
Le foto di Brianna Mc Daniel, fotografa di Seattle, sono un bellissimo emblema di empowerment e normalizzazione dell'allattamento.
La narrazione madre-centrica rispetto all'allattamento non è abbastanza inclusiva, perché c'è un universo intero di persone che possono darle una mano a nutrire il bambino. Il partner ha, in questo senso, un ruolo fondamentale. Vediamo come può impattare sull'esperienza dell'allattamento, anche se non è il diretto protagonista.
Dall’1 al 7 ottobre 2021 si celebra la Settimana Mondiale dell’allattamento materno, dedicata alla sensibilizzazione sul tema dell’allattamento. Come riportato dall’Epicentro ISS nella pagina dedicata, anche quest’anno saranno molti gli eventi a supporto delle mamme, dei loro partner e di tutti coloro che supportano lei e il bambino che puntano a informare correttamente su benefici e le possibilità correlate al latte materno. Proprio il partner – inteso non soltanto come padre del bambino ma, appunto, come qualunque persona graviti intorno alla mamma per offrirle aiuto logistico e psicologico – ha, secondo diversi studi, tantissimo impatto sull’esperienza dell’allattamento.
Le foto di Brianna Mc Daniel, fotografa di Seattle, sono un bellissimo emblema di empowerment e normalizzazione dell'allattamento.
Si pensa comunemente che l’allattamento al seno abbia una sola forma: quella della mamma che, da sola, si occupa di nutrire il suo bimbo. Non è così. Abbiamo già esplorato le possibilità dell’allattamento al petto anziché al seno, che include in questa equazione tutte le persone che non sono donne eppure allattano (come i papà cavalluccio, ad esempio). In questo senso il concetto si allarga per evitare di includere solo la donna nella narrazione. Il partner in questo senso diventa importante sotto diversi aspetti, primo tra tutti quello psicologico: non per tutte le donne l’esperienza dell’allattamento è positiva e avere un supporto costante – oltre quello di professionisti specializzati come le consulenti per l’allattamento, doule o ostetriche – può davvero fare la differenza.
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Come riportato nello studio Dads as breastfeeding advocates: results from a randomized controlled trial of an educational intervention pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology, un partner che viene informato su benefici e possibilità dell’allattamento ha maggiore impatto sulla madre che si sente più sostenuta nell’iniziare questa avventura. In questo senso la chiave è proprio la sensibilizzazione non soltanto di chi allatta ma anche del partner, che spesso viene tenuto fuori dal quadro (non essendo il diretto interessato dell’atto). Sarebbe utile costruire ad esempio corsi pre-parto che preparino la coppia e chi educherà e crescerà il bambino anche rispetto all’allattamento. La strada è lunga, ma non impervia come si pensa.
Un’altra ricerca dal titolo “Maternal perceptions of partner support during breastfeeding” conferma che avere il supporto incondizionato del partner durante l’allattamento influenza la soddisfazione personale, l’autostima oltre che l’umore di chi allatta nei mesi del post-parto che possono essere un’altalena di emozioni.
Se un partner conosce i falsi miti sull’allattamento e sa sfatarli, può decisamente avere un impatto: saper rispondere alla comune obiezione dell’ “avere poco latte o troppo poco”, così come saper decifrare i cali ponderali e fisiologici del neonato o imparare a variare le posizioni per l’allattamento per dare sollievo a chi allatta sono gesti che possono davvero influire sull’umore.
Ma come può un partner, all’atto pratico, aiutare chi allatta nella vita quotidiana?
Può essere molto utile sostenere il neonato mentre questi viene allattato, con una doppia valenza: aiutare fisicamente chi allatta e intensificare il bonding col bambino grazie al contatto, fondamentale anche per il papà, per il co-genitore o chi aiuta la madre a crescerlo.
Dividere equamente i ruoli vuol dire anche lasciare a chi allatta il tempo di riposare. E far fare il ruttino al piccolo dopo la poppata può dare sollievo a chi lo ha tenuto in braccio per nutrirlo fino a quel momento.
Quando l’allattamento al seno prende piede e il neonato non confonde più capezzolo e tettarella, è possibile integrare il biberon con latte tirato così da dare la possibilità anche ad altri di nutrire il bambino. Ci sono molti casi in cui l’allattamento al seno non è possibile – ad esempio con i bambini prematuri – altri in cui si sceglie l’allattamento misto come formula da integrare nella vita quotidiana per farla funzionare. Ogni modalità è valida, perché, appunto, è personale.
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Un bicchiere d’acqua per reintegrare i liquidi, un cuscino per stare più comodi, l’accudimento di eventuali fratelli maggiori che potrebbero destabilizzare la tranquillità del neonato e di chi lo sta nutrendo. Sono tutti piccoli gesti che fanno la differenza, poppata dopo poppata.
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