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Entro le sette settimane di gestazione la donna può decidere di interrompere la gravidanza tramite aborto farmacologico con la pillola ru486: ecco come funziona.
Entro 49 giorni (o 7 settimane) dall’ultima mestruazione la donna può interrompere una gravidanza indesiderata ricorrendo al cosiddetto aborto farmacologico, tramite quella nota come pillola ru486.
Si tratta di una procedura alternativa rispetto all’aborto chirurgico e si basa sull’assunzione di farmaci contenenti specifiche sostanze che interrompono la gravidanza in corso.
Se la donna decide di interrompere una gravidanza può richiedere al proprio medico informazioni riguardo le diverse modalità previste per l’aborto in Italia, che si dividono in modalità farmacologiche (la pillola ru486) e chirurgiche (isterosuzione, raschiamento), nelle prime settimane di gestazione, c’è l’aborto farmacologico, che avviene mediante l’azione di due farmaci diversi.
Il primo (la pillola abortiva ru486 vera e propria) contiene l’ormone mifepristone, un antagonista del progesterone (l’ormone femminile che rende possibile il progresso della gravidanza) che causa il progressivo distacco dell’embrione dall’utero.
Il secondo farmaco, che deve essere assunto dopo circa 48 ore, contiene invece una sostanza chiamata prostaglandina, che innesca le contrazioni uterine e permette quindi l’espulsione del materiale organico residuo attraverso il canale vaginale.
La pillola abortiva ru486 viene prescritta dal medico nel caso la donna voglia interrompere una gravidanza e va assunta entro la settima settimana di gestazione (cioè entro il 49esimo giorno, che si conta a partire dal primo giorno dell’ultimo ciclo mestruale), sotto osservazione medica.
Superati i 49 giorni non è più possibile ricorrere ad un aborto farmacologico, ma è necessario effettuare un aborto chirurgico, che a sua volta, per legge, è possibile entro i 90 giorni di gestazione.
La pillola abortiva non va confusa con la cosiddetta pillola del giorno dopo, che viene assunta entro 72 ore dal rapporto a rischio e impedisce la fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo, e per questo è definita “metodo contraccettivo di emergenza”.
In Italia l’aborto farmacologico (introdotto nel 2009) è ancora poco praticato: i dati del Ministero della Salute relativi al 2017 segnalano un ricorso alla pillola ru486 nel 15% dei casi totali di interruzione di gravidanza.
L’assunzione della pillola è in regime ospedaliero e va assunta sotto osservazione medica: in alcuni casi in day hospital, in altri invece si procede con un ricovero di tre giorni.
La pillola ru486 è offerta alle pazienti gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale: dopo aver accertato la gravidanza la donna si rivolge al proprio ginecologo o a un consultorio comunicando la volontà di interromperla.
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Dopo un colloquio con l’ostetrica e con il ginecologo, e dopo aver confermato la datazione della gravidanza, la donna può scegliere se ricorrere all’aborto chirurgico o optare, qualora i tempi lo consentano, per la pillola abortiva.
Il giorno fissato per l’aborto farmacologico la donna viene sottoposta ad analisi del sangue ed eventualmente ad ecografia, quindi le vengono somministrate delle compresse di mifepristone (la ru486). A seconda delle regole ospedaliere la donna può tornare a casa subito oppure può essere tenuta sotto osservazione per i due giorni seguenti.
Circa 40 ore dopo l’assunzione della pillola ru486 la donna torna in ospedale dove le viene somministrata, di solito direttamente all’interno della vagina, la prostaglandina, che favorisce l’espulsione del materiale embrionale rimasto nell’utero innescando delle contrazioni uterine. In questa fase la paziente può essere fatta sdraiare per facilitare l’assorbimento del farmaco.
Tale processo provoca una perdita di sangue simile a quella che si verifica durante le mestruazioni, può risultare più o meno dolorosa, e la donna può richiedere un antidolorifico. La perdita ematica può durare anche diversi giorni. Dopo l’assunzione di prostaglandina la donna rimane in ospedale per alcune ore, sottoposta ad ecografia e quindi dimessa.
Rispetto all’aborto chirurgico la pillola ru486 presenta il vantaggio di essere meno invasiva, non necessita di anestesia né di assunzione di antibiotici e presenta minori rischi per la fertilità futura della donna.
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Uno dei limiti dell’aborto farmacologico è costituito dal fattore tempo: per poterlo effettuare è indispensabile che non si siano superati i 49 giorni di gravidanza.
Rispetto all’aborto chirurgico, poi, la percentuale di successo risulta leggermente più bassa (il 99,2% a fronte del 99,9%). Nel caso di insuccesso dell’aborto farmacologico la donna deve sottoporsi ad un raschiamento.
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