
Guida alla scoperta dell'anatomia, delle caratteristiche, delle funzioni, delle anomalie e delle posizioni che può assumere: ecco tutto quello che...
La lunghezza della cervice uterina cambia durante la gravidanza, ma se si accorcia troppo precocemente può essere un serio problema. Ecco cosa c'è da sapere.
L’eventualità si concretizza quando, spiega il Mayo Clinic, la lunghezza dell’estremità inferiore dell’utero si accorcia troppo presto. Prima della gravidanza, il collo dell’utero è chiuso e con una consistenza compatta. Nel corso della gravidanza, invece, si ammorbidisce gradualmente per poi accorciarsi e aprirsi a ridosso del parto.
In questo studio pubblicato dall’Multidisciplinary Digital Publishing Institute si riporta come si definisce un collo dell’utero accorciato quella cervice che ha una lunghezza inferiore o uguale a 25 mm in un esame ecografico transvaginale prima delle 24 settimane di gestazione. A 20 settimane, riprendendo quanto riportato dal Sitaram Bhartia Institute of Science & Research, la lunghezza cervicale normale è di 30-40mm.
Non è solo la misurazione della lunghezza del collo dell’utero a essere valutata, quindi, ma anche l’epoca gestazionale. Se il collo dell’utero accorciato si verifica prima della 24esima settimana di gestazione è possibile valutare il ricorso al cerchiaggio cervicale per rafforzare il collo dell’utero. Una cervice accorciata dopo la 24esima settimana di gestazione, invece, potrebbe essere gestita mediante il ricorso a ecografie più frequenti per valutare l’evoluzione della situazione.
Questa condizione prende il nome anche di incompetenza cervicale ed è un serio problema per la gravidanza, in quanto espone il feto a una nascita prematura, ovvero prima che i suoi organi siano completamente sviluppati. Quello del collo dell’utero accorciato è un evento che secondo le stime del Cleveland Clinic interessa 1 su 100 gravidanze.
Il Cambridge University Hospitals riferisce inoltre che il 50% delle partorienti con cervice corta avranno comunque un parto a termine.
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Tra le cause di un collo dell’utero accorciato rientrano un’infezione intra-amniotica, l’emorragia deciduale che determina la rottura dei vasi dei villi coriali con conseguente distacco della placenta, la sovradistenzione dell’utero e l’interruzione della tolleranza materno-fetale.
Anche precedenti danni alla cervice o l’aver sostenuto un intervento chirurgico al collo dell’utero, così come la presenza di un utero di forma irregolare, possono causare un accorciamento della cervice uterina.
Tra i fattori di rischio del collo dell’utero accorciato c’è un precedente parto prematuro, un aborto spontaneo nel secondo trimestre di gravidanza, una gravidanza multipla e la sindrome di Ehlers-Danlos, che causa debolezza e insufficienza cervicale.
Oltre a essere potenzialmente responsabile del parto pretermine, l’accorciamento della cervice uterina può provocare anche un aborto spontaneo. Questa, infatti, è nel 25% dei casi la causa della perdita di una gravidanza nel secondo trimestre. Questo perché l’apertura del collo dell’utero determina la discesa di un feto incapace di sopravvivere.
Non sempre l’accorciamento del collo dell’utero è accompagnato da sintomi, e solo in alcuni casi si registra un dolore alla pancia, una pressione pelvica, spotting o un cambiamento delle perdite vaginali.
La diagnosi del collo dell’utero accorciato si basa quindi prevalentemente sulla storia clinica della donna e il ricorso all’esame pelvico e all’ecografia transvaginale, che consente di misurare la lunghezza e l’apertura della cervice uterina.
È bene a questo proposito precisare che la misurazione della cervice non va prevista in tutte le gravidanze. A questo proposito la Society for Maternal – Fetal Medicine indica che lo screening transvaginale della lunghezza cervicale andrebbe previsto di routine per le donne con cerchiaggio cervicale, rottura prematura delle membrane, gravidanze multiple e placenta previa.
Il principale problema e motivo di preoccupazione di un collo dell’utero accorciato è legato alla nascita prematura. Inoltre, una cervice incompetente può essere la causa di un aborto spontaneo. Per questo motivo il trattamento di questa condizione ha come obiettivo il posticipare il più a lungo possibile l’inizio del travaglio e il parto.
Sono diverse le strategie adottate per la gestione e il trattamento del collo dell’utero accorciato. Innanzitutto vi è il monitoraggio più frequente della misura della lunghezza della cervice uterina. Laddove essa fosse corta o ci fossero fattori di rischio che ne giustifichino il ricorso, si possono valutare il cerchiaggio cervicale o la somministrazione di integratori di progesterone.
Il cerchiaggio è una tecnica che prevede di sigillare il collo dell’utero tramite l’inserimento di una fettuccia di materiale sintetico e biocompatibile di circa un centimetro di diametro intorno alla cervice. Questo intervento non è sempre possibile ed è controindicato se c’è già stata la rottura delle acque o se la dilatazione del collo dell’utero è uguale o superiore a 4cm. Inoltre è un intervento che può, in rari casi, provocare la rottura dell’utero, lacerazioni sulla cervice, infezioni ed emorragia interna.
Il ricorso agli integratori di progesterone (somministrati tramite iniezioni) consente di favorire la crescita dell’utero e bloccare le contrazioni, permettendo di portare la gravidanza a termine.
In presenza di un collo dell’utero accorciato è fondamentale attenersi a quelle che sono le indicazioni del ginecologo, sottoponendosi ai regolari controlli previsti. Parallelamente è consigliato seguire un’alimentazione sana ed equilibrata anche nell’obiettivo di mantenere un peso regolare.
Si rivela utile anche l’assunzione della vitamina prenatale e l’evitare l’assunzione di alcol e droghe. Nel 90% dei casi il ricorso al cerchiaggio si rivela risolutivo per il trattamento della cervice incompetente ed è possibile iniziare una nuova gravidanza che avrà un maggior rischio di andare incontro all’accorciamento del collo dell’utero.
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