
La misoginia (e non solo) trova nelle mamme un obiettivo facile per i propri attacchi. Parliamo del mom-shaming, come si manifesta, quali le cause ...
Solidarietà tra mamme, questa sconosciuta. Ancora oggi è difficile trovare comportamenti di aiuto reciproco tra madri che hanno le stesse difficoltà. La maternità non deve essere una gara: sfatiamo il mito della madre perfetta e vediamo come favorire la solidarietà tra mamme.
Vediamo perché la solidarietà tra mamme risulta così complicata e come fare a incoraggiarla.
La maternità è una delle esperienze più profonde e importanti nella vita di una donna. Eppure, chi è diventata madre sa bene quanto spesso capiti di sentirsi osservata, giudicata e criticata in relazione alle scelte che riguardano i figli; paradossalmente, questi giudizi vengono spesso da donne, madri anche loro. Ma perché la solidarietà tra mamme deve essere così complicata?
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La pressione e le aspettative sociali impongono il mito della “madre perfetta“. Per difendersi da queste pressioni, si sente il bisogno di attaccare a propria volta. Sarebbe mille volte più semplice essere accoglienti e solidali, perché tutte le madri incontrano delle difficoltà. Il problema è vivere la maternità come un’eterna e alla fine sfiancante competizione.
Il problema principale è che l’aspetto emotivo, fondamentale, viene spesso messo in secondo piano. A rimetterci sono le donne, che spesso non potranno vivere serenamente i momenti unici e ricchi di possibilità della gravidanza e della prima infanzia.
La maternità non dovrebbe essere una gara, eppure sono ancora tanti gli stereotipi sulla maternità e la madre perfetta (che non esiste).
Innanzitutto le difficoltà legate al mondo del lavoro. Per una donna incinta è più difficile entrare nel mondo del lavoro e le prospettive di assunzione sono inferiori rispetto a chi non ha in progetto di avere figli.
D’altra parte, le donne che riescono a mantenere il proprio lavoro cadono vittime di un altro comune pregiudizio. Vengono spesso additate come mamme inadeguate, che non dedicano abbastanza tempo ai figli poiché preferiscono la carriera. Insomma, qualsiasi cosa scelgano di fare, sbagliano, o vengono comunque giudicate male.
Un altro ambito dove l’aspettativa della madre perfetta si riversa è quello della salute. Si tende a prestare molta attenzione (e giudizi o consigli non richiesti) sul tipo di parto che le donne scelgono di fare, sull’allattamento e lo svezzamento, fino alle attività dei bambini.
Tutto questo ha un peso psicologico non indifferente che stigmatizza le donne che non hanno la possibilità di allattare al seno o preparare prodotti fatti in casa (esclusivamente bio), ma anche per quelle che semplicemente vorrebbero poter scegliere senza essere giudicate nelle scelte che riguardano i propri figli.
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Come si può incoraggiare l’aiuto reciproco e la solidarietà tra mamme? Si può cominciare mettendo a nudo le proprie fragilità, senza dover rincorrere e pretendere di essere sempre forti, pronte, sicure e performanti; questo risulterà molto più facile e salvifico rispetto al vivere di paragoni e competizione. A quel punto sarà anche più semplice suscitare l’empatia dei nostri interlocutori nei nostri confronti.
Un aspetto su cui puntare è coltivare amicizie sincere e significative; mettersi in gioco per prime, magari raccontando un’esperienza in cui si è avuta una difficoltà.
Può essere, per esempio, quella dell’allattamento al seno. Magari si aveva il desiderio di allattare a lungo e poi quell’aspettativa non è stata soddisfatta. A quel punto scatterà un sentimento di empatia nella persona con cui stavamo parlando (amica, parente, conoscente), che probabilmente ci stupirà condividendo con noi la sua storia di difficoltà. Il risultato sarà porre le basi per la costruzione di un legame profondo.
Fare rete tra mamme e famiglie, infine, è fondamentale. Ci si può aiutare, consigliare, condividendo esperienze belle e meravigliose ma anche le tante difficoltà. E si scoprirà, con molta facilità, che la famiglia perfetta, così come la madre perfetta, non esistono. E che riconoscerlo e condividerlo rende più sani e felici del vivere esclusivamente di gare e competizioni.
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