
I bambini che frequentano l'asilo e la scuola dell'infanzia si ammalano più frequentemente degli altri. Perchè accade? È un problema? Quali sono...
Quando la febbre nei bambini deve destare preoccupazione? Vediamo cosa devono (e non devono) fare i genitori per gestire correttamente lo stato febbrile dei propri figli.
Data la trasversalità del fenomeno è importante porre l’attenzione sulla febbre alta persistente nei bambini per capire quando è il caso di preoccuparsi (e quando no) e cosa possono fare i genitori per i loro bambini.
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Per comprendere meglio la febbre alta persistente nei bambini è importante definire cosa si intende per “febbre alta” e per “persistente”. Che è poi quello che permette ai genitori di allarmarsi o tranquillizzarsi e capire cosa è meglio fare per gestire la situazione.
Somministrare medicinali, chiamare il pediatra o recarsi al Pronto Soccorso non è mai, come vedremo, la prima cosa da fare. Innanzitutto è quindi doveroso chiarire che le Linee Guida nazionali, sulla scia delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, definiscono normale la temperatura corporea che va dai 36.5° e i 37.5°C. Possiamo quindi iniziare dicendo che è da considerare alta quella temperatura che è superiore ai 38°.
Bisogna inoltre ricordare che molto dipende anche dal tipo di misurazione della febbre e da diversi fattori esterni (alimentazione, luogo in cui ci si trova, idratazione e orario in cui è stata fatta la rilevazione). Persistente, invece, è quel tipo di febbre alta che non scende e rimane costante anche dopo i trattamenti applicati. La febbre viene definita acuta quando ha una durata inferiore ai 14 giorni (ed è la più frequente) o cronica quando invece dura più di due settimane.
È necessario ricordare che di per sé la febbre non è una malattia, quindi non va curata in quanto tale (al massimo si può trattare per alleviare i fastidi che questo sintomo provoca nei bambini). La febbre è quindi un indicatore di una patologia o di una condizione non sana per l’organismo che mette in atto questa risposta per difendersi.
Come abbiamo avuto modo di anticipare la febbre neonatale e quella nei bambini ha diverse cause. Può essere una risposta a un’infezione (batterica o virale), a un’infiammazione o, ancora, a una lesione. Le cause più comuni sono:
Il rischio di avere la febbre è elevato nei bambini, tanto da manifestarsi più volte durante l’anno. Questo perché il loro sistema immunitario non è ancora sviluppato in maniera completa.
Patologie più serie che possono comportare una febbre alta persistente nei bambini sono:
In assenza di altri sintomi che possano spingere i genitori a rivolgersi al proprio pediatra è importante applicare delle misure generali che diano sollievo al bambino. Le principali riguardano l’idratazione del bambino, facendo in modo che possano bere frequentemente, così come l’applicazione di panni umidi sia sulla fronte che sui polsi e i polpacci.
È inoltre importante che il bambino in stato febbrile non sia costretto a letto; è importante che sia a riposo, ma se le sue condizioni lo permettono può tranquillamente giocare e stare in piedi.
Tra i principali trattamenti della febbre alta persistente nei bambini troviamo la somministrazione di farmaci antipiretici come l’ibuprofene e il paracetamolo.
Questi vanno utilizzati con molta attenzione sia per individuare il giusto dosaggio e per evitare fenomeni di intossicazione da antipiretici, sia perché questi riducono il sintomo ma non curano la patologia sottostante. Gli antipiretici sono da preferire in forma orale e, solo in caso di vomito, quelli per via rettale.
La febbre alta persistente nei bambini può spaventare i genitori che però devono avere la premura di gestire correttamente la situazione. Per farlo ci sono almeno 5 errori molto comuni che è doveroso non commettere.
L’autoprescrizione medica non è mai una scelta sana, specie quando si tratta di bambini. La febbre non è una malattia e bisogna capire le cause che la determinano per poterla curare. C’è il serio rischio che i farmaci che si decidono di somministrare ai bambini non solo non curino la febbre, ma che alleviandola possano produrre altre (anche gravi) conseguenze.
Che alcuni farmaci siano utili sugli adulti non è sinonimo che lo stesso valga anche sui bambini. Sia perché il loro organismo è ancora in fase di crescita, ma anche perché – come più volte sottolineato – la febbre è un sintomo di un’altra patologia e le medicine devono curare la malattia.
A differenza di quanto si crede, i bambini con febbre alta non vanno coperti. Anzi, “devono stare piuttosto svestiti: perciò se la febbre sale è bene spogliare il bambino”. Questo perché gli strati pesanti (sia delle coperte che dell’abbigliamento) impediscono al corpo di raffreddarsi e alla febbre di scendere.
In molti casi i consigli contro la febbre alta sono quelli che prevedono l’applicazione della borsa dell’acqua fredda o dell’utilizzo di spugnature di alcol o aceto sulla fronte del bambino; in entrambi i casi sono pratiche sconsigliate dai medici.
Capita spesso che alle prime linee di febbre i genitori chiamino prima il pediatra e poi, anche in caso di indicazione contraria, si rechino al Pronto Soccorso. È un errore perché il più delle volte la febbre può essere gestita correttamente in casa e andare in ospedale rischia di essere un’inutile esposizione dei bambini.
Il ruolo dei genitori è fondamentale anche e soprattutto per la valutazione dello stato febbrile del bambino. Il consulto con il pediatra si rende necessario sempre prima della somministrazione di qualsiasi tipo di farmaco e nei casi in cui il bambino ha una temperatura molto elevata (superiore ai 40°), in caso di malattia cronica, convulsioni o difficoltà respiratorie e, ancora, se la febbre è associata ad altri sintomi rilevanti.
Come chiaramente indicato dalla Società Italiana di Pediatria, invece, il ricorso al Pronto Soccorso va limitato esclusivamente nei casi in cui la febbre alta persistente colpisca i neonati sotto i tre mesi o i bambini che manifestano anche evidenti sintomi di malessere come “grave disidratazione, scarsa reattività o condizioni generali compromesse, problemi respiratori associati, ecc”.
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