
I neonati hanno un loro modo di comunicare, sia verbalmente, che con il corpo. Ecco come rispondere e favorire il linguaggio dei neonati.
A qualcuno potrà sembrare strano, ma tutti i bambini dicono le bugie. Si tratta di una tappa importante dello sviluppo. Vediamo come si differenziano le bugie in base all'età e alla tipologia, e i consigli dell'esperta su come comportarsi.
Vediamo come si differenziano le bugie in base all’età e alla tipologia, e i consigli su come comportarsi. Ne parliamo con la dott.ssa Beatrice Bianchin, pedagogista ed educatrice professionale.
Dottoressa, perché i bambini dicono le bugie?
Cominciamo col dire che, prima o poi, tutti i bambini dicono delle bugie. Questo non deve sorprenderci se ci interroghiamo su quante volte anche noi adulti diciamo bugie ai bambini. Può capitare che per alleggerire una situazione pesante o semplicemente sbrigarci, inventiamo quelle che definiamo “bugie bianche”, che ci permettono di gestire meglio una situazione o dinamica familiare.
Oltre a questo, c’è una motivazione che si rifà alle neuroscienze. I bambini mentono perché il loro cervello cresce, diventa più raffinato e deve esercitarsi a capire quanto sia poco trasparente agli occhi degli altri. Ossia che l’altro non può entrare nella mia testa se non attraverso quello che gli dico.
In questo senso, l’altro rappresenta un rinforzo o meglio, una conferma per il bambino, il quale capisce di essere un’entità singola, e che gli altri possono comprenderlo solo se parla, se esprime col linguaggio ciò che pensa.
Potremmo dire che mentire è una tappa evolutiva?
Sì, tutti i bambini attraversano questa fase. Si tratta si una tappa importante dello sviluppo che li aiuta a comprendere di essere entità a sé. I bambini capiscono che che l’altro non è nella loro testa, e che loro per farsi capire devono comunicare. Non a caso, i bambini cominciano a dire le prime bugie intorno ai 2 anni, cioè quando inizia a svilupparsi il linguaggio verbale.
I neonati hanno un loro modo di comunicare, sia verbalmente, che con il corpo. Ecco come rispondere e favorire il linguaggio dei neonati.
Come ci spiega Beatrice Bianchin, dietro la bugia c’è sempre una motivazione; questo, da un lato può essere un sollievo per i genitori. Ma perché i bambini raccontano bugie? Che significato hanno?
L’origine della bugia ha delle cause comuni, tra le quali un senso di sfiducia. Questo può derivare da una sfiducia verso se stessi o gli altri. Nel primo caso il bambino mente perché non riesce ad affrontare una situazione o le conseguenze di un certo comportamento. Per esempio, se si chiede al bambino se abbia rotto un giocattolo, risponderà: “No, non sono stato io”, perché teme che l’altro lo rimproveri e quindi dice una bugia.
Questo stesso senso di sfiducia può indirizzarsi verso l’altro o verso il gruppo. In queste situazioni il bambino o ha paura di ferire, di far arrabbiare l’altro, di deludere, oppure teme di non essere capito; è il caso delle bugie dei bambini più grandi che mentono sui voti a scuola. Nei bambini più piccoli, una bugia può essere quella di dire che i regali di Natale sono bellissimi anche se al bambino non sono realmente piaciuti.
Come spiega la pedagogista, si possono distinguere diverse fasce d’età in cui i bambini raccontano bugie, con caratteristiche, motivazioni e significati diversi:
La fascia dai 2-3 anni è quella in cui inizia questo processo evolutivo: i bambini iniziano col dire delle bugie talmente semplici e ingenue che a chi le ascolta può venire quasi da ridere. Tuttavia, le bugie tipiche di questa età possono talvolta far preoccupare i genitori, perché non se le aspettano così presto.
All’inizio le bugie sono molto ingenue. Per esempio, se il bambino ha rotto qualcosa, risponderà in base alla reazione dell’altro. E se l’altro appare arrabbiato, il bambino probabilmente dirà di non essere stato lui.
La fascia dai 3 ai 5 anni coincide con il culmine massimo della creatività e dell‘immaginazione nei bambini. Si tratta della fase dell’invenzione: i bambini creano delle storie arricchendole con tantissimi particolari; sono storie lunghe e molto condite, segno dello sviluppo della loro immaginazione. Gli esperti sostengono che dire bugie a questa età e dirle così ricche sia segno di una sana emotività (è come se il bambino giocasse con la sua fantasia, sperimentandone le potenzialità).
L’invenzione di queste storie è incentivata sicuramente dal fatto che alla scuola dell’infanzia si leggano molte storie e racconti di fantasia. Tra gli esempi di bugie, si va da “Ho visto alieno”, “Ho visto Babbo Natale” a storie molto più articolate e credibili, che spesso vengono credute dagli stessi genitori, come, per esempio, inventarsi che è stata la baby sitter a far cadere e rompere il telefono.
Nella fascia 6-10 anni della scuola primaria i bambini raccontano vere e proprie bugie, di quelle “studiate a tavolino”, che nascono soprattutto dal non voler deludere gli altri. Infatti, se da piccoli si ha un senso di sfiducia per lo più rivolto verso se stessi, con la primaria inizia il timore di deludere gli altri o le loro aspettative. Con la pre-adolescenza e l’adolescenza le bugie tornano a essere un tassello evolutivo: per staccarsi dai genitori e diventare grandi, i ragazzi omettono di dire alcune cose oppure mentono.
Dottoressa, come è consigliabile affrontare le prime bugie dei bambini?
Per prima cosa, bisogna imparare a gestire la propria reazione di fronte alla bugia. Talvolta viene spontaneo alterarsi ma, soprattutto se il bambino è molto piccolo, rischiamo di spaventarlo con una nostra reazione eccessiva. Se è più grande, rischiamo di consolidare il comportamento (la bugia) da eliminare. Per questo, occorre innanzitutto calmarsi e allontanarsi, per avere il tempo di sbollire la rabbia; poi si può chiedere aiuto al partner, se la mamma o il papà sono nei paraggi, per gestire insieme e meglio la situazione.
Il secondo passaggio è cercare di capire perché il bambino ha detto una bugia. Le motivazioni sottostanti potrebbero essere la paura di ferire i genitori, di deluderli, di essere messo in punizione. Individuare la causa del comportamento del bambino aiuta i genitori a capire come comportarsi; è utile fermarsi per comprendere cosa è successo, e soprattutto osservare i comportamenti del bambino.
Affrontare il problema parlando direttamente col bambino può essere d’aiuto?
Nella fascia 2-3 anni il bambino non ha gli strumenti per capire il significato e le implicazioni dei suoi comportamenti e bugie, dunque è meglio chiudere un occhio e osservarlo per capire, a partire dai suoi comportamenti, come intervenire in quanto genitori.
Quando invece il bambino è più grande, affrontare l’argomento va bene ma senza fare pressioni. Sentendosi sotto accusa, infatti, il bambino non si sentirà libero di esprimere il perché della sua bugia; bisogna invece aiutarlo aiutarlo a costruire una coscienza.
In generale, l’approccio migliore da tenere, soprattutto all’inizio, è quello di tipo osservativo; bisogna inoltre mostrarsi comprensivi, non nel senso di accettare la bugia, ma nei confronti dei motivi che hanno spinto il bambino a dirla. Una volta che ci si è fatti un’idea di come possono essere andate le cose, il dialogo costruttivo è prezioso nei bambini più grandi. Naturalmente, se ci si rende conto che il bambino dice bugie in continuazione è necessario chiede l’intervento di uno specialista.
Il ritorno dell'ora legale rappresenta una sfida per il sonno, anche e soprattutto dei bambini. Ecco cosa fare per ridurne l'impatto e aiutare i pi...
A Carnevale i bambini si divertono con travestimenti e trucchi. Ma usare i prodotti giusti sulla loro pelle delicata è importantissimo.
Esistono molte idee per dei costumi di Carnevale per neonati e bambini: vediamo insieme come scegliere, tra opzioni fai da te o acquistabili online.
L'assenza di regole non è sempre un male, specialmente durante il gioco. Parliamo del gioco libero e dei suoi benefici nello sviluppo dei bambini.
C'è davvero bisogno di un'educazione sessuale precoce? Perchè prevederla? E di cosa parlare? Facciamo chiarezza su un argomento più importante d...
È la soluzione adottata da sempre più genitori, per questioni di sicurezza ma anche di praticità e di economicità.
Essere genitori è complicato e si corre anche il rischio che un eccesso di attenzioni verso i figli possa essere deleterio anche e soprattutto per...
Occupiamoci di salute del rene parlando di nefrite, una condizione che può colpire anche i bambini provocando conseguenze molto gravi.
Dal lavoro condotto dalla pedagogista, educatrice e medica Maria Montessori, ecco i "segreti" di uno dei metodi educativi e pedagogici più diffusi...
Carta d'identità o passaporto? Facciamo chiarezza sui documenti da avere quando ci si sposta con i bambini e da che età (e come) possono iniziare...