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Tra emozione e attenzione al regolare sviluppo motorio del neonato; scopriamo quando inizia (o dovrebbe iniziare) a muovere i primi passi e come aiutarlo a prendere sicurezza.
Un momento emozionante per i genitori ma anche molto importante nello sviluppo motorio del bambino; un appuntamento che non va solo atteso ma anche stimolato, incoraggiato e favorito e che può restituire, in caso di anomalie, informazioni utili su eventuali disturbi.
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) definisce lo sviluppo motorio come l’insieme complesso e continuo dello sviluppo sensoriale, motorio, cognitivo, relazionale, emotivo e sociale. Come riferito anche in uno studio pubblicato su ScienceDirect, lo sviluppo motorio è determinato da una predisposizione genetica al movimento e dalle esperienze maturate.
Nella valutazione delle capacità motorie di un bambino (che incide anche sul quando il piccolo riesce a compiere i primi passi) bisogna quindi tenere conto di aspetti fisici (come la struttura muscolo-scheletrica) ma anche personali (il carattere) e ambientali (gli stimoli che riceve e il modo con cui il caregiver di riferimento si prende cura di lui).
Quello dei primi passi, quindi, è solo l’ultimo (e neanche del tutto) step di un processo di acquisizione che ogni bambino fa del proprio corpo, delle sue capacità e di come può e riesce a interagire nello spazio. Volendo riassumere alcuni dei principali passaggi dello sviluppo motorio del bambino (da non intendersi solo con il camminare ma più in generale il muoversi nello spazio) la Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICUPP) indica:
Il processo che porterà il bambino a compiere i primi passi e quindi a camminare autonomamente non ha un inizio definito, in quanto vi è tutta una fase di “pre-cammino” che inizia già intorno al sesto mese. I bambini che imparano a muoversi spontaneamente nell’ambiente prima di iniziare a camminare sono fondamentali per il bambino per conoscere meglio il proprio corpo e lo spazio circostante e per acquisire le basi dell’equilibrio che renderanno i suoi spostamenti più sicuri.
È intorno al nono/decimo mese, quindi, con tutto il bagaglio di esperienze e abilità acquisite che riesce a muovere i primi passi, anche se al momento solo se sostenuto con entrambe le mani. Questo perché, come riportato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, i muscoli delle gambe, grazie al gattonamento e alla capacità di stare in piedi da solo, sono diventati più forti. Ed è in questo contesto, tra il decimo e il dodicesimo mese, che il bambino inizia a provare e a perfezionare la sua capacità di muoversi da solo in posizione eretta.
Il bambino che fino a pochi giorni prima gattonava e si rotolava ora è in grado di camminare, tentando di spostarsi da solo da un punto all’altro sia per raggiungere ciò che gli interessa sia per sperimentare questa nuova straordinaria abilità.
Gli stimoli che il bambino riceve sono essenziali alla sua crescita ma non devono mai diventare una forzatura per obbligarlo a raggiungere le tappe dello sviluppo. Le indicazioni in questo senso parlano di compiti evolutivi integrati che non sono solo prettamente motori, ma anche sensoriali, cognitivi, relazionali e sociali e sono appuntamenti dello sviluppo che maturano in un arco temporale ampio con una variabilità fisiologica della normalità per ciascun bambino.
Le fasi dello sviluppo, che la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale indica come quella 0-3 mesi, 3-6 mesi, 6-9 mesi, 9-12/18 mesi, sono finestre temporali nelle quali di norma, per tutta una serie di elementi (anche naturali propri dell’essere umano) avvengono determinate acquisizioni. In ciascuna di queste fasi i genitori (e i caregiver che si occupano dei neonati) possono (e dovrebbero) adattare l’ambiente nel quale il bambino si trova dandogli giocattoli e attrezzature secondo i suoi bisogni evolutivi.
Nella fase 6-9 mesi, quindi, è preferibile evitare l’uso del box e del girello (che induce movimenti falsi ritardando la deambulazione autonoma) e limitare il tempo trascorso in passeggini, culle e seggioloni. Allo stesso tempo è da evitare il metterlo in piedi prima che sia in grado di alzarsi da solo.
Un metodo efficace per stimolare i primi passi è sicuramente quello di lasciare libero il bambino di muoversi per casa o accompagnandolo tenendogli le mani mentre prova a camminare, anche se è preferibile favorire la sua indipendenza e lasciargli scoprire autonomamente come fare contemplando anche le cadute, che sono utili per acquisire l’equilibrio e imparare anche a rialzarsi.
Esistono in questo senso giocattoli da passeggio (o anche le sedie leggere) che il bambino può spingere per avere un supporto stabile sul quale appoggiarsi mentre si muove. Si rivelano utili, laddove possibile, le poltrone, i tavolini bassi, il divano con i cuscini rialzati in modo che il bambino abbia un piano di appoggio alla sua altezza per esercitarsi a camminare lateralmente (fondamentale per imparare poi a muovere i primi passi) e per avere uno spazio dove mettere i giocattoli e giocare in piedi.
Parallelamente anche i giocattoli trainabili possono essere un valido strumento per stimolare il bambino a camminare.
È fondamentale che la casa e gli ambienti nei quali il bambino si muove siano sicuri. Vanno quindi rimossi i mobili con bordi taglienti o spigolosi o applicare delle imbottiture e delle protezioni. È importante anche rimuovere o allontanare dalla sua portata i vari soprammobili, accessori e fili che possono essere presenti sui mobili bassi e mettere in sicurezza i cassetti per evitare che il bambino li apra e giochi con articoli pericolosi contenuti al loro interno.
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È doveroso porre attenzione anche alle lampade con filo e a tutti gli ostacoli che potrebbero interferire con il movimento in sicurezza dei bambini. A questo proposito anche le prese elettriche e gli oggetti pericolosi (come i farmaci) o che il bambino non sa gestire correttamente (come i flaconcini di sapone sul bidet o sul bordo della vasca da bagno o, ancora, i caricabatterie, i gioielli e gli altri articoli posti sui comodini della camera da letto) vanno messi dove il bambino non può arrivare.
L’indicazione della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche è di non preoccuparsi se fino a 18 mesi il bambino non cammina né porre particolare attenzione alla posizione assunta dai piedi durante l’appoggio che è del tutto casuale. È importante però seguire tutto il percorso dello sviluppo motorio e segni di eventuali problemi e disturbi possono manifestarsi precocemente o comunque prima dell’eventuale ritardo nel camminare.
I principali segni o ritardi nello sviluppo, riporta l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che devono destare preoccupazione sono:
Ogni segno va valutato singolarmente nel contesto di ogni bambino in quanto non necessariamente il ritardo psicomotorio sperimentato nei primi anni corrisponde a una disabilità negli anni successivi.
A questo proposito si rivelano estremamente importanti i bilanci di salute svolti dal pediatra a cadenza regolare (specialmente nel primo anno di vita) durante i quali il medico ha l’opportunità di verificare eventuali elementi anomali che richiedono un approfondimento. Per esempio alcune posture e posizioni delle gambe insolite possono essere associate alla sindrome di Down e questi bambini iniziano a camminare da soli a 19 mesi; ma raramente è un singolo segno a suggerire una diagnosi di questo tipo.
In generale è importante accompagnare e favorire (senza stimolare eccessivamente pretendendo più di quanto il bambino è in grado di fare) lo sviluppo psicomotorio del bambino e confrontarsi con il pediatra in presenza di cambiamenti improvvisi o elementi che inducono a sospettare qualche condizione grave.
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