Shaken Baby Syndrome: perché la Sindrome del Bambino Scosso è molto pericolosa

Nessuno farebbe volutamente del male al proprio figlio, ma la Shaken Baby Syndrome (Sindrome del Bambino Scosso) è una forma di maltrattamento inconsapevole a cui prestare massima attenzione.

Tra le forme di abuso sui minori rientra anche la cosiddetta Shaken Baby Syndrome (SBS), la Sindrome del Bambino Scosso. Così si esprime la Cleveland Clinic che sottolinea come, sebbene sia una violenza effettuata senza l’intenzione di nuocere al bambino, rappresenta comune una forma di violenza grave. Tanto che negli Stati Uniti la Sindrome del Bambino Scosso è la principale causa di morte per abuso sui minori di 5 anni. In Italia, riporta la Società Italiana di Neonatologia (SIN), si stima che sia un fenomeno che interessi 3 casi ogni 10.000 bambini di età inferiore a un anno, ma il dato potrebbe essere sottostimato. Per evitare di sottovalutare questo rischio è importante conoscere più nel dettaglio questa condizione e, soprattutto, i fattori di rischio a cui prestare maggiore attenzione essendo una forma di violenza che si concretizza il più delle volte per mano di un caregiver.

Che cos’è la Shaken Baby Syndrome

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù spiega la Shaken Baby Syndrome come la forma di grave maltrattamento fisico nei confronti di un neonato o di un lattante caratterizzata dallo scuotimento violento del bambino. Il bambino, tenuto per il tronco e scosso in maniera vigorosa, può andare incontro a trauma cerebrale con importanti (e anche fatali) complicanze neurologiche.

Sebbene la causa clinica sia da ricercare nei movimenti che subiscono cervello, cervelletto e midollo allungato; bisogna comprendere le ragioni che portano un adulto a scuotere un bambino. Spesso, precisa la Mayo Clinic, questo avviene per frustrazione o rabbia provata dal genitore (o dal caregiver) che reagisce in questo modo al pianto del bambino. L’intento e le convinzioni sono che così facendo il bambino si calmi e smetta di piangere, ma in realtà il rischio è quello di provocare un danno irreparabile.

Per questo motivo, puntualizza la Società Italiana di Pediatria (SIP), il picco di incidenza della Shaken Baby Syndrome si ha tra le due settimane e i sei mesi di vita. In questa fase, infatti, il pianto del neonato è più intenso ed è anche un’età in cui il bambino non ha ancora il controllo del capo e la struttura ossea è molto fragile.

Va invece liberato il campo da possibili equivoci ribadendo quanto ricordato anche dall’Associazione Culturale Pediatri (ACP) che sottolinea come le cadute accidentali, come quelle dal letto, dal divano e dalle braccia dei genitori (anche durante il gioco), non sono responsabili di conseguenze così gravi né per la dinamica né per l’intensità di forza necessaria per provocarla. Sebbene involontaria la Sindrome del Bambino Scosso è una conseguenza di un’azione diretta sul corpo del bambino.

Perché scuotere un neonato è così pericoloso

La causa della Shaken Baby Syndrome è da individuare nei movimenti di rotazione cui va incontro il capo del bambino che, per le grandi dimensioni del cranio e la muscolatura del collo ancora non completamente sviluppata, provoca una rapida accelerazione e decelerazione del cervello, del cervelletto e del midollo allungato. Questi movimenti causano un trauma contusivo responsabile della lesione dei nervi e della rottura dei vasi sanguigni con conseguenti emorragie.

Si verificano, quindi, una serie di condizioni che favoriscono l’insorgenza della Shaken Baby Syndrome. Da una parte, infatti, i neonati hanno una testa molto grande e pesante in proporzione al resto del corpo mentre non hanno il controllo completo del capo (che avviene intorno al quarto mese) e la muscolatura del collo non è così sviluppata. Inoltre il cervello dei bambini, per via del processo di mielinizzazione che non si è ancora completato, è più morbido e fragile così come i vasi sanguigni e i nervi che possono lacerarsi con molta facilità.

È importante ricordare, come sottolineato dal portale MedlinePlus, che è sufficiente anche uno scuotimento breve (di meno di 10 secondi) per causare danni cerebrali gravi e irreversibili.

Segnali da non sottovalutare

Sindrome-Bambino-Scosso
Fonte: iStock

I danni provocati dalla Sindrome del Bambino Scosso possono essere più o meno gravi e comparire sin da subito o anche a distanza di tempo. Può anche accadere che lo scuotimento non provochi segni evidenti di lesioni fisiche, ma proprio per questo è importante monitorare i possibili segnali d’allarme della Shaken Baby Syndrome che sono:

  • incoscienza
  • convulsioni
  • difficoltà respiratorie
  • arresto cardiorespiratorio
  • fontanella pulsante
  • diminuzione del tono muscolare
  • pupille dilatate
  • pallore
  • pelle cianotica
  • cambiamenti nel comportamento
  • irritabilità
  • assenza di sorrisi e di emissione di suoni
  • scarso appetito
  • difficoltà di suzione
  • incapacità di sollevare la testa
  • tremori
  • rigidità
  • cattiva postura
  • incapacità di seguire i movimenti con lo sguardo
  • epilessia
  • paralisi cerebrale
  • problemi di udito

Prevenzione e supporto per i neogenitori

Trattandosi di una condizione completamente prevenibile è importante individuare tempestivamente eventuali fattori di rischio che possano portare il genitore a una reazione di questo tipo. È necessario innanzitutto sapere che un comportamento di questo tipo non è risolutivo ma, anzi, potenzialmente controproducente. Oltre a essere normale che il neonato pianga molto, non o si calma scuotendolo in maniera energica.

L’obiettivo di tale sensibilizzazione e consapevolezza non è quello di colpevolizzare i genitori, ma di evitare tragedie irreparabili non solo per lo stesso bambino, ma anche per la persona responsabile di tale comportamento. È doveroso che i genitori siano consapevoli dell’estrema difficoltà cui possono andare incontro nei primi mesi e di sapere di poter contare sul supporto di qualcuno. Chiedere aiuto non è mai un errore ed è utile prepararsi per tempo anche a una serie di tensioni e fragilità cui non si immaginava di andare incontro.

La genitorialità può per alcuni essere anche questo e sentirsi sopraffatti, impreparati e incapaci di gestire le necessità di un neonato non è una colpa, mentre lo è il causare danni al proprio bambino. Il partner, i famigliari, gli amici più stretti ma anche il pediatra hanno il compito di cogliere eventuali segnali di allarme sui quali intervenire tempestivamente per prevenire esiti tragici.

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  • Neonato (0-1 anno)