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Ogni anno solo in Italia 4-5000 bambini vanno incontro a un'encefalite; scopriamo di cosa si tratta e quali conseguenze può provocare.
Esistono diverse tipologie di encefaliti che, sebbene oggi possano essere curate completamente se diagnosticate correttamente e per tempo (pur richiedendo un percorso riabilitativo impegnativo e lungo), sono associate, come riportato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, a tassi di mortalità fino al 7%.
Conosciamo meglio l’encefalite neonatale, una condizione che solo in Italia ogni anno riguarda 4-5000 bambini con una diffusione prevalente nella stagione estiva e in quella autunnale.
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) definisce l’encefalite come un processo infettivo e infiammatorio a carico del parenchima cerebrale. Questo è il tessuto nervoso che è coinvolto attivamente nella formazione e nella trasmissione degli impulsi elettrici e che partecipa alla produzione del liquido cerebrospinale (il liquor).
I danni causati dall’encefalite al sistema nervoso centrale possono dipendere dai microrganismi responsabili dell’infezione o anche per effetto di un’anomala reazione del sistema immunitario.
È possibile classificare le cause dell’encefalite neonatale in cinque diverse categorie:
Tra le infezioni virali rientrano la parotite, il morbillo, l’enterovirus, la rosolia, l’herpes simplex, la varicella-zoster, il citomegalovirus, il parvovirus B19 e l’influenza A e B. Ci sono forme anche non virali legati all’azione di alcuni batteri (come il meningococco e lo pneumococco), funghi, protozoi e metazoni.
L’encefalite può insorgere anche come forma allergica per effetto del morbillo, della rosolia, della parotite, della varicella-zoster o come reazione autoimmune ai vaccini per la rabbia e il vaiolo.
La PanEncefalite Sclerosante Subacuta, come riferito dall’Istituto Superiore di Sanità, è un raro disturbo degenerativo del sistema nervoso centrale provocato da un’infezione persistente del virus del morbillo.
Infine rientrano tra le cause dell’encefalite neonatale anche l’encefalopatia spongiforme bovina, la malattia di Creutzfeldt-Jacob e altre patologie degenerative del cervello.
In Italia le più frequenti sono quelle virali e precisamente quelle da herpes simplex 1, virus varicella zoster, virus di Epstein-Barr, citomegalovirus, parotite, morbillo, rosolia, enterovirus e virus della TBE.
La sintomatologia dell’encefalite dipende dall’agente patogeno responsabile dell’infezione, ma anche dall’area del cervello interessata e dall’età del bambino. Si sospetta un’encefalite neonatale nei bambini con febbre, convulsioni, irritabilità, inappetenza e letargia. La febbre può essere presente o meno.
Con il passare del tempo si manifestano altri sintomi più gravi come le convulsioni, uno stato confusionale e di disorientamento, perdita della capacità di muovere alcuni parti del corpo, perdita di coscienza e coma.
Sulla base della storia clinica del neonato, i test che permettono di confermare la diagnosi sono le analisi del sangue e soprattutto l’esame del liquido cerebrospinale che viene prelevato tramite una puntura lombare per poi essere analizzato per individuare l’agente responsabile dell’infezione. Tra gli esami strumentali si rivelano utili la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma.
La cura dell’encefalite neonatale dipende, ovviamente, dalla causa che l’ha provocata, motivo per cui si rivela fondamentale la diagnosi. A seconda dell’agente patogeno si procede, in ambiente ospedaliero, alla somministrazione di farmaci antivirali, antibatterici o antifungini e di una terapia di supporto a base di antidolorifici e antinfiammatori per il controllo della febbre e del dolore.
Laddove necessario, si valuta il ricorso alla ventilazione meccanica. Grazie alle terapie oggi disponibili, la guarigione completa dall’encefalite è possibile, ma spesso richiede tempo per la necessità di ricorrere a interventi riabilitativi che possono protrarsi nel tempo. Nel caso in cui l’encefalite abbia danneggiato parti più delicate o porzioni estese del cervello, la cura potrebbe non essere completa.
Tra le principali conseguenze e complicazioni dell’encefalite neonatale troviamo i disturbi nell’attenzione e nella concentrazione, la perdita della memoria, i cambiamenti della personalità e delle abitudini comportamentali e la stanchezza cronica. La prognosi può essere compromessa dai danni neurologici che si sono verificati, dalla giovanissima età del paziente e dal ricovero in terapia intensiva neonatale.
Le conseguenze associate all’encefalite neonatale possono compromettere in maniera significativa la qualità della vita e vanno affrontate con costanza e con interventi mirati a seconda dell’età e delle caratteristiche di ogni singolo paziente.
Un aspetto fondamentale sul quale porre l’attenzione riguarda la prevenzione. Non tutte le infezioni possono essere prevenute, ma per alcune di esse esiste l’apposita vaccinazione. Per questo motivo il rispetto del calendario vaccinale e la vaccinazione contro le più comuni cause di encefalite si rivela indispensabile per ridurre il rischio di diffusione della malattia. Come evidenziato in questo studio, infatti, alcuni virus possono essere trasmessi dalla madre al feto dopo che la madre ha sviluppato un’infezione primaria, cronica o ricorrente. La trasmissione materno-fetale può avvenire già in utero, ma anche durante il travaglio o attraverso l’allattamento al seno; anche per questo motivo si raccomanda la vaccinazione in gravidanza.
Per la prevenzione dell’encefalite neonatale sono indicati il vaccino trivalente anti Morbillo, Rosolia e Parotite, quello contro la rabbia (per chi entra a contatto con animali che possono trasmettere un’infezione), quello contro l’encefalite giapponese (per chi si reca in Asia e in alcune aree del Pacifico) e quello contro l’encefalite da zecche (per chi viaggia in Russia e in alcune aree della Cina e del Giappone).
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