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Quanto deve crescere un neonato? Qual è il suo peso ideale? Facciamo chiarezza sfatando alcuni miti sull'aumento di peso nelle prime settimane di vita.
Il valore del peso, insieme a quello dell’altezza e della misura della circonferenza cranica sono i tre principali elementi con i quali si monitora la crescita di un neonato. Cerchiamo di fare chiarezza su come valutare e controllare l’aumento di peso del neonato e quando bisogna realmente preoccuparsi.
L’attenzione verso il peso, sia come valore assoluto che come aumento nel corso del tempo, è giustificata dall’utilità di questo parametro. Tramite questo dato, infatti, si comprende se il bambino si alimenta correttamente e, quindi, si nutre in maniera adeguata per la sua età.
Inoltre, un aumento di peso adeguato indica che il neonato non ha problemi con l’allattamento (sia esso naturale che artificiale), non ha disturbi digestivi e la suzione, la respirazione e la deglutizione sono coordinati. Questo potrebbe non essere scontato, per esempio, in un bambino nato pretermine o in uno affetto da condizioni che possono alterare o compromettere la sua capacità di nutrirsi per via orale o di mantenere il corretto equilibrio idrico.
Senza dimenticare il fenomeno dell’obesità infantile, particolarmente diffuso nei Paesi ricchi (e non solo), per il quale il monitoraggio dell’aumento di peso fornisce elementi utili.
È fondamentale premettere, come evidenziato anche dal portale MedlinePlus, che l’aumento di peso di ciascun neonato dipende dalle sue dimensioni e dall’età gestazionale. Questo significa che il peso non va considerato come valore assoluto ed è sempre doveroso contestualizzarlo nella singolarità di ogni bambino. Una crescita media, così come riportato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dovrebbe essere quella di 25-30g al giorno nei primi tre mesi di vita. Indicativamente un neonato cresce di 150-220g alla settimana e di 700-800g al mese.
Mediamente al termine del primo mese il bambino pesa circa 4Kg, prende un ulteriore chilo nel secondo mese e tra il terzo e il quarto mese il bambino ha un peso che è il doppio rispetto a quello che aveva alla nascita. Al quinto mese generalmente aumenta di un altro chilogrammo e aumenta di circa 0,5kg al mese nei mesi successivi andando incontro a una prima stabilizzazione.
Come detto il valore del peso va considerato non in sé ma contestualizzato in un arco temporale ampio analizzando l’evoluzione di questo dato. A questo proposito, l’Istituto Superiore di Sanità, parlando delle curve di crescita adottate dal 2006 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega chiaramente come bisogna tenere presente che l’indicatore da utilizzare per la crescita del neonato e del bambino non è l’indice antropometrico in sé misurato una volta. E non lo è nemmeno la curva che si ottiene tramite tutte le misurazioni successive. L’indicatore corretto è quello legato alla “variazione nel tempo della velocità di crescita misurata con questi indici, e cioè la variazione dell’inclinazione della curva nel tempo”.
Per l’analisi dell’aumento di peso, quindi, si utilizzano le tabelle di accrescimento che i principali organi internazionali (non esistono solo quelle dell’OMS) costruiscono sulla base di un campione statistico. Sono quindi strumenti utilissimi per, specialmente a livello medico, comprendere l’evoluzione del bambino così come potenzialmente dovrebbe essere, ma non rappresentano uno schema rigido da applicare.
Può tranquillamente capitare che il neonato non “rispetti” un valore della tabella di crescita ma che sia perfettamente sano e in salute. Così come può capitare che la differenza rispetto al campione statistico sia limitata a quel determinato periodo e che poi, fisiologicamente e spontaneamente, il neonato “recuperi” con il passare del tempo.
Proprio perché l’aumento del peso del neonato è un valore relativo, per quanto molto importante, ma non assoluto, è sconsigliato pesarlo ogni giorno o, addirittura, prima e dopo il pasto (la cosiddetta doppia pesata). Questa abitudine genera solamente ansia nei genitori e può addirittura compromettere l’allattamento. Per questo si consiglia di non pesare continuamente il bambino, ma è sufficiente farlo, come ricorda il National Health Service, non più di una volta al mese fino ai 6 mesi, non più di una volta ogni 2 mesi fino al primo anno e successivamente non più di una volta ogni tre mesi.
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Le visite di controllo e i bilanci di salute presso il proprio pediatra restano le occasioni principali per valutare l’aumento di peso e la crescita generale del bambino.
Nei giorni successivi al parto il neonato va incontro a un calo ponderale del suo peso. Mediamente in questo periodo, come riportato dal Manuale MSD, i bambini nati a termine perdono tra il 5% e l’8% del loro peso (per poi riacquistarlo entro 2 settimane). Questo calo ponderale è comune nei neonati allattati al seno (risulta meno evidenza in quelli allattati con latte artificiale) e viene considerato normale, fisiologico, anche perché si tratta di una condizione transitoria che viene superata rapidamente.
Prima di allarmarsi dell’aumento di peso non nella norma è fondamentale valutare il bambino. In presenza di segni di malessere, cambiamenti repentini, assenza di più pannolini sporchi e una perdita di peso superiore al 10% allora è fondamentale il ricorso al pediatra.
In caso contrario, anche se l’aumento di peso non è perfettamente conforme alle tabelle, ma il neonato è sereno, prende il latte, dorme e segue tutte le tappe dello sviluppo non vi è alcun motivo di preoccuparsi.
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