
I neonati hanno un loro modo di comunicare, sia verbalmente, che con il corpo. Ecco come rispondere e favorire il linguaggio dei neonati.
Cosa fa un logopedista per bambini? Ecco quali sono i principali interventi, i benefici, e gli esercizi da fare secondo l'esperta.
Vediamo cosa fa un logopedista per bambini, quali sono i benefici della logopedia e gli esercizi adatti per i disturbi del linguaggio; ce ne parla la logopedista Cinzia Luzzani.
Dottoressa, come avviene la presa in carico di un bambino da parte del logopedista?
Innanzitutto è importante sottolineare che prima di iniziare un trattamento è necessaria una valutazione. La presa in carico di un bambino avviene solitamente in team, lavorando col neuropsichiatra infantile, lo psicologo, e lo psicomotricista, per una valutazione generale del bambino.
Nel caso di disturbi del linguaggio, dove non è stato certificato nessun tipo di disabilità (intellettiva, motoria o di altro genere), il logopedista può lavorare da solo, facendo una valutazione e un trattamento che monitora nel corso del tempo. Il trattamento, quindi, viene impostato sulla base della valutazione; questa, a sua volta, viene fatta quando il bambino è migliorato; oppure ogni 3 o 6 mesi per monitorare quali sono stati i miglioramenti del bambino.
Come lavora il logopedista per bambini?
Il logopedista fa una valutazione e stabilisce quali sono gli obiettivi a medio e a lungo termine e poi imposta il trattamento. Si lavora sulle abilità di linguaggio e sulla comunicazione del bambino in base alla patologia presente. Ricordiamoci che bisogna tenere conto di più fattori: il trattamento cambia in base al bambino che abbiamo di fronte. Non esiste un trattamento standard che va bene per tutti i bambini, ma ci si adegua ai bisogni del bambino, e a eventuali bisogni identificati dai colleghi (se si lavora in team), attraverso un costante dialogo con la famiglia.
I neonati hanno un loro modo di comunicare, sia verbalmente, che con il corpo. Ecco come rispondere e favorire il linguaggio dei neonati.
A partire da quale età si può ricorrere a un logopedista?
Si può lavorare sin dalla nascita del bambino se ci sono problemi di deglutizione e il bambino deve imparare ad alimentarsi per bocca; altrimenti, si lavora dalle prime fasi dello sviluppo del linguaggio, nel momento in cui ci si accorge che non ci sono dei prerequisiti adeguati (dai 18 mesi in su). In età prescolare, con bambini molto piccoli (2 – 3 anni) si lavora principalmente attraverso il gioco. Il gioco, infatti, è il metodo principale di intervento che il logopedista attua con un bambino piccolo, perché attraverso il gioco passa l’apprendimento.
Per i bambini più grandi (a partire dai 4 anni), che hanno un’attenzione maggiore, e riescono a stare agevolmente seduti per un certo periodo di tempo, di solito si lavora anche a un tavolino. Ci sono tanti fattori in gioco; attraverso l’ambientazione si cerca sempre di andare incontro alle caratteristiche del bambino (il QI, l’attenzione, la predilezione o meno a stare fermi e seduti, etc.). Sono le caratteristiche del bambino, infatti (motivazione, attenzione, voglia di mettersi in gioco) che modificano il setting e le modalità di approccio del terapeuta.
Quando è opportuno portare i bambini dal logopedista?
Sicuramente dipende dalla patologia, che determina anche il tipo di presa in carico del bambino. Tendenzialmente è preferibile una presa in carico generale, in team, per valutare le diverse abilità del bambino. Questo vale soprattutto per le problematiche più gravi o quando c’è una disabilità cognitiva. Saranno presenti, in questo caso, il neuropsichiatra infantile che fa una valutazione neurologica; lo psicologo che fa una valutazione cognitiva del bambino; il logopedista che valuta la comunicazione e i disturbi del linguaggio.
Se già intorno ai 18 o 24 mesi si nota un linguaggio scarso (il bambino non forma le frasi, ha un bagaglio di pochissime parole e una scarsa interazione con gli altri), allora ci si può sicuramente rivolgere a un professionista o a un logopedista.
Prima che i bambini imparino a parlare emettono suoni e ripetono sillabe; è la lallazione, uno step fondamentale per "imparare" a parlare.
In generale, se una mamma, una maestra o un familiare si accorgono che nel bambino ci sono delle difficoltà di linguaggio (in assenza di altre difficoltà di tipo cognitivo), ci si può direttamente rivolgere al logopedista. Sarà poi il logopedista a indirizzare verso la presa in carico in team se necessario.
Dottoressa, quali sono i benefici che può apportare la logopedia?
Anche i benefici variano da caso a caso. Un bambino con un disturbo del linguaggio (DSL ) potrà notare i primi benefici già dopo un mese, ma comunque dipende da caso a caso. La presa in carico precoce è la cosa più importante. Ad ogni modo, nell’arco di 3 mesi si possono vedere già buoni risultati.
Non bisogna dimenticare, però, che i benefici variano soprattutto in base al bambino e sono individuali. Il miglioramento non dipende solo dalla patologia ma da aspetti caratteriali (come la motivazione) e di come il bambino si relaziona con gli altri (voglia di mettersi in gioco).
L’obiettivo del trattamento è il miglioramento della comunicazione e l’utilizzo maggiore del linguaggio, sia con i familiari che all’asilo. Lo scopo è cercare il più possibile un’interazione verbale maggiore, un utilizzo più elettivo del linguaggio.
Altri benefici sono presenti a livello linguistico. Il bambino, infatti, comincia a utilizzare frasi o singole parole, considera il linguaggio uno strumento privilegiato; sceglie di usare sempre di più la lingua verbale, predilige il linguaggio rispetto a una comunicazione gestuale delle prime fasi dell’infanzia.
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Come si possono misurare i risultati?
I benefici vengono monitorati anche attraverso la valutazione. Essendo un professionista sanitario, il logopedista valuta attraverso l’utilizzo di test (qualitativi e quantitativi) se il bambino è migliorato; i test si svolgono all’inizio, a metà e alla fine del percorso. Il miglioramento si misura anche attraverso l’osservazione del bambino, e comunicando e confrontandosi con genitori e maestre.
In generale, come ci spiega l’esperta, prima si arriva dal logopedista meglio è, perché il bambino si approccia in modo differente anche al trattamento. Per questo è fondamentale un intervento tempestivo e una presa in carico precoce (in team) per avere margini di miglioramento più ampi. Il bambino molto piccolo avrà i maggiori benefici perché non ci sono state ancora delle consolidazioni di abitudini linguistiche sbagliate.
Come ci spiega la logopedista Cinzia Luzzani, anche per quanto riguarda gli esercizi di logopedia non c’è una ricetta standard, ma si utilizzano giochi differenti in base al bambino, a ciò che predilige il bambino, e agli obiettivi che si vogliono raggiungere. I giochi, in questo senso, sono un mezzo per raggiungere l’obiettivo del miglioramento del bambino.
Il tipo di gioco utilizzato non è il fine dell’intervento bensì il mezzo; bisogna passare attraverso il gioco e alcune attività mirate per arrivare a stimolare il più possibile il linguaggio.
Quali sono le attività che si usano maggiormente?
Si propongono giochi che permettono di dare dei premi, delle ricompense che gratificano il bambino; oppure giochi concreti che permettono al bambino di manipolare degli oggetti.
Con i bambini più piccoli si lavora molto anche col gioco simbolico. Si possono creare situazioni con la mamma che cucina; personificare gli animali nella stalla o nella fattoria che parlano tra loro; giocare con le bambole facendole parlare. Poi si fanno attività di token economy (per esempio, si può prospettare un’attività in cui se il bambino produce la parola correttamente ottiene il premio mentre se non dice bene la parola deve riprovarci).
Non è tanto importante il tipo di gioco, quanto far sì che l’attività sia pratica, concreta; i giochi sono il mezzo per stimolare il linguaggio e la comunicazione per imparare a relazionarsi con gli altri. Si può disegnare e colorare. Bisogna scegliere il gioco anche in base alle preferenze del bambino. Scegliendo giochi che piacciono particolarmente al bambino, si va a lavorare sulla motivazione ottenendo risultati migliori.
Si fanno anche dei trattamenti in gruppo che stimolano maggiormente la motivazione, essendo un’attività di gioco con bambini della stessa età. Tutto ciò che stimola e attiva la motivazione del bambino, l’attenzione, è adatto come pratica e attività per stimolare il linguaggio.
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