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Sembra una pallina, un nodulo di colore rosa che, a volte, sorge vicino nell’ombelico. È il granuloma ombelicale, uno stato infiammatorio che non fa male al neonato, ma che richiede l’assistenza pediatrica. Ne abbiamo parlato con la nostra esperta per saperne di più.
Una piccola pallina, di dimensioni quasi irrilevanti, ma strana e che desta qualche perplessità. Si tratta del granuloma ombelicale, uno stato infiammatorio nella zona dell’ombelico che interessa, secondo le stime, circa 1 neonato su 500: non fa male e non dà fastidio ma richiede l’intervento del pediatra.
Perché si forma? Quando bisogna allertare il medico? Come curarlo? Resteranno i segni della sua rimozione? Anche se il granuloma del neonato può far preoccupare i neogenitori più del dovuto, la dottoressa Maria Maranò raccomanda di non agitarsi e sentire sempre il parere del pediatra. A lei abbiamo rivolto le nostre domande, per capire qualcosa in più su questa “strana” condizione.
Bisogna innanzitutto partire da una premessa, avverte la dottoressa Maranò:
il granuloma dipende dal moncone ombelicale, che è ciò che resta del cordone. Quest’ultimo ha permesso, durante la gestazione, lo scambio nutrizionale tra mamma e feto, così come la circolazione sanguigna. È importante ricordare che nel cordone ci sono arterie e vene, quindi è normale la presenza di sangue quando viene prima clampato e poi tagliato, subito dopo la nascita del neonato, a meno che non si proceda con il lotus birth.
In ospedale il personale del reparto di pediatria si prenderà cura dell’igiene del neonato, e in particolar modo del moncone ombelicale, e insegnerà ai neogenitori cosa fare e come, una volta tornati a casa.
Nell’arco di 7-10 giorni, il moncone subirà il processo di mummificazione, diventando secco e molto scuro, fino a staccarsi completamente e cadere. Nel frattempo bisogna pulire la zona a ogni cambio di pannolino. Si consiglia l’uso dell’acqua ossigenata e l’applicazione di una garza sterile, per permettere a questa parte di guarire al meglio.
Quando si effettuano le operazioni di pulizia, continua la pediatra, bisogna sempre assicurarsi di farlo in condizioni igieniche ottimali:
I genitori dovranno lavarsi bene le mani per evitare possibili infezioni. In caso contrario, l’ombelico potrebbe diventare la porta di ingresso per i germi provocando l’onfalite, un’infiammazione locale, o generale, che può condurre alla sepsi.
Se il moncone tarda a cadere, superando le due settimane canoniche, perché non è stato opportunamente curato e pulito o se era di dimensioni piuttosto grandi, può manifestarsi il granuloma ombelicale.
Il granuloma ombelicale è un’escrescenza che ha la forma di una pallina rosata e che può misurare pochi millimetri o arrivare fino a un centimetro. Il corpo del lattante come dell’adulto per chiudere una ferita avvia un processo di cicatrizzazione, producendo tessuto di granulazione, composto da fibroblasti e nuovi capillari. Nel caso del neonato, questo tessuto viene prodotto per curare la ferita attorno all’ombelico, formando, appunto, il granuloma.
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Anche se l’esperta avverte che il granuloma non è assolutamente doloroso per il bambino, non gli arreca alcun disturbo e i genitori non devono preoccuparsi, “a meno che non notino una secrezione giallastra, simile al pus”, è sempre importante, in ogni caso, portarlo dal pediatra:
Sarà solo il pediatra a decidere come agire e quale trattamento applicare. Il metodo standard per trattare il granuloma è eseguire delle toccature di nitrato d’argento. Questa operazione si effettua nell’ambulatorio del pediatra o in una struttura ospedaliera utilizzando una matita caustica al nitrato; bastano, genericamente, poche applicazioni affinché la pallina sia prima bruciata e poi eliminata del tutto. Anche questo processo non è assolutamente doloroso per il bambino.
In questo modo si avvia il processo di cauterizzazione, che vale per grandi e piccini quando bisogna chiudere ferite con capillari sanguinanti.
I genitori che si accorgono del granuloma e lo riconoscono devono sempre consultare il pediatra e mai ricorrere al fai da te.
Non ci sono rischi immediati, ma, come già anticipato dalla dottoressa Maranò, bisogna sempre avvisare il medico di riferimento per far visitare il bambino e attivare la procedura adeguata.
Se non ci si accorge del granuloma o se si sottovaluta la sua presenza il rischio maggiore è che si infetti, con conseguente infezione a livello locale o generalizzata.
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