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Capita che, improvvisamente, i bambini interrompano le loro abitudini di riposo e per i genitori diventa difficile "prenderne le misure". È il caso delle cosiddette regressioni del sonno; un fenomeno complesso da conoscere (e imparare a gestire).
Il sonno dei neonati è un problema molto difficile per i neogenitori e che travolge, in tutti i sensi, tanti aspetti della vita. La quantità e la qualità delle ore di sonno è fondamentale per il benessere di ciascun essere vivente e sebbene i genitori sono consapevoli che con un bambino piccolo può essere difficile dormire tanto quanto si dormiva prima del suo arrivo, assistere (e subire) cambiamenti inspiegabili può diventare molto faticoso.
Anche perché tutti i genitori cercano di capire e “prendere le misure” ai propri figli, adeguando le loro abitudini sui bisogni dei neonati. Riuscire a raggiungere un “obiettivo” e poi vederlo sfumare senza una reale ragione è una condizione stancante che getta molte coppie nel panico. Staremo sbagliando qualcosa? Nostro figlio ha qualche problema? Cosa possiamo fare per farlo addormentare?
Domande legittime che si sovrappongono e vengono alimentate dalla difficoltà di trovare delle risposte e dalle conseguenze che tutto questo genera, anche soprattutto per il bambino. Il neonato difficilmente si addormenta autonomamente e non rispettare i suoi ritmi di riposo porta a una sua maggiore irritabilità che, come un circolo vizioso, diventa sempre più difficile gestire e risolvere.
Ecco perché è importante parlare della regressione del sonno, iniziando con il dire che su questa condizione non ci sono prove certe. I dati raccolti, infatti, non sembrano mostrare un fenomeno chiaramente definibile la cui comprensione richiede ulteriori approfondimenti per i quali solo recentemente si stanno gettando le basi per permettere di farvi luce.
Le regressioni del sonno possono essere definite come dei cambiamenti del ritmo del riposo nei bambini. Parliamo di un fenomeno molto variegato che va dai risvegli frequenti a una maggiore resistenza nell’addormentarsi, passando per la difficoltà ad avere un sonno profondo e una riduzione della durata dei pisolini. Come si può vedere la regressione del sonno è una condizione molto variegata anche perché il sonno è un processo dinamico che cambia continuamente con la crescita del bambino.
È bene distinguere le regressioni del sonno vere e proprie a fenomeni sporadici che si possono manifestare per un malessere passeggero o per un profondo cambio di abitudini (vacanze, forte stress, eccetera). Le regressioni possono essere considerate tali se durano per, almeno, un paio di giorni consecutivi e possono durare dalle due alle sei settimane.
Per capire le cause della regressione del sonno del neonato e del bambino, pur consapevoli dei limiti delle ricerche scientifiche finora condotte, è necessario comprendere come funziona il sonno e come gli esseri umani nelle prime settimane di vita si approcciano con esso.
Ogni bambino è una storia a sé, anche sotto questo punto di vista, ma il più delle volte le regressioni si manifestano in coincidenza dei traguardi evolutivi che il bambino raggiunge. Il neonato impara nuove abilità (rotolare, stare seduto da solo, afferrare gli oggetti, tenersi in piedi, eccetera) e di conseguenza anche il sonno cambia.
Così come cambia in corrispondenza degli scatti di crescita, durante i quali il neonato mangia più spesso e si sveglierà di continuo per farlo. Tra le fasi dello sviluppo fisico che possono incidere sulla qualità del sonno ci sono anche la crescita dei denti (dentizione) o infezioni e malattie che hanno come effetto quello di incidere sulle abitudini del sonno.
Alla luce di quanto abbiamo appena visto ci sono almeno 5 regressioni del sonno, che coincidono con le fasi di crescita e cambiamento più profonde nella vita di un bambino. Per questo si parla di regressione dei 4 mesi, degli 8 mesi, dei 12 mesi, dei 18 mesi e dei 2 anni.
La prima regressione del sonno cui il neonato va incontro è quella intorno al quarto mese di vita. La causa è da rintracciare nello sviluppo del ritmo circadiano, ovvero il ritmo fisiologico composto da ventiquattro ore. in questo periodo, quindi, inizia una prima distinzione delle giornate che provoca anche un cambiamento nell’intensità del sonno. Inizialmente, infatti, il sonno dei bambini è quasi esclusivamente profondo e tra le 10 e le 12 settimane iniziano ad alternarsi fasi leggere a quelle più profonde, con relativi cambiamenti delle abitudini.
A 8 mesi i bambini iniziano a gattonare (in alcuni casi anche a muovere primissimi passi), hanno iniziato lo svezzamento da un paio di mesi e si tirano su cercando di rimanere in piedi; la curiosità verso il mondo che li circonda è tale che lo sviluppo neurologico e cerebrale sottostante provoca anche cambiamenti nei ritmi del sonno. Se a tutto questo aggiungiamo anche la cosiddetta ansia da separazione è più semplice comprendere perché i bambini dormono peggio e quando si svegliano iniziano a piangere e urlare.
Arrivati all’anno di vita il bambino ha acquisito una serie di competenze tali che tutto vorrebbe tranne che dormire. È più divertente e interessante parlare, muoversi, giocare e scoprire il mondo invece che dormire e la sempre maggiore indipendenza e autoconsapevolezza porta il sonno del bambino a subire un ulteriore riassestamento. L’aspetto positivo della regressione del sonno dei 12 mesi è che è piuttosto breve rispetto alle precedenti e nel giro di un paio di settimane dovrebbe essere superata.
I fattori che portano a questa regressione del sonno sono pressoché gli stessi delle regressioni precedenti: dentizione, ansia da separazione e la sempre più marcata indipendenza che porta il bambino a non voler dormire o a non volerlo fare quando è ora di farlo. L’aspetto critico e nuovo di questa regressione è legato alla maturità cognitiva che il bambino ha assunto e con la quale i genitori devono confrontarsi. C’è da considerare l’elemento educativo che può rendere ancora più difficile l’aiutare il bambino a disciplinare il suo sonno.
C’è poi una nuova regressione del sonno intorno ai due anni di vita in concomitanza con i cambiamenti tipici di questo periodo. Il bambino starà probabilmente togliendo il pannolino, c’è l’uscita dei molari che può risultare molto dolorosa e la paura del buio, così come la forte immaginazione tipica di questa età, che possono costituire degli ostacoli per un sonno tranquillo.
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La domanda probabilmente più importante non è “perché” le regressioni del sonno esistono, ma “cosa posso fare?”. E qui entriamo in un campo molto vasto nel quale giocano un ruolo decisivo la personalità del bambino, le caratteristiche e le esigenze dei genitori e una serie di fattori che è difficile, se non impossibile, prevedere e controllare.
Questo non significa che non si possa fare nulla contro le regressioni del sonno (anzi), ma che non tutto è sempre perfettamente efficace o immediatamente risolutivo. Il sonno, così come altre componenti della vita umana, non è uguale per tutti e soprattutto non è l’esito di un’equazione matematica di cui si conoscono tutti i termini. Poste queste premesse cerchiamo di fornire ai genitori alcuni consigli utili per affrontare al meglio queste fasi delicate della crescita del bambino.
Un primo consiglio è quello di riconoscere i segnali del sonno che ogni bambino manifesta e che possono aiutare i genitori ad aiutarlo ad addormentarsi. Generalmente un bambino ha sonno quando sbadiglia, quando è particolarmente sovraeccitato, quando ha lo sguardo fisso nel vuoto e, ancora, quando si sfrega gli occhi.
Parallelamente è utilissimo definire una “routine della buonanotte” capace di educare i bambini a capire che quello è il momento in cui si va a letto per dormire. Lo schema è molto variabile e non deve mai diventare rigido e può prevedere il bagnetto, il racconto di una storia, un momento di tranquillità senza giochi sonori per concludersi con l’allattamento.
I bambini infatti, specialmente nella fase neonatale, si addormentano durante la poppata tra le braccia della mamma e intorno a questo momento può essere costruita quella routine capace di infondere al bambino la tranquillità di precise abitudini che si ripetono e che possono infondergli quella serenità tale da agevolare il riposo.
Un’attenzione particolare va poi posta anche al modo in cui il bambino si sveglia. Anche qui ci sono delle precise fasi che è bene conoscere per comportarsi in maniera adeguata alle esigenze del bambino. C’è innanzitutto una fase, detta di allerta silenziosa, nella quale il bambino si sveglia, ha gli occhi aperti, ma rimane tranquillo e immobile. C’è quindi la fase di pianto durante la quale il bambino si agita, si dimena e piange anche in maniera vigorosa.
Ci sono poi tutta una serie di consigli da seguire per lavorare sulle abitudini del sonno. Una delle più note (e discusse) è quella del Metodo Ferber che consentirebbe di allenare il bambino a riprendere sonno autonomamente. Per le regressioni del sonno si può sicuramente lavorare sul rendere la camera da letto (o la cameretta) un ambiente tranquillo. Per farlo è utile utilizzare delle luci soffuse o rendere la stanza completamente buia e usare una macchina del suono per i rumori bianchi capaci di rilassare il bambino.
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Un’altra indicazione è quella di far addormentare il bambino quando è ancora assonnato in modo che completi autonomamente la transizione verso le fasi di sonno. Per i bambini più grandi (non prima dei nove mesi) è possibile intensificare le attività diurne con l’obiettivo di farli stancare e farli arrivare a sera un po’ più stanchi. È bene però non esagerare perché i bambini troppo stanchi fanno più fatica a prendere sonno.
Infine il consiglio più importante di tutti è quello di avere pazienza. Le regressioni del sonno non sono colpa dei bambini e non lo sono nemmeno dei genitori; è fisiologico che accada e sebbene sia molto difficile conviverci, spesso l’unica cosa da fare è sopportare e limitare le conseguenze. In questo senso è utile non cambiare continuamente le abitudini che si sono scelte di seguire sperando che siano queste, magicamente, a risolvere il problema.
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