
Occupiamoci di salute del rene parlando di nefrite, una condizione che può colpire anche i bambini provocando conseguenze molto gravi.
Più che una malattia l'intolleranza al lattosio nei bambini è considerata una condizione fisiologica. Scopriamo il perchè e come gestirla correttamente.
In alcuni bambini vi è un’intolleranza al lattosio provocata da una carenza dell’enzima digestivo che provoca l’incapacità di digerire il lattosio.
È doveroso fin da subito precisare che di per sé l’intolleranza al lattosio nei bambini non è propriamente una malattia, ma più correttamente è da intendersi come una condizione fisiologica geneticamente programmata. La digestione del lattosio, come anticipato, avviene tramite l’attività della lattasi, l’enzima che aumenta la capacità di assorbimento dell’intestino, ma è geneticamente programmata per ridurre gradualmente con il passare del tempo le sue attività.
L’enzima, infatti, si trova sulle cellule dell’intestino già a partire dalla ventitreesima settimana di gravidanza e raggiunge la sua massima operatività nei primi mesi di vita del neonato, periodo nel quale il latte è l’unica fonte di alimentazione. Quando il bambino inizia a introdurre altri alimenti l’attività della lattasi diminuisce provocando in alcuni casi l’intolleranza al lattosio. Questa può dipendere, anche se molto raramente, da un difetto congenito così come da un difetto acquisito che solitamente è temporaneo.
La riduzione (o l’assenza) dell’attività della lattasi provoca l’accumulo del lattosio nel sistema digestivo del bambino che viene fermentato dai batteri. Questo provoca la formazione di diversi gas responsabili dei principali sintomi dell’intolleranza al lattosio nei bambini: diarrea, dolori e gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza e nausea.
L’intensità dei sintomi dipende anche dalla quantità di lattosio che si è assunta e generalmente si manifestano a poca distanza da quando si è assunto il latte.
I genitori possono sospettare un’intolleranza al lattosio nei propri bambini quando rilevano la presenza di gas, feci particolarmente molli, eruzioni cutanee, gonfiore allo stomaco, crampi, dolori addominali o diarrea acquosa successivamente all’assunzione di latte o latticini.
Nonostante molti sintomi siano simili è importante distinguere l’intolleranza al lattosio e l’allergia al latte che può colpire i bambini. La prima, come detto, è un fenomeno pressoché fisiologico, mentre l’allergia è una reazione grave del sistema immunitario. L’intolleranza al lattosio raramente si manifesta nei neonati ed è più frequente, proprio per il decorso fisiologico della lattasi, nei bambini grandi e negli adulti.
Inizialmente in presenza dei sintomi si prova a eliminare il lattosio e i suoi derivati dalla dieta del bambino per verificare che anche i sintomi scompaiano. Successivamente possono essere eseguiti un test non invasivo tramite l’utilizzo dell’idrogeno (si valuta la quantità di idrogeno espirato dal bambino dopo l’assunzione di una determinata quantità di lattosio) o la biopsia intestinale invasiva delle concentrazioni della lattasi.
I test di laboratorio sono destinati a escludere un malassorbimento, mentre per la conferma diagnostica vera e propria è considerata sufficiente la valutazione dei sintomi e la loro evoluzione.
L’eliminazione del latte e dei suoi derivati dalla dieta dei bambini non è la cura dell’intolleranza, in quanto questo approccio esclusivo determina un elevato rischio di sviluppare carenze nutrizionali. Il principale problema, infatti, è legato al fabbisogno quotidiano di calcio che se non adeguato può causare il mancato raggiungimento del corretto livello di mineralizzazione delle ossa in età giovanile favorendo lo sviluppo dell’osteoporosi. Inoltre il calcio è indispensabile per la formazione dei denti, per la regolazione delle contrazioni muscolari e per la gestione della normale coagulazione del sangue.
Parallelamente all’esclusione del lattosio dalla dieta, quindi, bisogna introdurre sostituti in grado di fornire un adeguato apporto di calcio. Esistono latti delattosati e latti vegetali che possono essere utilizzati. Per quel che riguarda i prodotti caseari, invece, molto dipende dalla quantità massima di lattosio tollerata e alimenti come lo yogurt e i formaggi molto stagionati in molti casi possono essere assunti. In alcuni casi è possibile valutare anche il ricorso ad alcuni integratori alimentari.
Nella definizione di una dieta adeguata ai bambini con intolleranza al lattosio è importante inoltre considerare tutte le fonti di lattosio. Oltre al latte a i prodotti caseari, infatti, esso è presente nei biscotti, nei dolci, nelle torte, in alcuni prodotti da forno, cereali per la colazione, condimenti e altri prodotti. Spesso sulle etichette non è indicata la presenza del lattosio in sé, ma dei prodotti che lo contengono (latte, cagliata, siero di latte, eccetera) ed è quindi fondamentale valutare attentamente gli ingredienti presenti in quell’alimento.
Tra gli alimenti che non contengono lattosio rientrano gli yogurt e i formaggi di soia e a base di cocco, i latti vegetali (di mandorla, di riso, d’avena e di nocciola) e tutti gli alimenti destinati a chi segue una dieta vegana o che riportano espressamente sulla confezione la dicitura dell’assenza del lattosio.
Nella dieta dei bambini con intolleranza al lattosio è utile inserire le verdure a foglia verde (broccoli, cavoli, eccetera) il pane, i semi di soia e il pesce con lische commestibili (salmone, sardine, eccetera) che sono fonti alternative di calcio.
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