
Parliamo dell’eruzione polimorfa della gravidanza, una condizione di per sé innocua ma potenzialmente molto fastidiosa.
In gravidanza qualsiasi disturbo è potenzialmente pericoloso, anche la febbre. Scopriamo perchè e come comportarsi per gestirla correttamente.
Nelle persone non in gravidanza questi fenomeni possono essere lievi, facilmente gestibili o comunque incapaci di provocare conseguenze gravi e pericolose; discorso diverso durante la gestazione quando qualsiasi alterazione dello stato febbrile è un segnale d’allarme da non sottovalutare, tanto che la febbre in gravidanza è considerata come la causa più frequente per un consulto medico d’emergenza.
Prima di entrare nel dettaglio delle possibili cause della febbre in gravidanza, è importante precisare come dei lievi aumenti della temperatura siano del tutto fisiologici in relazione all’azione del progesterone. Questa variazione della temperatura corporea non è pericolosa né per la madre né per il bambino e i motivi di preoccupazione sorgono quando la febbre supera i 38°.
Tra le principali cause della febbre in gravidanza rientrano le infezioni intrauterine, la listeriosi, la gastroenterite acuta, il colpo di calore e le infezioni virali. Anche la “semplice” influenza stagionale nelle donne in gravidanza aumenta significativamente il tassi di ospedalizzazione e decesso per complicanze cardiopolmonari.
Le cause della febbre sono ascrivibili all’azione degli agenti patogeni, ma anche alle tipiche rimodulazioni del sistema immunitario che cambia in base all’epoca gestazionale. Tra i cambiamenti dell’organismo femminile durante la gestazione, infatti, rientrano anche quelli legati alla risposta immunitaria.
Nel primo trimestre, infatti, il sistema immunitario attua prevalentemente una risposta pro-infiammatoria per consentire l’impianto dell’embrione e tollerare la parziale allogenicità del feto (l’organismo materno non si oppone alla presenza di un organismo estraneo). Nel secondo e nel terzo trimestre, invece, la risposta immunitaria è antinfiammatoria per preparare l’organismo femminile al parto.
Come anticipato la comparsa di una febbre superiore ai 38° durante la gravidanza è un pericolo serio tanto per la donna quanto per il feto, in tutte le fasi della gestazione. Nel primo trimestre una febbre alta, superiore ai 39,5°, aumenta il rischio di aborto spontaneo o di un difetto cerebrale o del midollo spinale del bambino.
Tra gli esiti avversi materni sono da considerare il ricovero in terapia intensiva, lo sviluppo di una sepsi, il subire dei danni agli organi e il ricorso al parto cesareo. I più comuni esiti avversi ostetrici legati alla febbre in gravidanza sono il parto pretermine e la corioamnionite, mentre quelli che interessano il nascituro sono il basso peso alla nascita, le malformazioni e la morte fetale.
Durante la gravidanza l’assunzione di farmaci è sempre un aspetto da valutare con estrema attenzione considerando gli effetti teratogeni sul feto. Le indicazioni dell’AIFA sono quelle di intraprendere una cura adeguata alla diagnosi, motivo per cui andrebbe individuata prima la causa scatenante della febbre prima di ricorrere all’assunzione di un farmaco.
Molto spesso, però, la causa non è identificata o l’esito degli esami del sangue richiede tempo, per cui si procede con una terapia antibiotica empirica per ridurre il rischio di tutti gli esiti avversi potenzialmente legati all’aumento della temperatura corporea.
Alcuni studi hanno sottolineato l’importanza di investire sulla certezza della diagnosi in modo da evitare terapie antibiotiche inadeguate. Alcune di queste, infatti, sembrerebbero poter influenzare il microbiota del neonato aumentando il rischio che questi vada incontro a obesità e diabete.
Tra i farmaci contro la febbre (antipiretici) l’assunzione del paracetamolo è la terapia di prima scelta per abbassare la temperatura. Nei casi più gravi, invece, si valuta il ricorso all’utilizzo di coperte raffreddanti. Gli antibiotici maggiormente prescritti, anche durante l’allattamento, sono l’amoxicillina e l’ampicillina, mentre l’ibuprofene e l’acido acetisalicilico vanno evitati nel terzo trimestre di gravidanza.
Trattandosi di un fenomeno serio e potenzialmente molto grave è preferibile consultare il proprio ginecologo o, nei casi particolarmente gravi, ricorrere al pronto soccorso. La febbre, infatti, non va mai sottovalutata in gravidanza proprio per gli elevati (e potenzialmente anche fatali) rischi che la causa sottostante l’aumento della temperatura corporea può provocare.
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