
È difficile rispondere con certezza a questa domanda, ma alcune dottoresse specializzate lo hanno altamente sconsigliato. Soprattutto per i rischi...
Parliamo dell'evento breve inspiegabile risolto, una realtà per la quale il neonato improvvisamente e inspiegabilmente smette di respirare (e non solo), ma che non costituisce un pericolo per la sua sopravvivenza.
Questi quattro termini costitutivi del BRUE dicono molto di un fenomeno di per sé non spiegabile, di durata breve e che non ha conseguenze sulla sopravvivenza del bambino, tanto che l’American Academy of Pediatrics (AAP) li considera come eventi che hanno prevalentemente una natura benigna.
Ma, propriamente, di cosa stiamo parlando? È il fenomeno per cui un neonato improvvisamente smette di respirare per almeno 20 secondi con episodi di soffocamento, ha un’alterazione del colorito (diventa pallido, bluastro o rosso), ha una riduzione del tono muscolare e non reagisce agli stimoli esterni.
Un fenomeno evidentemente inquietante che terrorizza i genitori e coloro che assistono i neonati ma che di per sé non ha effetti negativi sullo sviluppo del bambino e non rappresenta un segnale di problemi di salute o di pericolo di morte del neonato.
A questo proposito è utile fin da subito chiarire come, stando a quanto emerso dagli studi condotti fino a questo momento, che il BRUE non è in alcun modo collegato alla SIDS (la Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la Sindrome della morte improvvisa del lattante nota anche come Sindrome della morte in culla), anche se bambini che hanno subito due o più eventi di BRUE hanno un rischio più alto di SIDS.
Un’importante precisazione per comprendere meglio cos’è il BRUE è la distinzione con il termine ALTE. Quest’ultimo è l’acronimo di Apparent Life-Threatening Event che indica un evento apparente pericoloso per la vita. Data l’inspiegabilità dell’evento, la sua natura transitoria e la sua generale benignità l’American Academy of Pediatrics (AAP) ha raccomandato nel 2016 di sostituire il termine ALTE con BRUE, sottolineando come si parli di BRUE solo in assenza di un’altra spiegazione probabile che giustifichi la comparsa dei sintomi.
Perché si possa parlare di BRUE, infatti, è necessario che l’evento sia breve, risolto e inspiegabile. A questo proposito è utile precisare come per breve è da intendersi un episodio della durata inferiore al minuto e solitamente tra i 20 e i 30 secondi. Per risolto si intende che il bambino sia tornato al suo stato di salute precedente l’inizio dell’evento, che abbia segni vitali normali e presenti un aspetto normale.
Questo significa che episodi febbrili, apnea, tachicardia, bradicardia, ipertensione, ipotensione, sonnolenza, letargia, ipotonia, ipertonia, vomito, presenza di lividi o segni di traumi e lesioni così come un respiro rumoroso e sibilante o un peso, una crescita e una circonferenza della testa anormali siano da considerare come fattori che escludono la diagnosi di BRUE.
È improprio parlare di cause considerando come la definizione di BRUE implichi che l’evento risulti inspiegabile; se vi fosse una spiegazione sarebbe riconducibile al fenomeno scatenante e non si potrebbe parlare di Brief Resolved Unexplained Event.
Si può quindi escludere la diagnosi di BRUE in presenza di reflusso gastroesofageo, infezioni gravi (pertosse, bronchiolite, eccetera), difetti congeniti al cuore, ai polmoni, al viso, alla gola o al collo, reazioni allergiche, disturbi muscolari, nervosi o cerebrali, malattie genetiche o episodi di abusi.
Tra i fattori di rischio che possono portare a un episodio di BRUE ci sono i problemi nell’alimentazione, un recente raffreddore e un episodio per il quale il neonato ha smesso di respirare o ha avuto un’alterazione del colorito. Anche l’esposizione al fumo, il basso peso alla nascita e la nascita con parto prematuro possono aumentare il rischio di un evento breve inspiegabile risolto.
L’evento breve inspiegabile risolto pone i genitori in uno stato di spavento e angoscia tale che generalmente ci si rivolge tempestivamente al Pronto Soccorso. Di per sé non sarebbe necessario trattandosi di un episodio transitorio che, una volta terminato, non lascia conseguenze di alcun tipo nel neonato, ma è evidente anche che i genitori non sanno se questo possa ripresentarsi e i segnali che lo caratterizzano sono tali da temere per la sopravvivenza del bambino.
La gestione del BRUE non richiede alcun tipo di trattamento o intervento e anche i medici non possono andare oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo per escludere la presenza di condizioni che possano spiegare il fenomeno.
Un aspetto estremamente delicato è quello legato alla descrizione dell’evento, dei comportamenti assunti in risposta a esso (stimolazione, rianimazione, respirazione bocca a bocca) e delle condizioni in cui il neonato vive abitualmente, in modo che l’operatore sanitario possa contestualizzare il fenomeno e comprendere se è il caso di procedere con ulteriori approfondimenti o rilevare elementi utili per una diagnosi.
Oltre a far crescere il neonato nelle migliori condizioni possibili (evitando l’esposizione al fumo, facendolo dormire in posizione supina e sicura, accudendolo, alimentandolo correttamente, eccetera) i genitori e i caregiver non possono fare altro se non farsi trovare preparati laddove il BRUE o episodi che compromettano la respirazione del bambino si dovessero ripresentare sapendo come intervenire eseguendo una rianimazione cardiopolmonare (RCP).
Anche in relazione alla recente introduzione del termine BRUE e dei pochi dati a disposizione, non si conoscono conseguenze o complicanze associate alla comparsa di questi episodi.
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