
Conciliare l'impegno di crescere dei bambini piccoli con il rispetto della natura non è impossibile: ecco qualche consiglio per una vita più green.
Il latte materno è probabilmente l'alimento più ecosostenibile che esiste: a km zero, plastic free e senza sprechi. Cinque ragioni per cui allattare al seno è green (e come rendere green anche il latte artificiale).
Come e quanto allattare il proprio bambino è una scelta complessa e assolutamente personale. Richiede in ogni caso un buon livello di consapevolezza, le informazioni corrette e il giusto sostegno, e una madre non dovrebbe essere mai giudicata sulla base delle scelte alimentari che fa per suo figlio, ma dovrebbe essere libera di poter decidere senza interferenze, critiche e commenti, se e quanto offrire il seno a suo figlio.
Nell’ottica di compiere una valutazione ancora più libera e ponderata, per alcune madri sarà probabilmente importante riflettere sul fatto che il latte materno è probabilmente l’alimento a minore impatto ambientale che esista. Per me, ad esempio, questa consapevolezza è stata molto importante nella scelta di allattare al seno sia Davide che Flavia.
Condivido dunque con piacere le 5 ragioni per cui secondo me allattare al seno è green.
L’impiego del latte materno non comporta la produzione di alcun tipo di scarto o residuo, riciclabile o meno. Per allattare, infatti, in linea di massima non servono contenitori o imballaggi, né vengono gettate via confezioni vuote, coperchi, film in plastica, etc.
Anche chi, per qualsiasi ragione, dovesse trovarsi a utilizzare tiralatte e biberon, potrà conservare il latte all’interno di contenitori lavabili e riutilizzabili (sul mercato ne esistono anche modelli adatti alla congelazione del latte materno).
Il latte materno è sempre pronto all’uso, perfettamente sterile e alla temperatura ideale. Non richiede, pertanto, alcun consumo energetico né per il riscaldamento, né per la conservazione o la sterilizzazione.
Dal momento che l’allattamento al seno si basa su un letterale meccanismo di domanda e offerta, finisce di fatto con l’essere un sistema a prova di sprechi: il neonato può servirsi da solo quando vuole, consumando esattamente la quantità di latte di cui necessita in quel preciso momento.
Niente avanzi che rischiano di andare a male o di contaminarsi (perché sia sicuro, invece, il latte “artificiale” deve essere consumato entro due ore dalla preparazione).
Il latte materno è probabilmente il prodotto alimentare a “chilometro zero” per eccellenza (in realtà lo si potrebbe addirittura definire “a centimetro zero”!).
Questo implica una riduzione dell’impatto ambientale legato al trasporto: meno camion in circolazione, meno traffico, meno benzina utilizzata e meno emissioni inquinanti causate appunto dai veicoli in circolazione.
Conciliare l'impegno di crescere dei bambini piccoli con il rispetto della natura non è impossibile: ecco qualche consiglio per una vita più green.
In linea più generale, in definitiva, il latte materno permette di risparmiare le emissioni legate all’allevamento delle mucche, alla trasformazione, conservazione, trasporto e confezionamento.
Secondo una stima dell’IBRFAN elaborata a partire da dati FAO, per ogni chilogrammo di latte in polvere prodotto e lavorato, vengono emessi in atmosfera 21,8 chilogrammi di CO2 equivalenti di gas a effetto serra, che contribuiscono al cambiamento climatico globale.
Ad ogni modo, anche le mamme che preferiscono usare il latte artificiale, o che per qualsiasi ragione non possono (o non possono più) allattare al seno, hanno a disposizione gli strumenti per ridurre la produzione di rifiuti e l’impatto sull’ambiente.
Una soluzione, per esempio, consiste nel puntare sulle confezioni più grandi, che permettono tra l’altro di abbattere il costo (l’importante, in questo caso, è fare molta attenzione alla conservazione del latte in polvere dopo aver aperto la scatola, seguendo rigorosamente le indicazioni presenti sulla confezione).
Sul mercato, inoltre, sono disponibili anche marchi di latte formulato a partire da ingredienti biologici, il cui processo di produzione è più sostenibile rispetto a quelli convenzionali. Cercare di evitare al massimo gli sprechi e di contenere il consumo energetico legato, per esempio, al processo di sterilizzazione delle tettarelle e dei biberon, permette di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale.
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Anche la scelta dell’acqua per la ricostituzione della formula, infine, può essere fatta con una maggiore attenzione alla sostenibilità, utilizzando semplice acqua di rubinetto rigorosamente bollita. E in ogni caso, ricordate che l’allattamento è solo l’inizio di un lunghissimo cammino nella direzione della sostenibilità ambientale!
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