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Tra i test di screening non invasivi, il NIPT test è uno di quelli che assicura una precisione maggiore, tanto che nel corso degli ultimi anni è tra quelli maggiormente utilizzati. Conosciamo meglio di cosa si tratta, come funziona, quali anomalie può rilevare e quali sono i pro e i contro di questo test.
Nelle procedure cui è possibile ricorrere per la diagnosi prenatale ci sono tutti quegli esami, invasivi e non invasivi, che, come spiegato dalla Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione (SISMeR), permettono di individuare o escludere nel feto la presenza di diverse anomalie congenite (anomalie cromosomiche, malattie genetiche, malformazioni congenite e infezioni intrauterine).
La principale differenza tra i test invasivi e quelli non invasivi è che i primi prevedono il prelievo dei villi coriali o di liquido amniotico e consentono di ottenere una certezza diagnostica; quelli non invasivi si basano o su calcoli probabilistici o sullo studio del DNA fetale e, quindi, non sono una diagnosi ma un’indicazione sulle possibilità che il feto abbia un’anomalia congenita. I test invasivi hanno minimi tassi di rischio di aborto spontaneo, mentre gli screening non invasivi sono esenti da questa possibile conseguenza.
Il NIPT test è attualmente il test non invasivo più diffuso ed è utilizzato per scoprire eventuali anomalie del feto.
Con il termine Non Invasive Prenatal Test (NIPT) si fa riferimento a un insieme di tecniche basate sulle comparazioni grazie ai quali individuare la possibile presenza di aneuploidie cromosomiche, soprattutto le trisomie e le monosomie, ma anche per le microdelezioni.
Il Cleveland Clinic aggiunge anche la possibilità di valutare i disturbi che colpiscono i cromosomi sessuali X e Y, tanto che in alcuni casi il NIPT test può restituire anche l’informazione sul sesso del feto. Il Johns Hopkins Medicine indica anche la Sindrome di Turner, la Sindrome di Klinefelter e la Sindrome della tripla X.
I Non Invasive Prenatal Test valutano le cellule fetali o il cfDNA (che origina dalla dissoluzione delle cellule materne e placentari) in un campione di sangue materno prelevato durante la gravidanza. Questo perché, come riportato nelle linee-guida del Consiglio Superiore di Sanità sullo Screening prenatale non invasivo basato sul DNA,
È stato dimostrato che, a partire dal primo trimestre di gravidanza, è presente nel circolo ematico materno DNA libero di origine fetale (cell free fetal DNA, cffDNA), che può essere recuperato in maniera non-invasiva ed utilizzato per lo studio di alcune patologie fetali.
Il NIPT test, in modo particolare quello eseguito sul cfDNA, offre elevati livelli di specificità, soprattutto per le principali aneuploidie. Come riportato dalla Società Italiana di Genetica Umana, infatti, ha un’accuratezza del 98,2% per la Trisomia 18 (Sindrome di Edwards), del 99% per la Trisomia 13 (Sindrome di Patau) e del 99,7% per la Trisomia 21 (Sindrome di Down).
È importante anche sottolineare quelli che sono i limiti biologici e quelli etici.
Tecnicamente è possibile sottoporsi al NIPT test già a partire dalla decima settimana di gravidanza, ma le indicazioni sono quelle di attendere almeno la dodicesima settimana in quanto prima di questa data non c’è sufficiente DNA fetale nel sangue materno per poter eseguire l’esame.
Solitamente il NIPT test viene suggerito nel caso in cui dall’ecografia emergesse il sospetto di qualche anomalia fetale o se un precedente test di screening avesse restituito un esito positivo.
Come tutti i test di screening è importante sottolineare come si tratti di esami non diagnostici (per la conferma servono ulteriori approfondimenti) e che il ricorso a questi controlli è facoltativo e non obbligatorio.
Per la donna il NIPT test si svolge con un normale prelievo di sangue dal quale poi il laboratorio di analisi è in grado, grazie a diverse tecniche e strumentazioni, di isolare il DNA del feto per poterlo analizzare.
Le linee guida indicano anche che il NIPT test deve essere preceduto da un’ecografia e nell’ambito del Test Combinato dopo il ricorso alla translucenza nucale. Quindi va prevista una consulenza che ne illustri lo scopo e le alternative disponibili.
Il NIPT test può restituire due risultati: bassa probabilità di trisomia e alta probabilità di trisomia. Un risultato negativo (bassa probabilità di trisomia) non richiede ulteriori approfondimenti, mentre un risultato positivo (alta probabilità di trisomia) necessita di un esame diagnostico per la conferma dell’anomalia fetale.
Le linee guida indicano come i centri che erogano il NIPT test devono avere competenze sia nella diagnosi ecografica che in quella prenatale e devono essere in grado di offrire una consulenza pre-test e post-test ed essere collegati con laboratori certificati che partecipano a programmi di controllo della qualità sia nazionali che internazionali e che prevedano personale con competenze specifiche nelle tecniche di sequenziamento di seconda generazione (Next Generation Sequencing – NGS).
Attualmente il costo del NIPT test è molto elevato e con un’ampia variabilità, soprattutto in base al tipo di tecnica utilizzata. Per ricorrere a questo esame di screening si può dover sostenere una spesa che va dai 350€ ai 900€, anche considerando che spesso è associato a una consulenza genetica.
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