
L'omogeneizzatore è ideale per preparare pappe sane e gustose, di cui si conoscono gli ingredienti. Ecco cosa guardare quando se ne acquista uno.
Un alimento prezioso dal punto di vista nutrizionale e importante per la crescita dei bambini: ecco quando, quanta, quale (e ogni quanto) carne dare ai bambini durante lo svezzamento.
È utile porre l’attenzione sul ruolo della carne nello svezzamento per comprenderne l’importanza in termini di apporto nutrizionale e per rispondere alle comuni domande su quando la si può introdurre, in quali quantità e tipologie di preparazione e, ancora, per conoscere gli errori più comuni da evitare.
La carne è importante nello svezzamento perché contiene proteine dall’alto valore biologico e sali minerali, soprattutto ferro e zinco. Da un punto di vista prettamente nutrizionale le proteine animali, quelle presenti nella carne, sono più complete di quelle vegetali e svolgono un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino.
Di per sé la carne svolge un ruolo importante, ma non indispensabile in quanto potenzialmente è possibile percorrere anche uno svezzamento vegetariano (meno quello vegano) prevedendo un’attenta selezione degli alimenti in modo da fornire il corretto apporto nutrizionale al bambino.
Già a partire dai 5-6 mesi, quindi sin dall’inizio dello svezzamento, è possibile introdurre la carne nelle giuste quantità e modalità di preparazione e somministrazione, in quanto il bambino è sufficientemente maturo per mangiare un po’ di tutto. Anche se il neonato non ha ancora sviluppato i denti (o un numero apparentemente sufficiente) con le gengive è in grado, come precisa l’Associazione Culturale Pediatri, di gestire anche le carni che, se frullate, hanno la stessa consistenza di un pezzo di pane o di una carota bollita.
Un aspetto particolare da considerare, essendo lo svezzamento un’alimentazione complementare, è legato al tipo di latte che il bambino assume. In questo documento la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) precisa come “dal momento che i lattanti alimentati con formula hanno assunzioni proteiche superiori a quelle degli allattati al seno, non è consigliabile, nei primi, aggiungere sin dall’inizio della AC (a 6 mesi compiuti) alimenti ricchi di proteine come carne o pesce o formaggi, ma l’opposto vale per gli allattati al seno”.
In generale la SIPPS indica, entro il primo anno, a ogni pasto di dare 10g di carne fresca o 40g di omogeneizzato (al 30% di carne) o 5g di carne liofilizzata. Dal primo anno e fino al secondo, invece, 15-20g di carne fresca a ogni pasto.
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L’indicazione è di iniziare a introdurre la carne nello svezzamento utilizzando omogeneizzati o liofilizzati in quanto più digeribili e sicuri, ma anche più comodi e pratici da utilizzare. Solo dopo il primo anno si può usare la carne di macelleria. I pediatri consigliano di cominciare con gli omogeneizzati di coniglio, tacchino e agnello e poi passare a quelli di pollo, manzo e vitello.
In generale sono da preferire le carni bianche in quanto più digeribili, con un contenuto di colesterolo inferiore, acidi grassi migliori e sono fonte di proteine, vitamine del gruppo B, ferro e sali minerali. È comunque sempre meglio alternare il consumo di diversi tipi di carne (anche tra bianche e rosse) anche per stimolare il gusto e l’interesse del bambino.
Sono invece sconsigliati i salumi in quanto, seppur rappresentano una buona fonte di proteine, sono alimenti ricchi di sale, conservanti e grassi saturi. In questo senso meglio preferire il prosciutto cotto naturale senza conservanti, il prosciutto crudo e la bresaola (che sostituiscono il pasto di carne).
Discorso simile per le carni lavorate (pollame, hot dog, bastoncini di carne, crocchette di carne, eccetera). Queste, sempre facendo attenzione alla loro dimensione, forma e consistenza, possono far parte dello svezzamento (anche per alternare la proposta alimentare), ma non sono consigliate. L’American Academy of Pediatrics (AAP), infatti, come riferito dal Food and Nutrition Service dell’United States Department of Agriculture (USDA), sono più ricchi di sodio e possono causare soffocamento.
Nella preparazione delle carni (che devono essere di provenienza sicura per avere la certezza dell’assenza di ormoni e farmaci) va posta attenzione, innanzitutto, all’eliminazione del grasso visibile che, oltre a non essere adatto nei neonati, è quella nella quale si accumula la maggior parte degli inquinanti. Inoltre è utile spezzettare la carne, laddove possibile, già prima di cucinarla, in quanto i pezzi più piccoli si cucinano più velocemente.
Per quel che riguarda la cottura meglio preferire quella a vapore che permette di conservare meglio le proprietà nutrizionali e gli aromi degli alimenti e poi passare a spezzettarla o bollirla nel brodo vegetale. In alternativa la carne si può bollire (preferendo l’utilizzo della pentola a pressione), grigliare (evitando che si bruci) o al forno (anche quello a microonde).
Dopo gli omogeneizzati la carne può essere preparata in diversi modi per adeguarne la consistenza alle necessità e al gradimento del bambino. È infatti fondamentale che la carne (così come ogni altro alimento) sia preparata e servita al bambino con la forma, le dimensioni e la consistenza appropriata per evitare il rischio di soffocamento. La carne può essere passata, macinata, finemente tritata o ridotta a purea in modo da rivelarsi adeguata a essere ingerita dal bambino piccolo.
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La carne è tra gli alimenti maggiormente responsabile delle ostruzioni alle vie aeree con conseguente rischio di soffocamento. Per questo motivo è indispensabile tritare la carne avvalendosi di un trita-tutto domestico (non è necessario il frullatore) in modo da adeguarne la consistenza alle necessità del neonato. Con il passare dei mesi, quando il bambino impara a ingerire cibi solidi, la carne può essergli proposta in pezzetti piccoli e sottili.
Nelle prime settimane di svezzamento e in generale in previsione dell’introduzione di nuovi alimenti è importante evitare di cucinare e condire insieme carne e contorni (verdure, legumi, ortaggi, eccetera). Questo per due motivi. Innanzitutto per poter scoprire tempestivamente eventuali allergie o intolleranze, così come per consentire al bambino di apprezzare i vari sapori e sviluppare il senso del gusto.
L’altro errore da non commettere riguarda la quantità di carne da offrire al bambino. Bisogna infatti evitare l’assunzione di troppe proteine e pochi grassi salutari in quanto, sottolinea l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), un eccesso di proteine animali sembrerebbe indurre un aumento dei livelli di Insulin Like Growth Factor (IGFI) con conseguente rischio di obesità persistente.
Per questo motivo, precisa la SIPPS nella guida ai primi anni di vita del bambino, la carne non dovrebbe essere somministrata per più di cinque volte la settimana.
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