
I ricercatori hanno posizionato ogni blocco molto lontano da loro, quindi, i bambini dovevano gattonare o camminare verso l’uno o l’altro gioco per quella che sembrasse una scelta casuale.
Una volta che il bambino aveva scelto per sé uno dei due giocattoli, i ricercatori sottraevano lui il gioco portandolo via e tornando dal bimbo con una nuova opzione da scegliere. I bambini potevano, quindi, scegliere o il giocattolo che non avevano scelto la prima volta o il giocattolo nuovo di zecca.
La conclusione ha visto i bambini scegliere sempre il nuovo giocattolo, scartando in automatico quella vecchia rimasta non scelta sin dall’inizio.
Feigeson in merito alla scelta effettuata dai bambini ha dichiarato:
I bambini hanno scelto in modo affidabile di giocare con il nuovo oggetto piuttosto che con quello che non avevano scelto in precedenza, come se stessero dicendo: non ho scelto quell’oggetto l’ultima volta, immagino che non mi sia piaciuto molto.
Questo è il fenomeno fondamentale. I bambini, come gli adulti, non preferiscono l’oggetto non scelto. Negli esperimenti successivi, quando i ricercatori hanno, invece, scelto con quale giocattolo il bambino avrebbe giocato, il fenomeno è scomparso del tutto.
Dunque, se si toglie l’elemento della scelta, il fenomeno scompare. I ricercatori sono giunti alla conclusione che, in realtà, i bambini non hanno scelto il proprio giocattolo in base alla novità o alla preferenza intrinseca, bensì ad alcune caratteristiche e preferenze metodiche.
Questo studio sarà portato avanti dai ricercatori i quali hanno espresso il loro desiderio di studiare in modo più approfondito l’evoluzione della scelta nei bambini e successivamente l’idea del sovraccarico di scelte.
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