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Cosa comporta l'avere l'epatite C durante la gravidanza? Ci sono problemi per il bambino? Scopriamo come avviene il contagio e come diagnosticare la presenza di questo virus.
Vediamo quindi di comprendere meglio il fenomeno dell’epatite C in gravidanza, andando a capire in quali condizioni può avvenire il contagio, quali sono gli esami da fare, quali le conseguenze e, soprattutto, cosa conviene fare a fronte di una diagnosi positiva.
Per comprendere il fenomeno dell’epatite C in gravidanza è bene comprendere cos’è questo tipo di patologia. Si tratta di una malattia del fegato determinata dalla presenza del virus HCV.
Come si legge nelle Linee guida sulla Gravidanza fisiologica redatte dal Ministero della Salute, l’epatite C è “un grave problema di sanità pubblica ed è una delle principali cause di cirrosi epatica, carcinoma epatocellulare e insufficienza epatica”.
Tutte le epatiti (esistono cinque differenti tipologie) sono patologie che coinvolgono il fegato e hanno un contagio, una proliferazione e una cura diverse. L’epatite A, ad esempio, il più delle volte si risolve in tempi molto brevi, mentre nel caso dell’epatite B e dell’epatite C c’è il rischio che possano diventare croniche.
La forma di trasmissione principale dell’epatite C è tramite trasfusione di sangue dove il ricevente entra a contatto con il virus presente nel sangue del donatore. Il contagio può avvenire anche in casi particolari quali:
Inoltre sono da registrare casi di contagio di epatite C anche in soggetti nati da madri positive o in soggetti il cui convivente è positivo all’HCV. In una piccola percentuale di casi (non superiore al 5%) la trasmissione dell’epatite C avviene anche in gravidanza, con il bambino che viene contagiato dal virus HCV.
Se è invece l’uomo ad avere l’epatite C non c’è alcun rischio di contagio per il bambino nel momento della fecondazione.
L’esame dell’epatite C in gravidanza non è diverso da quello che si esegue negli altri pazienti. La diagnosi dell’epatite C avviene tramite normale analisi del sangue, anche se deve essere esplicitamente richiesto il test dell’HCV in quanto di base non è incluso tra quelli eseguiti sul campione di sangue prelevato (ma lo è nelle analisi del sangue dei donatori).
Nelle donne in stato di gravidanza viene eseguito un primo esame sul siero e, in caso di risultato positivo, tale test viene replicato per avere conferma della prima risposta. Se anche il secondo esame risulta positivo si procede all’esecuzione del test su un secondo campione (diverso dal primo) in modo da avere la certezza della diagnosi.
Avere l’epatite C non costituisce un impedimento all’avere (o all’iniziare) una gravidanza. L’importante è che la gravidanza sia seguita e monitorata da uno specialista, il quale saprà indicare una terapia adeguata e che non provochi danni (o malformazioni) al feto.
L’altro aspetto da considerare è che in gravidanza il contagio dell’epatite C nel bambino avviene solamente al momento del parto e non prima. Anche per questo ci sono donne che preferiscono far nascere il proprio bambino tramite parto cesareo. Tale decisione deve però essere presa di comune accordo con il proprio medico.
Cosa fare invece con l’allattamento se si diagnostica l’epatite C durante la gravidanza? Anche questa è una preoccupazione (legittima) delle madri, ma che può essere ridimensionata.
L’allattamento al seno può avvenire regolarmente sia perché non ci sono conferme scientifiche sull’incidenza di questa pratica con l’aumento della trasmissione del virus dell’epatite C, sia perché il contagio avviene solamente tramite contatto con il sangue infetto. Questo significa che per proteggere il proprio bambino è sufficiente evitare che entri in contatto con il sangue.
Inoltre, anche in caso di contagio, non ci sono conseguenze gravi per la salute del neonato. In questi casi lo sviluppo dell’epatite C va monitorato con dei controlli periodici sulla condizione del fegato del bambino.
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