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Sono molti i bambini che hanno scelto di avere un amico immaginario: ecco perché è un aiuto importante per il bambino, quali funzioni psicologiche assolve, quando bisogna iniziare a preoccuparsi.
Avere un amico inventato è sintomo di una crescita sana del bambino, rappresenta una soluzione creativa per esprimere desideri e affrontare conflitti. Vediamo quali sono le funzioni dell’amico immaginario, i risvolti psicologici, quando bisogna iniziare a preoccuparsi.
Un amico immaginario significa molto per il bambino: lo aiuta nella sua crescita cognitiva e nella socializzazione con gli altri. Assume le veci di un vero amico, una persona su cui poter sempre contare, con cui chiacchierare e confidarsi, che è presente e non lo lascia solo. Tutto questo contribuisce a uno sviluppo sano e corretto del bambino.
Questo amico speciale fa la sua comparsa intorno ai 2 anni. Talvolta, questa avviene in un momento di difficoltà o di stress per il bambino. Si può trattare di un momento delicato, di transizione, come la nascita di un fratellino o una sorellina, una crisi familiare; oppure l’inserimento all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia.
La comparsa di questo fantasioso personaggio svolge molteplici e importanti funzioni per la crescita del bambino. Rappresenta innanzitutto un amico, un compagno con cui parlare, a cui raccontare esperienze vissute; confidare gioie e desideri, paure e preoccupazioni. Il bambino immaginario ha dunque una spiccata capacità di ascolto, ma può assumere spesso anche la funzione di compagno di giochi.
Può avere delle capacità, dei superpoteri che il bambino vorrebbe avere, e che potrebbero aiutarlo ad affrontare alcune paure tipiche dei bambini (come quella del buio). L’amico immaginario svolge dunque anche un’importante funzione consolatoria.
Il fatto di poter contare, in qualsiasi momento, su qualcuno che non lo lascia mai solo, aiuta il bambino a gestire ed esprimere le emozioni, positive e negative, e a condividere le sue esperienze. Interagendo con l’amico inventato, il bambino impara a conoscere meglio se stesso, a capire l’altro mettendosi nei suoi panni, e a socializzare coi coetanei.
Oltre a essere un buon ascoltatore e un buon amico (il bambino si sente compreso), l’amico immaginario è curioso: gli fa domande e gli fornisce risposte adatte e comprensibili per le sue capacità. Infine, rappresenta uno stimolo continuo con cui il bambino si allena a ragionare.
Dal punto di vista psicoanalitico, questa figura può avere funzioni e significati diversi. Ai due poli, troviamo sia i casi in cui il bambino resta sempre consapevole della finzione, sia, all’estremo opposto, la situazione patologica di sostituzione dell’amico ai rapporti umani. Le creazione di questo tipo di amico avviene, di solito, in un periodo di transizione (tra un prima in cui il controllo delle pulsioni è affidato completamente ai genitori, e un dopo in cui il bambino impara a controllarle da solo).
Nella maggior parte dei casi, la creazione di un amico immaginato aiuta a risolvere i problemi, ed è indice di un lavoro di costruzione della propria salute mentale. Si tratta, per il bambino, di mantenere un contatto saldo con la realtà pur concedendosi, di tanto in tanto, di tuffarsi e rifugiarsi nella fantasia.
Per lo psicoanalista Winnicott il compagno immaginario è proprio un rifugio per il bambino, impegnato a tenere insieme la realtà interna e quella esterna. Il bambino, infatti, per sentirsi sicuro e sereno, ha bisogno innanzitutto della presenza della madre. La sua capacità di stare da solo si svilupperà anche grazie all’amico immaginario, che gli offre l’opportunità di una relazione (magari quando la mamma non è disponibile).
A volte il ricorso a un compagno immaginario va visto in funzione della necessità, da parte del bambino, di affrontare una difficoltà, una situazione di crisi. L’amico immaginario colma il vuoto e il sentimento di tristezza di quel momento, aiuta a risolvere i conflitti, scongiura lo sconfinamento nella patologia.
Infine, è spesso un mezzo per esprimere sentimenti dolorosi: attribuire e proiettare questi sentimenti su un amico immaginato aiuta il bambino a esprimere in modo indiretto emozioni particolarmente intense.
La morte è un trauma per tutti e potrebbe esserlo di più per i bambini; scopriamo come e quando comunicare loro una notizia così tragica.
Abbiamo visto quanto è importante la presenza di un punto di riferimento scaturito dall’attività immaginativa del bambino. È importante che i genitori siano consapevoli di questo, e che soprattutto lascino al figlio tutta la libertà e lo spazio emotivo di cui ha bisogno per vivere a pieno questa esperienza che lo accompagnerà nella crescita.
A questo proposito, sono da evitare in modo assoluto le domande inquisitorie e gli atteggiamenti volti a sminuire l’intelligenza del bambino o del suo amico (fargli notare che l’amico non è reale o non capisce, o che lui non si sta comportando da “grande”). È invece opportuno porre semplici domande che facciano sentire al bambino l’interesse della mamma e del papà, che all’occorrenza potremmo giocare col nuovo amico.
Ai genitori che si preoccupano, bisogna ricordare che l’amico immaginario rappresenta un momento importante e fisiologico della vita del bambino che, una volta superata questa fase, non avrà problemi ad abbandonare, in modo naturale, l’amico immaginario che, come è arrivato, così scomparirà.
Se, invece, questa presenza persiste negli anni fino agli ultimi delle elementari, o se il bambino si chiude troppo in se stesso, allora potrebbe esserci un disagio più profondo. In particolare, le spie da considerare sono le difficoltà persistenti nella socializzazione coi coetanei, aggressività, tristezza, e un isolamento persistente, dove l’unica forma di dialogo, sfogo ed espressione emotiva il bambino sembra trovarla in questo amico immaginario.
In questi casi è opportuno approfondire se ci sia qualcosa di più profondo che occupa la mente del bambino e lo fa preoccupare.
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