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Il pedagogista Decroly ha lavorato attorno agli interessi specifici del bambino. Ecco in cosa consiste la sua teoria dei centri di interesse e il "trittico decrolyano".
Decroly è stato il maggior rappresentante dell’attivismo pedagogico belga. Il suo interesse per l’educazione nasce fin da piccolo, quando il papà gli mise a disposizione un giardino dove poter giocare e prendersi cura di piante e animali, e un laboratorio dove poter lavorare e giocare insieme.
Una volta adulto, si specializza in neuropsichiatria e fonda due scuole. La prima “L’école pour enfants irreguliérs” ovvero una scuola che una scuola per bambini con disabilità. Questa esperienza lo convince della necessità di un rinnovamento nell’educazione, e di allargare quelle che sono state le attività che ha fatto all’interno di questa scuola a tutti gli altri bambini. La seconda scuola che fonda è quella dell’Ermitage.
Entrambe le scuole fondate da Decroly hanno la caratteristica di essere dei veri e propri laboratori di pedagogia sperimentale, un po’ come accadeva nella casa dei bambini di Maria Montessori. All’interno di queste scuole, infatti, i bambini sperimentavano varie situazioni.
Proprio come la Montessori, Decroly era convinto che la pedagogia scientifica dovesse nascere all’interno delle scuole stesse. Non si doveva sperimentare fuori dalle scuole e poi riportare gli esperimenti all’interno di un piano educativo, ma bisognava realizzarli direttamente a scuola. Decroly e Montessori, nell’ambito dell’attivismo pedagogico, hanno proposto un nuovo approccio pedagogico, ponendo al centro dell’approccio educativo la pedagogia scientifica.
Anche il percorso di Maria Montessori, come quello di Decroly, iniziò seguendo i bambini con disagi di natura psichica e difficoltà di apprendimento. Quello che la pedagogista osservò nei primi anni di lavoro era che i bambini con una qualche disabilità o difficoltà apprendevano molto di più con l’esperienza pratica, per esempio con la manipolazione degli oggetti del mondo circostante, piuttosto che con una spiegazione verbale. A partire da questa esperienza, la Montessori fonda un metodo che in seguito applicò anche a tutti gli altri bambini, come lo stesso Decroly.
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Decroly critica la scuola tradizionale perché non tiene conto degli interessi degli alunni. La scuola dovrebbe essere organizzata in modo tale che il bambino entri gradualmente in contatto con le pratiche della vita sociale che poi può trasferire fuori nella vita reale.
Per prima cosa, bisogna soddisfare i bisogni primari del bambino, ossia i bisogni fondamentali dell’uomo che gli permettono di adattarsi all’ambiente che lo circonda, che sono i seguenti:
Questi per Decroly sono gli interessi veri che la scuola deve affrontare. In questo modo un bambino della scuola dell’infanzia o della scuola primaria affronta argomenti che sono naturalmente di suo interesse. Anzi, tutte le discipline devono essere collegate tra loro in modo unitario su un determinato tema dominante.
Decroly propone di individuare un centro di interesse, ossia uno di questi bisogni e in seguito far ruotare tutto il piano educativo e le materie attorno ad esso, per soddisfarlo. Ogni anno ci sarà un centro di interesse diverso e un nuovo bisogno da soddisfare, al centro della programmazione didattica.
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I centri di interesse di Decroly devono seguire un ordine ben preciso nel loro svolgimento; prevedono tre diversi momenti di esercitazioni conosciute come “trittico decrolyano”. Queste fasi sono:
Per Decroly l’insegnamento comincia con l’osservazione, che è il vero centro dell’attività. L’osservazione avviene sia indoor che outdoor. Proprio qui il bambino, osservando la realtà del mondo circostante, acquisirà molti apprendimenti scientifici. Il bambino potrà associare nel tempo e nello spazio le conoscenze acquisite osservando la realtà e implementandole con conoscenze storiche e geografiche. Infine, esprimerà ciò che ha appreso con realizzazioni pratiche, per esempio artistiche o linguistiche.
Per Decroly l’insegnamento deve puntare alla globalità e all’analisi, perché le nostre percezioni sono totali e non parziali. Quando percepiamo un oggetto, percepiamo un intero prima delle sue parti. Un bambino, per esempio, percepisce l’intera mamma, e non una somma di frammenti. Perciò anche la lettura deve partire dalla percezione delle parole, e non dalle singole lettere e sillabe. Inoltre le parole devono essere collegate alle esperienze e alle emozioni dei bambini.
Oggi tutte le contemporanee teorie pedagogiche puntano a connettere le diverse discipline e gli ambiti d’esperienza nei bambini più piccoli. In un mondo sempre più globalizzato, si punta a un apprendimento globale, a una maggiore interdisciplinarità, proprio come auspicava Decroly.
Allo stesso tempo, viene data sempre maggiore rilevanza all’apprendimento cooperativo e all’imparare facendo, attraverso l’esperienza pratica e il laboratorio, dove anche le emozioni svolgono un ruolo fondamentale per l’apprendimento.
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