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La capacità di fecondare un ovulo da parte di uno spermatozoo non è innata, ma dipende da diversi elementi. Il test di capacitazione è l'esame che verifica proprio questa capacità.
Questo insieme di processi, ovviamente, non è né così schematico né così semplice, e un importante ruolo, a differenza di quanto spesso si crede, lo svolgono anche gli spermatozoi. Non è sufficiente, infatti, che questi ci siano o che incontrino un ovulo per riuscire a fecondarlo, ma devono avere una “capacità di fecondare” senza la quale il concepimento non avviene. Di questo si occupa il test di capacitazione, un esame molto importante che aiuta a comprendere sia eventuali fenomeni di infertilità maschile, sia una migliore efficienza delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Per capire il test di capacitazione è necessario, come anticipato, approfondire l’aspetto legato alla capacità dello spermatozoo di fecondare un ovulo. Un aspetto molto curioso e interessante è quello per cui la capacità di fecondare degli spermatozoi si sviluppa solo dopo un periodo di permanenza dello stesso all’interno dell’apparato riproduttivo femminile. Questo, quindi, non svolge una funzione di mero contenitore che attende di essere “attivato”, ma contribuisce in maniera determinante a stimolare gli spermatozoi.
Questa stimolazione della cellula spermatica permette agli spermatozoi di scoprire i recettori presenti nel fondo della vagina e nelle tube di Falloppio che, tramite diverse sostanze chimiche, avviano i cambiamenti nella motilità (con un andamento non più lineare ma ondulatorio) e nella morfologia degli spermatozoi.
La capacità di fecondare dello spermatozoo, quindi, è un processo di maturazione che avviene in parte nell’epididimo (parte dell’apparato genitale maschile) e in parte nel tratto genitale femminile. Questo processo permette quella reazione acrosomiale necessaria per creare le condizioni per generare l’embrione. Si tratta di una reazione chimica che interessa prevalentemente la testa dello spermatozoo (l’acrosoma, appunto) necessaria per modificare la composizione della membrana e fondersi con la superficie dell’ovocita.
Il test di capacitazione, quindi, riproduce questo insieme di modificazioni cui uno spermatozoo va incontro in modo da valutarne le potenzialità di fecondare. Questa riproduzione avviene prendendo un campione di liquido seminale che viene lavato e purificato tramite una serie di tecniche in modo da ottenere un numero di spermatozoi il più funzionali e mobili possibili.
Il processo di capacitazione in vitro deve avvenire tramite diverse tecniche e nel rigoroso rispetto degli standard indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle apposite linee guida al fine di garantire che il liquido seminale sia purificato da “contaminazioni virali, batteriche e prioniche”.
Proprio per questo durante la capacitazione degli spermatozoi per creare le giuste condizioni di coltura vengono rimossi gli spermatozoi immobili e non funzionali e il plasma spermatico, in quanto contengono sostante tossiche che possono danneggiare gli altri spermatozoi. Inoltre si aggiunge l’albumina sierica (o la ciclodestrina) e una composizione ionica che permettano di favorire i necessari processi.
Il test di capacitazione è un esame di II livello, generalmente eseguito dopo uno spermiogramma il cui esito ha indicato la necessità di ricorrere a una tecnica di fecondazione assistita. Questo test, quindi, consente di ottenere preziose informazioni nella scelta del tipo di trattamento che può essere il ricorso a rapporti sessuali mirati o alla fecondazione in vitro, l’inseminazione artificiale, l’ICSI o altre tecniche di PMA.
Il test di capacitazione deve essere valutato dallo specialista che lo esegue che va a monitorare innanzitutto la motilità degli spermatozoi. Questa deve essere rapidamente progressiva (ovvero con un movimento rettilineo) maggiore a 1 milione/ml.
Stando alle indicazioni dell’OMS sulla raccolta del campione seminale, anche per il test di capacitazione bisogna seguire precise raccomandazioni per evitare che il liquido esaminato subisca modificazioni importanti che invalidino l’analisi. Ove possibile li campione andrebbe raccolto all’interno del laboratorio in modo da controllare il tempo che passa tra l’eiaculazione e lo svolgimento dell’analisi e per evitare che il liquido subisca escursioni termiche.
È importante che chi si sottopone al test di capacitazione segua un periodo di astinenza sessuale da minimo 2 giorni ma per non più di 7. La raccolta del campione andrebbe svolta preferibilmente tramite masturbazione all’interno di un contenitore sterile di vetro o plastica con un’apertura sufficientemente larga. Quando ci si reca presso il laboratorio di analisi vengono fornite tutte le istruzioni del caso, ma è importante ricordare che prima di produrre il campione per l’analisi l’uomo dovrebbe urinare e lavarsi e asciugarsi completamente sia le mani, sia i genitali.
Solo in casi eccezionali il campione di liquido seminale può, sempre dietro indicazioni del centro analisi, essere raccolto a casa e/o con un profilattico durante un rapporto sessuale.
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