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Una grave condizione neurologica caratterizzata dalla contestuale presenza della meningite e dell'encefalite. Scopriamone cause, prognosi e come riconoscerla tempestivamente.
Sebbene alcune forme di meningite possono non avere conseguenze gravi (come quelle virali), ci sono forme estremamente gravi (e con potenziali conseguenze letali) che rappresentano una vera e propria emergenza da trattare come tale. L’attenzione verso questi disturbi deve essere maggiore nei neonati in quanto, come evidenza questo studio, sono maggiormente a rischio di meningiti che, nonostante siano sempre più facilmente diagnosticabili, portano a elevati tassi di complicanze e mortalità.
In questo quadro la meningoencefalite nel neonato è una grave condizione neurologica caratterizzata dalla contestuale presenza della meningite e dell’encefalite.
La Società Italiana di Pediatria definisce la meningoencefalite nei neonati come l’estensione del processo infettivo oggetto della meningite che si estende anche al parenchima cerebrale, il tessuto nervoso responsabile della trasmissione di impulsi elettrici e della produzione di una parte del liquido cerebrospinale (liquor).
La meningoencefalite può essere provocata da diversi agenti patogeni: virus, batteri, funghi o miceti. Tra i batteri i più pericolosi e frequenti sono lo streptococco beta emolitico di gruppo B, l’E. Coli, e la listeria monocytogenes, altri possibili sono il Meningococco (Neisseria
meningitidis) di cui esistono diversi sierogruppi, il Pneumococco (Streptococcus penumoniae), l’Haemophilus influenzae e altri patogeni a provenienza enterica.
Tra i virus più comuni rientrano gli Enterovirus, l’Herpesvirus e i virus influenzali, ma anche quelli della varicella zoster, il Parechovirus, il citomegalovirus, l’HIV, il virus della parotite e il virus del morbillo.
I funghi e i miceti causano la meningoencefalite soprattutto nei soggetti con deficit immunitario.
Dal punto di vista dei sintomi, la meningoencefalite si può manifestare con i segni tipici della meningite e segni tipici dell’encefalite. Il più delle volte, però, le due tipologie di sintomi si sovrappongono tra loro e, soprattutto in epoca neonatale, possono essere sfumati rispetto al bambino più grande quindi più difficili da riconoscere.
Sintomi comuni, ma non sempre specifici possono essere
Segni più specifici della meningite, invece, sono la fotosensibilità, rigidità della nuca e all’estensione della gamba (il più delle volte assenti in epoca neonatale). In alcuni casi si possono manifestare anche degli ingrossamenti della testa specialmente nella zona delle fontanelle (si parla di fontanella bombata), i punti del cranio che non si sono ancora saldati completamente. Generalmente questi sintomi compaiono dopo 2-3 giorni da quelli aspecifici, ma possono verificarsi anche forme fulminee con un’evoluzione rapida di poche ore.
Segni più indicativi di encefalite possono essere invece:
La diagnosi di di meningoencefalite nel neonato resta ancora oggi una sfida complessa perché i segni iniziali sono spesso subdoli e si sovrappongono a quelli di altre condizionianche meno gravi. Nel sospetto di meningoencefalite, oltre agli esami del sangue e delle urine, indagini più specifiche che possono aiutare nella diagnosi sono l’esame del liquido cerebrospinale (prelevato tramite una puntura lombare), la risonanza magnetica nucleare, l’elettroencefalografia e gli esami del sangue e delle urine.
La meningoencefalite è una condizione grave che è associata, come detto, a elevati tassi di mortalità. Tale esito negativo è condizionato anche dall’età ridotta del neonato, dall’inevitabile ricovero in terapia intensiva e dai sintomi acuti (come convulsioni, perdita di coscienza e coma) che possono provocare danni neurologici significativi e permanenti.
Tra le gravi conseguenze associate alla meningoencefalite nel neonato sono da considerare la sepsi, lo shock, l’emorragia della ghiandola surrenale, l’idrocefalia. La meningoencefalite è associata anche a gravissime complicazioni come la perdita della memoria, i problemi di concentrazione, la stanchezza cronica e i cambiamenti della personalità.
Sono da considerare anche le conseguenze e le complicanze che si possono verificare a distanza di tempo. Le principali sono: ritardo mentale, disturbi neurologici, deficit della vista e dell’udito e difetti motori che richiedono costanti controlli, ospedalizzazioni e interventi medici.
Essendo la combinazione di due diverse condizioni neurologiche, oltretutto entrambe gravi, sono elevati i tassi di mortalità e grave morbilità. Com’è facile intuire, quindi, il trattamento della meningoencefalite nel neonato varia in base alla causa scatenante, alla gravità dei sintomi e ai danni provocati. Per questo motivo è fondamentale intraprendere la terapia in maniera tempestiva. La cura si basa prevalentemente sulla somministrazione di farmaci (antibatterici, antivirali o antifungini), antinfiammatori, antidolorifici e altri medicinali specifici.
Un aspetto fondamentale nella cura delle meningoencefaliti nei lattanti è invece l’importanza delle vaccinazioni. Il neonato, infatti, è il bambino nei primi 30 giorni di vita, poi si definisce lattante. Nei primi 30 giorni di vita non si effettuano vaccinazioni, che perciò riguardano solo ed esclusivamente i lattanti. Il vaccino contro il morbillo (somministrato con il vaccino trivalente) e quelli contro le infezioni meningococciche e pneumococciche sono tra i principali strumenti per prevenire le infezioni più comuni responsabili delle meningite e dell’encefalite nei lattanti.
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