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Un'infezione dell'osso mastoideo conseguenza di un'otite media non trattata che può causare danni anche molto gravi. Ecco cosa c'è da sapere.
Scopriamo di cosa si tratta, come si manifesta e quali sono le soluzioni terapeutiche disponibili.
L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù definisce la mastoidite come l’infezione suppurativa a carico della mastoide, ovvero la parte di osso temporale che si trova subito dietro il padiglione auricolare.
Nella maggior parte dei casi è la conseguenza di un’otite media acuta purulenta non trattata. Come riportato dal Cleveland Clinic, esistono due forme di mastoidite: una cronica (che dura almeno un mese e può ritornare dopo il trattamento) e una acuta (che solitamente scompare entro un mese dal trattamento e non si ripresenta).
Il Manuale MSD precisa che si tratta di un’infezione di origine batterica delle cellule pneumatiche mastoidee, che si verifica in quanto l’infiammazione che si ha con l’otite media acuta purulenta si estende alle cellule pneumatiche della mastoide, provocando l’accumulo di secrezioni. In alcuni soggetti, questo accumulo va incontro a infezione a causa dell’azione del Pneumococcus, il microrganismo comunemente responsabile anche dell’otite media acuta.
Tra i fattori di rischio più importanti per l’insorgenza della mastoidite c’è la giovane età. I bambini, infatti, a causa delle specifiche condizioni anatomiche, immunologiche e infettive sono, soprattutto nei primi anni di vita, maggiormente esposti al rischio di sviluppare questa condizione. Si stima che la mastoidite nei bambini abbia un’incidenza dello 0.24% (1 caso su 400) con un picco intorno ai 2-3 anni.
Nei bambini più grandi, invece, la mastoidite può essere il segno di un colesteatoma, ovvero un’anormale crescita della pelle dell’orecchio medio e nell’osso temporale dietro il timpano.
I sintomi tipici della mastoidite compaiono dopo giorni o anche settimane dall’otite media. I principali disturbi associati a questa condizione, spiega lo Stanford Medicine Children’s Health, oltre al dolore lancinante, sono l’arrossamento o il gonfiore della zona dietro l’orecchio, il mal d’orecchio, il gonfiore del lobo dell’orecchio interessato, febbre, mal di testa e perdita dell’udito.
Il tipico gonfiore che si sviluppa dietro al padiglione auricolare provoca anche la scomparsa del normale solco retroauricolare e l’anteriorizzazione del padiglione auricolare (le famose orecchie a sventola).
La mastoidite è una condizione da non sottovalutare in quanto può determinare complicazioni intracraniche ed extracraniche, alcune anche gravi e potenzialmente fatali.
Tra i principali rischi vengono segnalati la perdita dell’udito, l’estensione dell’infezione ai tessuti vicini all’orecchio, danni ai nervi facciali e problemi dell’orecchio interno.
Uno studio pubblicato su ScienceDirect segnala anche l’ascesso sottoperiosteo, la trombosi sinusale, l’ascesso intracerebrale, l’idrocefalo otitico, l’encefalite, l’ascesso sottoperiosteo associato a complicanza intracranica e la meningite.
Oltre alla valutazione clinica da parte del medico che si basa sui sintomi riferiti dal paziente a confermare la diagnosi di mastoidite è la visita orotinolaringoiatrica. Nei casi più complessi si può ricorrere alla tomografia computerizzata (TC) del cranio per individuare la regione mastoidea che è stata danneggiata dall’infezione. In alcuni casi possono essere prescritti anche esami di laboratorio (emocromo con formula, VES e PCR) per confermare la presenza dell’infiammazione.
Il trattamento della mastoidite è tramite somministrazione di antibiotico per via endovenosa. La cura della mastoidite va condotta in ambiente ospedaliero e in presenza dei sintomi tipici o della conferma diagnostica il bambino va portato tempestivamente in pronto soccorso per essere ricoverato d’urgenza e ricevere l’adeguata terapia.
In alcuni casi, oltre alla terapia antibiotica può essere necessario il ricorso all’intervento chirurgico per l’incisione della zona posteriore dell’orecchio tramite la quale drenare la raccolta di pus.
Si ricorre all’intervento chirurgico per la mastoidite nel caso in cui dopo 48-72 ore dall’inizio della terapia antibiotica non si ottiene un miglioramento, quando si ha una distruzione dei setti ossei (empiema mastoideo) o quando si forma la raccolta di materiale infetto tra osso e cute (ascesso subperiosteo).
Al temine dell’intervento chirurgico viene solitamente previsto il posizionamento di due tubicini, uno per il drenaggio verso l’esterno del pus dalla ferita retroauricolare e l’altro per mettere in comunicazione il condotto uditivo con la cassa del timpano ripristinando il passaggio dell’aria e riducendo l’infiammazione locale.
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